venerdì 22 giugno 2007

Gli omosessuali e lo stato totalitario












La lobby omosessuale sta attivamente operando per rendere punibile legalmente chi usi termini come «finocchio» e «frocio»; nello stesso tempo, gli omosessuali di Bologna mettono in scena uno spettacolo che è una ripugnante bestemmia fin dal titolo («La Madonna piange sperma»), e ottengono l’entusiastica sponsorizzazione della ministra dello spettacolo sodale di D’Alema e del sindaco Cofferati, le cosiddette «autorità pubbliche». Sponsorizzazione che poi i due hanno ritirato per opportunismo. Ma la sostanza resta: è vietato per legge offendere i culattoni, ma ai culattoni è lecito offendere i cittadini credenti>

Nascono di continuo nuove leggi, che proteggono il male e vietano il bene.
E' nato un nuovo diritto che non deve essere temuto dai delinquenti, ma dalle persone comuni.
Ed esso - il neo-diritto a rovescio, tutto unto di buonismo - già comincia a mostrare l’inconfondibile grinta coercitiva paleo-sovietica. Nasce da gente che trema di fronte a qualunque folla che fischia ed urla, dai vili che se la fanno sotto e sono pronti ad obbedire a qualunque pressione, a qualunque lobby, senza alcuna fermezza né ragionamento.Ciò non toglie che il terrore sia terrore, che lo pratichino Robespierre e Trotzki, oppure Luxuria e Grillini. Il trucco consiste in questo: che basta chiamarlo «democrazia» per accontentare i crostacei col telefonino, le masse da stadio e il corpo sociale dei finocchi. Non c’è coscienza morale cristiana né diritto. C’è invece la viltà dei media che tacciono o peggio acconsentono.

E’ questa acquiescenza a rendere forte il nuovo totalitarismo dei vili; esattamente come la spaventata acquiescenza degli onesti rese invincibili i terrorismi totalitari passati. Basta che lo esigano i finocchi,
Basta qualche furbesca scimmia come Mastella, che non sa che farsene della libertà di pensiero visto che non lo usa, a togliervi la libertà d’opinione.
Come ogni regime totalitario, la lotta comincia dalle parole: non dite froci, dovete dire «gay». L’impero sovietico fu una logocrazia, un dominio sul vocabolario ammesso. E chi sbagliava parola, finiva al Gulag, dove la più piccola infrazione al «diritto sovietico» era punita come minimo con «un quartino» (di secolo: 25 anni di detenzione).

2 commenti:

Massimo ha detto...

Quante sono ormai le parole che il "politically correct" proibisce o che ha reso prive di significato ?
Non sarà mica che rivolgendosi prevalentemente a gente dal cervello atrofizzato deve fornire solo quelle quattro lezioncine semplici da mandare a memoria ?

IlPizzino. ha detto...

Vedrai che, prima o poi, bisognerà chiamarli "diversamente sessuati":-)