domenica 26 agosto 2007

Il Padre, la Patria e l' Autorità negata...


Dopo aver trattato ( e liquidato...) il Femminismo Radicale, mi sembra doveroso aggiungere questa intervista di Roberto Beretta al Professor Claudio Risè, tratta dall' ultimo numero della rivista di Apologetica Cattolica "Il Timone" , come giusta riaffermazione della figura paterna cardine della Famiglia secondo natura, quella composta da un Uomo, una Donna e, se possibile, benedetta dai Figli. Una figura che spalleggiata dal vetero femminismo, il sessantotto e la teologia massificante e egualitaria marxista ha cercato di distruggere, senza trovare nel frattempo alternative valide, non essendo possibili tali alternative innaturali, dalla comune con libere esperienze di droga e sesso alla cosiddetta liberazione del bambino in ogni sua egoistica richiesta che alcuni pedagoghi di periferia hanno cercato di imporre. Famiglia cardine a sua volta di quella Patria dileggiata per anni da chi in nome di ideologie internazionaliste, poi fallite miseramente, ancora oggi brucia Bandiere nelle piazze ed inneggia al terrorismo assassino, in totale dispregio di ogni Autorità e Gerarchia ben presenti in Natura senza le quali dominerebbe il caos. Famiglia benedetta ripetutamente da Gesù nei Vangeli e santificata nel Matrimonio e quindi, per un Cattolico come il sottoscritto, ma anche per chi sia solamente in cerca di Dio, insostituibile ed imparagonabile con altre forme di convivenza egoistica improntate a visioni materialistiche della vita.


Ecco l' intervista:


Quando muore il Padre...


Professore, lei è stato tra i primi a denunciare con decisione l’”assenza del padre”. Si tratta di un fenomeno che riguarda solo la famiglia? Di quali “padri” manchiamo, a suo parere, nella società, nella cultura, nella scuola, nella Chiesa?


"Si tratta di un lungo processo, che comincia, per certi versi, con Lutero e la riforma protestante. Come la storia delle religioni riconosce, la divisione luterana tra Regno di Dio e Regno dell’uomo, e lo spostamento della famiglia in quest’ultimo campo, su cui decide lo Stato, secolarizza la famiglia che non è più ambito di riferimento diretto al Padre celeste, mentre il padre terreno (Lutero stesso) comincia proprio allora a spogliarsi della funzione educativa, in buona parte trasferita alla moglie.Tutto ciò però parzializza e limita anche il riferimento della vita umana complessiva al Padre, che sbiadisce nell’alto dei cieli, e consente l’accelerazione del processo di secolarizzazione, accentuato dopo l’Illuminismo.Poi, dopo la seconda guerra mondiale in particolare, ed ancor di più nel tragico trentennio che va dagli anni 70 alla fine del millennio (quello della generalizzazione delle legislazioni abortiste e divorziste), ogni riferimento al padre, anche lessicale (paternalismo, patriarcale, patria, etc.), viene criminalizzato. Oggi lo slogan, di sapore pop, “uscita dal patriarcato”, concetto antropologicamente quanto mai incerto, viene spesso invocato nei programmi politici, con l’unico senso di opposizione ad ogni autorità che rinvii ad interessi ed obiettivi sovrapersonali, anche trascendenti, anziché collocarsi sul piano dei bisogni e delle pulsioni, per distruttive e contraddittorie che siano. "


E le madri? Per loro tutto va bene, o la crisi dell’idea di autorità ha creato qualche problema anche alle donne?


"Al di là di un superficiale appagamento sul piano narcisistico, e del simulacro di un immaginario potere, per la vita delle donne tutto questo processo rappresenta un vero disastro. Private quasi per legge del supporto del marito e del padre (spinto dai dispositivi legislativi e culturali all’assenza e all’irresponsabilità), cacciate a forza in un percorso di realizzazione modellato su quella maschile, che rinvia troppo tardi l’esperienza della maternità e rende impossibile un autentico e importante incontro di anima, le donne sono stanche, infelici, e stanno male.Questa è la realtà delle donne, appena coperta dagli inni narcisistici di poche comunicatrici mediatiche, ascoltate dagli uomini (a cui devono il loro potere), ma del tutto scollegate dal mondo femminile."


Si è perso il senso dell’autorità, si dice spesso. Ma non è troppo facile addossarne la colpa al solito, “famigerato” Sessantotto? Non c’è anche un evidente difetto di autorevolezza, in coloro che dovrebbero esercitare il potere?


"Ho spesso sostenuto che il 68 sia stato nella sostanza (in Italia, e nei paesi socialisti dell’Europa dell’est, situazioni caratterizzate da forti partiti comunisti di fatto al potere), una disperata protesta dei figli contro padri che avevano già abdicato ad ogni autentico principio di autorità e ad ogni sostegno educativo, per occuparsi, appunto, del potere, del piacere e del denaro. Cosa che il potere fece anche coi leader del 68, cooptandoli al proprio interno, e compromettendoli nell’autoassoluzione relativista della “verità inesistente”, traduzione più generica e confusa della “Morte di Dio”, e del padre.A questi potenti non interessa affatto l’autorevolezza, che comporterebbe coerenza con riferimenti ideali e quindi il rischio di perdere il potere ma, appunto, il potere in sé."


Abbiamo ormai un’idea negativa dell’obbedienza, anzi esiste nell’opinione comune un senso di incompatibilità tra libertà personale e obbedienza. Da dove deriva questa ideologia e come si potrebbe correggerla?


"Se quello che ho detto sopra è vero, e la classe dirigente al potere è caratterizzata dall’anteporre il proprio interesse a riferimenti ideali rappresentativi dell’interesse generale, allora obbedirle comporta dei rischi più o meno gravi sul piano della libertà.Mentre scrivo, ad esempio, è al potere in Italia un governo che l’ha conquistato con una maggioranza ridicola, in parte con brogli accertati (il voto degli italiani all’estero. Io, ad esempio, ho parenti italiani all’estero, a cui non è stato consegnato nessun certificato elettorale). Ciò nonostante ha occupato tutti i posti disponibili, ha evitato ogni confronto che ne mettesse a rischio la continuità, ha clamorosamente perso le elezioni amministrative nel frattempo fatte, e governa malgrado sondaggi di ogni parte, lo diano come pesantemente minoritario nel consenso dei cittadini.I rappresentanti internazionali dell’Italia contrari alle droghe vengono rimossi, così come i finanzieri contrari ad affari in cui il potere governativo è coinvolto.Come sempre quando il potere non ha un riferimento sovrapersonale, la Patria, ma obiettivi personali e di gruppo, l’obbedienza tende a rafforzare la perdita delle libertà.Come nelle dure polemiche anticattoliche successive ai pronunciamenti del Papa e dei Vescovi su questioni che coinvolgevano direttamente la visone cristiana della vita, peraltro confermata poco più di un anno fa da un referendum in cui i tre quarti della popolazione italiana si sono espressi secondo le indicazioni della Conferenza Episcopale Italiana."


Nonostante l’apparente dilagare del permissivismo, sussistono tuttavia in vari settori molti abusi di autorità: vedi la prevaricazione della politica sui cittadini, dei mass media o della pubblicità sui consumatori, persino di certo clero sul laicato. Come mai?


"Non c’è contraddizione. Il permissivismo è funzionale agli abusi del potere di parte. Sono tutte situazioni nelle quali si manifesta quanto ho detto nella risposta all’ultima domanda.Il fatto è che il Padre, nel suo amore infinito per l’uomo, è la più grande tutela della nostra autentica libertà. Chi vuole allontanarlo dall’uomo, lo fa perché pensa ad una società di schiavi. I grandi totalitarismi del secolo scorso erano fortemente antipaterni, ed anticristiani. Quella storia non è ancora finita."







Nel sito di Claudio Risè sono in corso 2 campagne, una tesa alla rivalutazione della figura paterna, l' altra contro la depenalizzazione della cannabis.


Italia pattumiera d'europa ?

Non voglio entrare nel merito della vicenda della lesbica iraniana che la Gran Bretagna ha deciso di rispedire nel suo paese non ritenendo sussistere i motivi per la concessione di un asilo politico o umanitario.
Non conosco la vicenda, non vorrei che tale soggetto sia responsabile di ben altro che non l'essere lesbica e ho fiducia nelle decisioni di una nazione che può ben impartire lezioni di tolleranza, democrazia e rispetto dei diritti individuali.
Quello su cui volgo il mio indice accusatore è l'estemporanea dichiarazione agostana di Clemente Mastella che ha la responsabilità del ministero di Grazia e Giustizia e che, irresponsabilmente, "offre", come se l'Italia fosse casa e cosa sua, asilo a tale soggetto indesiderabile, evidentemente, in Gran Bretagna.
La dichiarazione di Mastella è nel solco di un progetto di legge (spero ancora non approvato e che non lo sia mai) che contemplerebbe l'ammissione al diritto di asilo per gli omosessuali appartenenti a nazioni che puniscono tale condizione.
E' un abuso nei confronti dei cittadini italiani che sarebbero costretti, per una scelta ideologica dei Mastella di turno, a mantenere individui indesiderati in altre nazioni e incapaci di integrarsi nella loro.
E' esattamente la stessa condizione dei terroristi e dei brigasti rossi che hanno trovato facile e comodo asilo in Francia e che solo ora cominciano ad essere catturati (in misura peraltro di gran lunga inferiore al loro numero effettivo) nonostante le esternazioni di una attricetta in cerca di rilancio.
Ma soprattutto i Mastella, con le loro dichiarazioni, lanciano un pessimo messaggio ai milioni di individui pronti ad invaderci: dichiaratevi omosessuali e l'Italia vi spalancherà le porte, vi manterrà e nessuno oserà chiedervi di lavorare pena una reazione corale contro "l'omofobo e razzista" che chiedesse loro, almeno, di mantenersi.
E tutto questo magno cum gaudio delle altre nazioni europee che non perderebbero troppo tempo ad espellere gli indesiderati o a chiudere le porte a chi potrebbe anche non raccontarla giusta, scaricando su di noi ogni onere.
Se questo è il concetto di unione europea che ha Mastella, beh non credo sia quello che desiderano i cittadini italiani.
Per questo dico "no" a concedere asilo all'iraniana e "no" ad un ampliamento del concetto di asilo politico o umanitario che prescinda da quei pochi, rigorosi casi di persecuzione politica cui detto istituto si è sempre riferito.
Il fatto di essere (vero o presunto) omosessuale non deve rientrare in tale ambito.
Si abbia fiducia nelle decisioni della Gran Bretagna: se riterranno sussistere le condizioni per concedere asilo all'iraniana, se la tengano loro.
Se, invece, hanno motivi per dubitare della veridicità della situazione dell'iraniana, la rispediscano a casa, ma che l'Italia non si presti a fare quel che l'Inghilterra, dopo attento esame, non vuol fare.

sabato 25 agosto 2007

Il Femminismo ? Una Quinta Colonna per omosessualità ed Islàm...

Poichè il Blog ospita ultimamente la presenza di una gentile sig.ra, lesbica dichiarata nonchè convivente con una persona dello stesso sesso, che ha affermato "Io non sono cattolica per la mia sessualità, ma non lo sono perchè sono donna.", dichiarando così anche la propria militanza vetero-femminista, mi sempra opportuno e pertinente pubblicare quest' articolo di Guglielmo Palombini apparso sul Domenicale di sabato 28 Luglio:

Il Futuro delle donne.

Nel mondo occidentale, dopo decenni di intimidazioni e lavaggio del cervello, gli uomini hanno perso il coraggio di replicare agli attacchi delle femministe. Ci voleva una donna come Alessandra Nucci, che in gioventù ha conosciuto dall’interno il movimento femminista, per denunciarne la pericolosa deriva estremista, illiberale e anticristiana. In un libro notevole uscito alla fine del 2006, La donna a una dimensione (Marietti, Genova, 2006), osserva che in Occidente le donne hanno conseguito una grande libertà di scelta nel campo dell’istruzione, del lavoro o della famiglia, ma le femministe, invece di celebrare questi progressi, continuano a presentare le donne come vittime della discriminazione e a pretendere dallo Stato trattamenti privilegiati.

La Nucci documenta in maniera dettagliata il modo in cui le femministe sono riuscite con successo ad avvalersi delle burocrazie e delle agenzie internazionali legate alle Nazioni Unite per imporre in ogni sede l’ideologia “di genere”. Questa dottrina si basa sulla convinzione che tutte le differenze fra gli uomini e le donne, a parte quelle fisiche, siano frutto di indebiti condizionamenti e di stereotipi sociali, e che quindi siano modificabili. Con il pretesto di assicurare alle donne la definitiva parità, osserva la Nucci, le femministe di genere mirano a renderle uguali agli uomini orientando (cioè manipolando) i gusti, con le pressioni culturali e l’educazione, nell’illusione di riuscire a creare una nuova natura umana, libera di scegliere fra orientamenti sessuali diversi e soprattutto libera di non riprodursi.

Ciò comporta l’incoraggiamento di nuovi stereotipi, inculcati con l’educazione a scuola e con le immagini nei media, in cui la donna è conformata a un modello per il quale la carriera e il lavoro fuori casa non sono più una scelta, ma l’esigenza unica per realizzarsi nella vita, l’uomo non è più tanto da uguagliare quanto da soppiantare, e la maternità diventa un’opzione residuale di second’ordine.
La meta a cui puntano questi movimenti femministi è un via libero planetario alla diffusione delle pratiche di pianificazione familiare (la Nucci parla di vero e proprio “imperialismo contraccettivo”), alla banalizzazione della promiscuità sessuale, all’universalizzazione dell’aborto libero e gratuito, a una ridefinizione della natura umana che annulli la famiglia annegandola nel mare dei generi intercambiabili: tutte cose che vanno in direzione della dissoluzione della famiglia monogamica auspicata da Friedrich Engels e da schiere di socialisti prima o dopo di lui.

Sorge però un dubbio: se i diversi ruoli tradizionali svolti dagli uomini e dalle donne non sono il frutto dell’oppressione patriarcale, ma di libere scelte che esprimono la natura maschile e femminile, le femministe non rischiano di creare infelicità nelle donne, costringendole a compiti non propri?
Alessandra Nucci ricorda che già nel 1982 la femminista storica Betty Friedan aveva ammesso che ci potrebbe effettivamente essere qualcosa nella natura delle donne che le porta a trovare la felicità nella famiglia e nella casa. Se l’agiografia femminista ha imposto con successo come modello unico a cui aspirare quello della donna che lavora, studi sociologici hanno dimostrato che separare un bambino dalla madre troppo presto o per troppo tempo rischia di provocare danni a lungo termine su quel bambino.

Una multa per le casalinghe
Se le donne spesso preferiscono il part-time per stare con i propri figli non è perché sono indotte a sacrificarsi dai condizionamenti della società tradizionali, ma perché difficilmente la propria felicità può sussistere se i propri figli sono infelici. Per le femministe radicali, invece, queste donne sono da considerare dei soggetti da rieducare perché incapaci di capire da sole che è nel loro interesse optare per il lavoro a tempo pieno e privilegiare la propria autorealizzazione rispetto alla cura in prima persona dei propri figli. Una parlamentare laburista olandese, Sharon Dijksma, ha proposto addirittura di multare le donne che scelgono di fare le casalinghe invece di lavorare fuori casa, perché stando in casa sprecherebbero la costosa istruzione ricevuta “a spese della società”. È la solita storia: i politici prima caricano la gente di tasse per fornire dei servizi “gratuiti” non richiesti, e poi si sentono in diritto di gestire totalmente le loro vite.

Mettere in contrapposizione la felicità delle donne con quelle dei loro figli, osserva la Nucci, è irreale e innaturale. Se è vero che non esiste destino biologico che prescrive che la donna debba necessariamente realizzarsi come madre, è altrettanto vero che la donna che si può ritenere felice nonostante l’infelicità di un figlio è una vera rarità. Gli studi dimostrano inoltre che, nonostante tutti gli sforzi e le pressioni perché le donne pensino alla carriera e raggiungano l’esatta proporzione dei maschi nel lavoro, nella politica o negli sport, sia le femmine sia i maschi rientrano subito negli “stereotipi” tradizionali nel momento in cui li si lascia liberi di scegliere. Nelle università, ad esempio, sono uomini la stragrande maggioranza degli studenti che scelgono i rami tecnologici, mentre le donne costituiscono la stragrande maggioranza delle iscritte a scienze dell’educazione e alle materie umanistiche.

Maschi marchiati da piccoli
Il femminismo radicale ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità. Molte università occidentali prevedono dei corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei Paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono sistematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile. Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile, e vivono in uno stato permanente di colpevolezza.

La mentalità ingenerata dal femminismo organizzato suggerisce anche che i padri sarebbero un elemento di poco conto all’interno della famiglia. Questo spiega perché i tribunali assegnino di regola i figli alla madre in caso di separazione, perché il parere del padre sulla decisione di abortire o meno non conti nulla, e perché i programmi televisivi e le pubblicità ritraggano raramente figure positive di uomini.
Questa pressione giuridica e culturale fa sì che siano sempre più numerose la famiglie in cui il padre è assente, perché respinto dalla madre o perché scacciato e perseguitato dai tribunali imbevuti di ideologia femminista. Negli Stati Uniti, ad esempio, pare siano ormai il 40 % i figli minorenni che non vivono con il padre. Tuttavia, come ha dimostrato anche lo psicologo Claudio Risè nel libro Il padre. L’assente inaccettabile (San Paolo, Cinisello Balsamo [MI], 2003), gli studi indicano che la mancanza della figura paterna danneggia irreparabilmente lo sviluppo armonioso dei figli.

Il padre infatti ha il compito di sciogliere il nodo protettivo che lega la madre al bambino, spingendo il figlio a diventare intraprendente e ad aspirare all’autonomia.
Nell’ideologia femminista però vi è un aspetto ancora più inquietante: solo i maschi occidentali vengono messi sotto accusa e stigmatizzati fin dalla più tenera età. Le femministe non spendono una parola di critica nei confronti degli uomini che appartengono a culture molto più oppressive e “patriarcali” di quella occidentale. Nel 2002 la femminista svedese di idee marxiste Gudrun Schyman, il cui usuale grido di battaglia è «morte alla famiglia nucleare!», ha affermato che gli uomini svedesi non sono differenti dai talebani, e ha proposto una tassazione collettiva per legge a carico di tutti gli uomini svedesi, in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne.

Attenti al boomerang
Nel 2004, sul maggior quotidiano svedese Aftonbladet, la femminista Joanna Rytel ha scritto un articolo intitolato Non darò mai vita a un bambino bianco, nel quale affermava che i maschi bianchi sono tutti egoisti, sfruttatori, presuntuosi e sessuomani, concludendo con l’avvertimento «uomini bianchi, statemi lontani!». Le femministe norvegesi stanno cercando di far approvare una legge che impone la chiusura di tutte le imprese che non assumano almeno il 40 per cento di donne nei loro consigli di amministrazione; inoltre hanno chiesto anche quote per gli immigrati musulmani.
L’attacco al maschio occidentale potrebbe produrre però un inatteso effetto boomerang: la progressiva islamizzazione culturale e demografica del continente europeo. Distruggendo la famiglia e la figura paterna e maschile, le femministe stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell’islam nelle società occidentali, preparando così un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. In altre parole, la vittoria del femminismo potrebbe paradossalmente favorire l’avvento dell’Eurabia.

Per quanto alcune delle più coraggiose e indomite avversarie dell’Islam siano donne (si pensi a Oriana Fallaci, a Bat Ye’Or, a Ayaan Hirsi Ali), è indubbio che, nella media, le donne occidentali siano più favorevoli al multiculturalismo e all’immigrazione islamica rispetto agli uomini occidentali. In tutto l’Occidente i partiti più critici verso l’immigrazione sono tipicamente maschili, mentre quelli che esaltano la società multiculturale sono spesso dominati dalle femministe. Se negli Stati Uniti avessero votato solo le donne, il presidente in carica l’11 settembre 2001 sarebbe stato Al Gore, non George W. Bush. In Norvegia l’unico partito che cerca di contrastare l’immigrazione islamica di massa che sta cambiando il volto del paese è il Partito del Progresso, il cui elettorato è per il 70 per cento maschile; all’estremo politico opposto il multiculturalista Partito Socialista riceve il 70 per cento dei suoi voti dalle donne.
La spiegazione femminista di questo diverso comportamento elettorale è che gli uomini sarebbero “più xenofobi ed egoisti”, mentre le donne avrebbero la mente più aperta e sarebbero più solidali con gli estranei. La verità, probabilmente, è che tradizionalmente gli uomini hanno sempre avuto la responsabilità di individuare i pericoli e di proteggere la propria comunità dai potenziali nemici esterni.

Il rifiuto delle femministe di confrontarsi con il problema dell’immigrazione musulmana non ha però solo motivazioni psicologiche, ma anche ideologiche. Molte femministe sono silenziose sull’oppressione islamica delle donne perché hanno abbracciato un’ideologia terzomondista e antioccidentale che le paralizza. A giudicare dalle retorica femminista, infatti, tutta l’oppressione del mondo proviene dall’uomo occidentale, che opprime sia le donne sia gli uomini non occidentali. Gli immigrati musulmani sarebbero anch’essi delle vittime: al massimo con qualche pregiudizio patriarcale, ma comunque sempre meglio degli uomini occidentali.
Quasi tutte le femministe radicali, infatti, sono anche delle accese “anti-razziste” che si oppongono ad ogni minima limitazione dell’immigrazione islamica in quanto “razzista e xenofoba”. Il femminismo radicale si è trasformato gradualmente in egualitarismo, cioè nella lotta contro tutte le “discriminazioni” e nell’idea che tutti i gruppi di persone debbano disporre di una quota uguale di tutto, e che sia compito dello Stato assicurarla.

Stupri a go go
Le femministe hanno contribuito enormemente alla diffusione della cultura del vittimismo in Occidente, che permette di ottenere i vantaggi politici sulla base dello status di appartenenza nella gerarchia delle vittime. Inoltre hanno chiesto, e in larga misura ottenuto, la riscrittura dei libri di storia che facesse giustizia dei “pregiudizi” maschilisti ed eurocentrici. Queste loro idee fanno oggi parte dei programmi scolastici e sono praticamente egemoni sui media. In breve, le femministe radicali hanno rappresentato l’avanguardia della “correttezza politica” in tutto l’Occidente.
Quando i musulmani arrivano in Occidente portandosi dietro la loro mentalità vittimista si trovano il lavoro già preparato da altri. Colgono quindi su un piatto d’argento l’opportunità di sfruttare una tradizione vittimista già stabilita, che gli permette di ottenere interventi statali a proprio favore, quote preferenziali, la riscrittura della storia in senso filo-islamico, e campagne politiche contro “l’islamofobia” e “l’incitamento all’odio”. Le femministe occidentali hanno dunque spianato la strada alle forze che annienteranno il femminismo occidentale, e di questo passo finiranno a letto, letteralmente, con il nemico.

La graduale trasformazione dell’utopia femminista nel suo opposto, la legge coranica, è ormai evidente nei paesi scandinavi, dove l’applicazione dell’ideologia femminista e multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate. Negli ultimi anni, infatti, si è verificato un enorme aumento degli stupri e delle violenze sulle donne, per opera nella quasi totalità dei casi di giovani immigrati islamici. In Svezia il numero degli stupri è quadruplicato in una generazione, parallelamente all’afflusso di una immigrazione islamica senza controllo che ha già preso possesso di intere città, come Malmoe. Pur rappresentando non più del 5 % della popolazione, in Norvegia e in Danimarca due terzi di tutti gli uomini arrestati per stupro sono «di origine etnica non-occidentale», un eufemismo usato per designare gli appartenenti alla religione musulmana.
Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo, spiegando in un’intervista al quotidiano Dagbladet che «le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri» perché, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura. Per i multiculturalisti, quindi, i norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante), e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei somali o dei curdi giunti la settimana scorsa.

La risposta degli uomini scandinavi a queste continue aggressioni è stata quasi inesistente. La ragione principale ha a che fare con l’influenza delle idee fortemente antimaschili che le femministe scandinave hanno diffuso negli ultimi decenni. L’istinto protettivo maschile non si manifesta perché le donne nordiche hanno lavorato senza sosta per sradicarlo, insieme a tutto ciò che fa parte della mascolinità tradizionale. In questo modo il femminismo ha indebolito mortalmente la Scandinavia, e probabilmente l’intera civiltà occidentale.
Dal punto di vista femminista questa situazione ha una sua logica: se tutta l’oppressione del mondo proviene dai maschi occidentali, il regno di pace e di eguaglianza sognato dalle femministe potrà essere raggiunto solo quando gli uomini bianchi verranno messi in condizione d’impotenza. La soppressione e la ridicolizzazione degli istinti maschili, tuttavia, non sta conducendo al paradiso femminista, ma all’inferno islamista.
Una società in cui gli uomini sono stati “femminilizzati”, infatti, è destinata a cadere preda delle più aggressive civiltà tradizionali. Invece di “avere tutto”, le femministe rischiano di perdere tutto, e la crescente violenza degli immigrati contro le donne occidentali è un sintomo del crollo dell’utopia femminista.

Sharia dreaming
Ma come si spiega l’ammirazione delle donne progressiste occidentali per l’Islam, quando non esiste un solo paese musulmano in cui le donne godano di diritti lontanamente paragonabili a quelli dell’uomo? Le attiviste occidentali che a casa propria attaccano duramente “l’arretratezza” e “la mentalità patriarcale” della Chiesa cattolica sono le stesse che si sottomettono con più voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani.
Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente.
Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore “maschilista”, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto, in un articolo intitolato Il sogno della sottomissione, che «quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perché vogliono la sharia». La scrittrice inglese Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che «molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione» e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati dell’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto.

Ma nello stesso modo si comportano probabilmente anche gli uomini occidentali quando devono scegliere una compagna di vita. È stato notato che nei paesi scandinavi sono in forte aumento gli uomini che preferiscono una moglie straniera proveniente da culture più tradizionali dell’estremo oriente o dell’America Latina. Il femminismo radicale ha portato separazione, sospetto e ostilità tra i sessi, non cooperazione. E non ha sradicato la naturale attrazione per le donne con caratteri femminili e per gli uomini con caratteri mascolini.
Ai musulmani spesso piace far notare che in Occidente si convertono all’islamismo più donne che uomini. In un servizio giornalistico sulle donne svedesi convertite all’Islam, risulta che l’attrazione per la famiglia islamica sia una delle motivazioni principali. Queste donne nordiche convertite trovano appagamento nel ruolo ben definito di cura della casa e dei figli che l’Islam assegna loro. Hanno scoperto un senso da dare alla propria vita che non trovavano nella cultura secolare o nell’insipido e succube Cristianesimo modernista.

In psichiatria è stato notato che le donne tendono più frequentemente a rivolgere la propria nevrosi su se stesse, infliggendosi delle ferite o tenendo dei comportamenti autodistruttivi. Gli uomini invece sono più portati a dirigere la propria aggressività verso l’esterno. È inoltre risaputo che un certo numero di donne maltrattate dal marito tendono a giustificarne i comportamenti aggressivi e ad incolpare se stesse. La sensazione è che l’Occidente nel suo insieme, dopo decenni di propaganda antimaschile, abbia adottato inconsciamente alcuni di questi tratti negativi della psiche femminile. L’Occidente femminilizzato viene quotidianamente minacciato, insultato e aggredito con prepotenza dal mondo musulmano, ma reagisce -- come la moglie abusata - incolpando se stesso, come se fosse in qualche modo affascinato dai suoi aguzzini.

L’avanguardia rivoluzionaria
Come ha scritto Alexandre Del Valle nel suo recentissimo libro Il totalitarismo islamista (Solinum, Castellazzo Bormida [AL], 2007), questo masochismo espiatorio degli occidentali, frutto della tendenza a dubitare della propria civiltà e a flagellarsi di continuo, costituisce una irresistibile esortazione alla liberazione delle pulsioni più sadiche del fondamentalismo islamico.
La femminista americana Ellen Willis scriveva nel 1981 su The Nation: «Il femminismo non riguarda solo una questione o un gruppo di questioni, ma è l’avanguardia di una rivoluzione dei valori culturali e morali. L’obiettivo di ogni riforma femminista, dalla legalizzazione dell’aborto alla promozione degli asili-nido pubblici, è quello di demolire i valori della famiglia tradizionale».

L’icona del femminismo Simone de Beauvoir affermò che «nessuna donna dovrebbe essere autorizzata a stare a casa per allevare i bambini, perché lasciandogli questa libertà troppe donne farebbero la scelta sbagliata». Oggi ci accorgiamo che i desideri delle femministe degli anni Sessanta e Settanta si sono avverati oltre le più rosee previsioni: in Occidente i divorzi hanno avuto una crescita esplosiva mentre il numero dei matrimoni e delle nascite è crollato, determinando un vuoto culturale e demografico che ci ha resi vulnerabili all’irruzione dell’Islam.
Il femminismo radicale ha inferto un colpo durissimo alla struttura famigliare del mondo occidentale, ma sarà impossibile risollevare i tassi di natalità se le donne non tornano ad essere apprezzate per il loro ruolo di madri e se il matrimonio non viene rivalutato. Non esistono altre istituzioni diverse dalla stabile famiglia tradizionale per crescere bambini culturalmente, emotivamente e psicologicamente sani e felici. Il matrimonio non è “una cospirazione per opprimere le donne”, ma la ragione per cui noi siamo qui.

In definitiva, il femminismo radicale ha rappresentato una delle più importanti cause dell’attuale indebolimento della civiltà occidentale, sia dal punto culturale che dal punto di vista demografico. Le femministe radicali, portatrici spesso di una visione del mondo marxista, hanno dato un contributo fondamentale all’affermazione della soffocante “correttezza politica” che impedisce ogni reazione dell’Occidente; inoltre, debilitando la struttura famigliare dell’Occidente hanno contribuito a rendere la nostra civiltà incapace di reggere l’assalto di società prolifiche e patriarcali come quella islamica.

Il destino di una società dominata dall’ideologia femminista, dove gli uomini sono troppo demoralizzati, indeboliti e inebetiti per difenderla, è quello di essere schiacciata e sottomessa dagli uomini provenienti da altre culture più aggressive e mascoline. È questo che sta accadendo all’Europa occidentale. L’ironia della sorte è che quando in Occidente le donne lanciarono la seconda ondata del femminismo negli anni Sessanta e Settanta godevano già di una situazione in via di miglioramento e non erano particolarmente oppresse, almeno rispetto ad altre parti del mondo. Alla fine del ciclo, quando gli effetti a lungo termine del femminismo radicale si saranno compiuti, le donne si troveranno realmente schiavizzate sotto l’implacabile tallone dell’Islam. Sarà l’ennesima eterogenesi dei fini che, da sempre, scombussola i disegni e le vicende della storia umana.


E' questo dunque il futuro voluto dal Femminismo Radicale ? Maschi Occidentali effeminati e conversione all' Islàm poligamico ?




lunedì 20 agosto 2007

Scienza & Propaganda

Eccoci qui: dopo il multiculturalismo "inevitabile", dopo l' "inevitabile" scomparsa dei pel di carota per opera della societa' multirazziale, ora l'umanita' e' destinata a divenire, altrettanto "inevitabilmente", bisessuale entro e non oltre tre generazioni. Tutti gay: questo e' il nostro futuro per l'oncologo Veronesi. Il mutamento genetico in atto che interesserebbe l'umanita' ha del prodigioso in quanto, a detta dello scienziato - per altro specialista in ben altre discipline - sarebbe avvenuto in meno di tre generazioni... Leggi tutto

sabato 18 agosto 2007

Freud ? Ma è pseudoscienza di un cocainomane massone !


Una gentile ospite, un pochino confusa in verità, non sapendo spesso di cosa parla ed a chi si rivolge in un Blog a più mani, ha tirato in ballo un certo Sigmund Freud, simpatico personaggio di cui lo scorso anno si è festeggiato il centocinquantesimo della nascita. In realtà con pochissimo clamore, poichè questo stravagante individuo, che scrisse libri terribili, cocainomane e massone, in realtà non è più molto in auge come lo era negli anni passati. Forse perchè a furia di dai e dai, la gente ha cominciato ad accorgersi che la Psicanalisi inventata da codesto personaggio, nonostante le sedute costosissime, non guariva nessuno.

Già Karl Kraus si era espresso in maniera chiara con qualche aforisma: «la psicanalisi è quella malattia mentale di cui pretende di essere la cura» e «quelli che oggi si chiamano uomini vanno dallo psicanalista a farsi abortire». Ma per anni si è mestato nel torbido, mentre i Medici Psichiatri si dannavano a cercare di far compredere quanto le Teorie (solo TEORIE, appunto) fossero in realtà pseudoscienza capace, tanto per cambiare, di sparare contro Dio, la Famiglia ed il Padre, dando inizio a quello che viene definito "Pensiero Debole", cioè la lotta del Nulla contro la Metafisica. Per dirla nuovamente con Kraus, la psicanalisi è "la vendetta del mollusco contro l’uomo ed opporsi vuol dire essere reazionario".

In nome della psicanalisi si è cercato di ridurre la vita alla sola sessualità, che per i freudiani per secoli era stata repressa, e solo tramite la trasgressione totale, in questo caso non solo sessuale, ma di ogni tipo, ci si poteva e doveva liberare. Per questo, porte aperte a droghe ed omosessualità.

Anche Wittgenstein non l' apprezzava, tanto da ridurla a Mitologia. Ma sicuramente è Karl Popper che arrivò a demitizzare questa pseudoscienza, in diverse occasioni, paragonandola al marxismo nella comunione di intenti che possedevano, psicanalisi e marxismo, per dimostrare di essere teorie liberatorie dell' Umanità.

Per non parlare del Premio Nobel per la Medicina Sir Peter Medawar che scrisse:"Gli psicoanalisti continueranno a prendere le più spaventose cantonate finché persevereranno nella loro convinzione impudente e intellettualmente debilitante secondo cui godono di un 'accesso privilegiato alla verità'. Si sta affermando l'opinione secondo cui la teoria psicoanalitica dottrinaria è la più prodigiosa truffa intellettuale del ventesimo secolo: nonché un prodotto terminale- qualcosa di simile a un dinosauro o a uno Zeppelin nella storia delle idee, una vasta struttura dal progetto radicalmente mal concepito e senza posterità".

Altri insigni Psichiatri e Psicologi hanno scritto peste e corna sulla Psicanalisi, e non vorrei dilungarmi troppo. In Francia recentemente è stato pure scritto un "Libro Nero della Psicanalisi", con il racconto di centinaia di insuccessi. Pubblicato anche in Italia nel 2006 da Fazi Editore.
Dunque, perchè dovrei dar credito a strampalate "Teorie" ( solo Teorie, appunto...) sulla bisessualità dei bambini (!!!) a cui credono solo gli estimatori del povero Sigmund, sempre in numero decrescente, ormai, e le potenti lobbies omosessuali ?
Come Le ho scritto, Gentile Sabrina, se Lei si sente bisessuale dalla nascita, sono problemi suoi.
Mi spiace.

giovedì 16 agosto 2007

Ipocrisia omofila

I due front runners democratici per la nomination alle presidenziali del novembre 2008, Obama e la moglie di Clinton, nel corso di un dibattito si sono dichiarati favorevoli alle unioni omosessuali, ma non al matrimonio e all’adozione.
I due soggetti sono alla caccia di voti da parte delle lobbies in grado di spostarne e da qui la dichiarazione che cerca di salvare capra e cavoli.
Da un lato una lisciata agli omosessuali, dall’altra una assicurazione nei confronti degli elettori contrari a considerare normale l’omosessualità.
E’ il capolavoro di una ipocrisia spicciola che non rappresenta certo l’opinione di due persone che, per il ruolo cui ambirebbero, dovrebbero essere considerate intelligenti.
Non sfugge a nessuno, infatti che se si considera normale l’omosessualità, se si sostengono i “diritti” (molto presunti) degli omosessuali in quanto tali, non ci deve essere alcun “ma”: devono dichiararsi favorevoli tout court acchè gli omosessuali possano sposarsi con il matrimonio (e non solo una “unione”) e possano adottare.
Se, invece, si pone un “ma” (sì alle unioni, ma non al matrimonio e alle adozioni) allora è evidente che la situazione degli omosessuali non è considerata tanto normale, quindi perché legiferare anche solo per mettere il timbro a “unioni” su qualcosa che non si considera meritevole di tutela ?
Non ci sono terze vie (neppure in Italia nonostante sia al lavoro una fantasia galoppante nell'inventare acronimi che mascherano solo la verità).
O l’omosessualità è considerata uno stato normale della persona e allora gli affiliati omofili hanno l’obbligo di sostenere la piena integrazione legislativa nel matrimonio e nelle adozioni.
Oppure la reclamata normalità non c’è, allora non vi è alcun pregio per soluzioni bizantine, articolate su aspetti nominalistici e le leggi esistenti sono da confermare, senza alcuna previsione di unioni – in qualsiasi modo chiamate – tra omosessuali.

lunedì 13 agosto 2007

Lettere

Cara redazione, scrivo la presente per confutare le tesi dell’articolo tratto da Rinascita riguardante l’omosessualità, intitolato appunto OMOSESSUALITA’ e DEMOCRAZIA. Mi lascia molto perplesso che i bombardamenti della c.d. lobby omosessuale siano giunti a plagiare addirittura le menti dei frequentatori di codesto spazio informativo non conforme. Quando parlo di bombardamenti mi riferisco a tutte quelle fiction tv (oltre ovviamente ai media,parlamentari ecc.) con protagonisti personaggi omosessuali e trans. Fiction che vengono proiettate a tutte le ore sulla tv di stato(RAI) e non(MEDIASET) rivolgendosi anche a chi, non avendo formato ancora il carattere come i bambini, si ritrova ad avere esempi insani e fuorvianti. Il plagio poi può essere di due tipi: 1)DIVENTARE OMOSESSUALE 2)TOLLERARE L’OMOSESSUALE. Entrambe i tipi di plagio portano a conseguenze nefaste, per l’italiano in chiave ristretta e per l’umanità in visione più ampia. E quali sarebbero tali conseguenze disgraziate? Esse sono molteplici e vanno ad intaccare diversi aspetti della vita sociale. Ora per essere sintetici ne citeremo solo talune che forse al momento ci paiono le più importanti e dunque le più critiche. Inizieremo dal secondo tipo di plagio, il tollerante altro non fa che dare spazio di azione a coloro che si sentono in diritto di mostrare le loro deviazioni in pubblico soggiogando chi non vuole piegarsi a questi disgustevoli siparietti, forti appunto degli indifferenti che guardano solo alla loro certa non-omosessualita’ ma ad esempio non pensano ai bambini. Per quanto riguarda l’omosessuale dichiarato invece, gli aspetti sociali che vanno ad intaccare sono proprio quelli più delicati. Ma come parliamo di stagnazione delle nascite italiane e tollerate gli omosessuali?E’ chiaro che se il raggio di chi inizia a tollerarli si dovesse ampliare, la dirette conseguenze sarebbero: sempre piu’ omosessuali, sempre meno italiche nascite e di quelle poche un margine sempre più elevato sarebbe maggiormente esposto a questo tipo di deviazioni. onseguenza successiva? Le sempre maggiori immigrazioni di nord africani e non solo (che di certo, almeno per il momento, non sono esposti a questo tipo di problema del tutto occidentale) andrebbero ad elevare notevolmente le nascite dei loro figli che di contraccolpo diverrebbero più dei nostri. Noterete dunque quanto non ci troviamo in un’ottima posizione…Che fine farebbe l’Italia,l’Europa e il così tanto decantato occidente? Pensando ora agli esiti più immediati può non sembrarci vero che i tolleranti non si accorgano dei problemi legati all’AIDS e alla spesa pubblica(=tasse) legata ai malati di AIDS. Parlando di transessuali, oltre all’oscenità del solo guardarli, si pongono altri problemi legati alla prostituzione, alla droga, al degrado che apportano nelle strade e quartieri dove esercitano quei deplorevoli spogliarelli anche al pomeriggio e per ultimo, ma non ultimo per importanza il costo di un transessuale: per trasformarsi in mostri occorrono più operazioni chirurgiche per un totale di 20.000 euro + spese di medicinali da assumere per mesi e mesi dopo l’intervento a carico del Servizio Sanitario Nazionale, e sapete come si finanzia il S.S.N.? Bravi ancora con la spesa pubblica, quindi ancora con il frutto del nostro lavoro!
Ancora disposti a tollerare…….?

Aldo Carone

domenica 12 agosto 2007

In trincea con Gentilini

Le dichiarazioni del prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini hanno suscitato, come era evidente, commenti e prese di posizioni.
Avremmo potuto (e il tema di questo blog è pertinente all'esternazione di Gentilini) commentare a nostra volta.
Preferiamo invece linkare i commenti che, nonostante il periodo estivo, abbiamo trovato in rete.
Aggiungiamo il link - già inserito nell'apposito spazio - ad un blog che, quasi contemporaneamente a questo, sta affrontando l'argomento che ci occupa:
Nessuno nasce gay


Gentilini:pulizia etnica dei culattoni (Il Piave - 9 agosto 2007))

Gentilini interprete del sentimento popolare (Blacknights - 10 agosto 2007)

10, 100, 1000 Gentilini (Il Pizzino - 11 agosto 2007)

Zeffirelli si schiera con Gentilini (Il Piave - 11 agosto 2007)

martedì 7 agosto 2007

Recuperarli sin dall'infanzia

Nonostante avessi accettato di partecipare a questo blog, mi sono limitato a trascrivere un solo post.
Vedo però che la discussione suscita interesse, che il blog è seguito e poichè, come è già stato scritto da qualcuno di noi, lo scopo è fornire una alternativa alla massificazione ed al politicamente corretto, ecco portare un ulteriore mio contributo.
Nei giorni scorsi è apparsa la notizia di una ragazza che aveva tentato il suicidio perchè in famiglia respingevano il suo rapporto lesbico.
A commento di tale episodio ho letto una osservazione che mi ha fatto rabbrividire e che, in sostanza, diceva che anche la famiglia doveva, accettando l'omosessualità di un figlio, aiutarlo a vivere la sua condizione.
In pratica sarebbe la resa ad uno status che, invece, come insegna Nicolosi, soprattutto se curato dall'infanzia, dalle prime manifestazioni, può essere recuperato.
La famiglia è importante, sì, ma esattamente per la finalità opposta a quella dichiarata a commento del fatto: per poter seguire la "terapia riparativa" di un qualcosa che si è evidentemente rotto.
Aiutare il figlio ad uscire dalla sua condizione, non ad accettarla ed a conviverci.
Mi sembra di ricordare che la ragazza che ha tentato il suicidio abbia 16 anni.
Ma da quanto tempo i genitori avevano comprese le sue tendenze e cosa avevano fatto per recuperarla ?
Da quel che ho letto si sono limitati solo a sbatterle in faccia il loro rifiuto: sbagliato.
Dovevano indirizzarla verso una terapia che la aiutasse a recuperare il senso del suo essere donna.
Ma è probabilmente, anche in questo caso, una situazione famigliare con elementi di criticità ad aver spinto la ragazza verso l'omosessualità e sarebbe un pretender troppo che potesse essere la famiglia stessa a indirizzarla verso una giusta terapia.
Ma a 16 anni è ancora in tempo, secondo Nicolosi, a recuperare il suo status, purchè non si cerchi di assecondarla nel suo essere omosessuale, arrendendosi ad un fatto per nulla scontato.
Anche per questa ragazza (e per tanti come lei) è utile poter diffondere il verbo di Nicolosi.

sabato 4 agosto 2007

Don Gelmini è colpevole ! E sapete perchè ? E' un Clerico-Fascista !


La condanna mediatica per Don Pierino Gelmini è stata praticamente eseguita. Accompagnata da commenti gongolanti di noti pederasti come i deputati Guadagno, Grillini ed il presidente dell' ARCIGAY, Aurelio Mancuso che, secondo quanto riportato dal quotidiano "Libero", non ha esitato ad affermare: "Se le accuse fossero sostanziate da prove, ci troveremmo di fronte ad un ennesimo caso di Reazionario Cattolico (le 2 maiuscole le metto io, alla faccia di 'sto Mancuso) che, per coprire le proprie inclinazioni, pubblicamente si è scagliato per anni contro le sue stesse paure".
Nuove iniquità sulla Chiesa vengono gettate, aggiungendosi a quelle che si scrivono su molti blog, purtroppo anche tocquevillani, nel nome di un anticlericalismo virulento e cattivo, quasi equiparabile a quello massonico, nazionalsocialista e comunista che per anni ha vessato il Cattolicesimo negli ultimi secoli. Ed invece che all' opera prestata dal Sacerdote Milanese, che ha recuperato oltre trecentomila drogati attraverso le 164 sedi in 74 paesi delle Comunità Incontro, la testimonianza di chi è stato recuperato dall' abisso della droga e dall' impegno in prima linea contro la mafia (Cittadino Onorario di Oppido Mamertina ed Avola...) ma anche contro il Metadone, orrido palliativo di Stato che non risolve nulla ma in auge presso la sinistra, ed infine i numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali, ebbene si dà credito all' iniqua accusa portata avanti da 5 tossici cacciati dalla Comunità con tanto di denuncia ai Carabinieri per furto di vino, macchine fotografiche ed altro. Ed alcuni di loro, agli arresti domiciliari proprio presso la struttura di Don Gelmini, per questo tornati in carcere, con la promessa di future vendette.
Ed eccole, dunque, nel gran calderone cattofobo che media e potentati omosessuali stanno alimentando a dismisura, sotto forma di accuse che non ho dubbio alcuno si riveleranno l' ennesima iniqua bufala.
Ma, e sottolineo, ma, Don Piero Gelmini, è colpevole. E sapete perchè ?
1) E' un PRETE. Cattolico, per di più. E dunque passibile di ogni accusa pesantissima. Omofobo come il Cardinale Bagnasco e Sua Santità Benedetto XVI. Politicamente scorrettissimo, tanto da dichiarare nel 2000: "I musulmani un tempo venivano a depredare le nostre città, oggi a sposare ed a convertire le donne Cattoliche" (di norma le più racchie e grasse, aggiungo io; quelle destinate a non essere filate da nessuno...).
2) E' pure un FASCISTA. Nel 1990 fu presente ad una manifestazione in Piazza del Popolo a Roma del Movimento Sociale Italiano, ancora non AN e dunque non ancora in versione neo-antifascista. Dunque un NERO come la tonaca che indossava. Amico di Maurizio Gasparri e di Rocco Buttiglione, tutti invisi alla sinistra.
3) Ma poi c' è la più grave delle infamie. Don Piero Gelmini è AMICO di SILVIO BERLUSCONI. Che pure finanzia alcune sue Opere Caritatevoli. E questo, in questa povera Italasia è un delitto imperdonabile. E questo mi fa temere per il Prete Benefattore.
Al quale esprimo tutta la mia solidarietà ed al quale dedicherò le Mie Preghiere domenicali di domani per una prontissima riabilitazione da queste iniquità. Esattamente come accadde per San Pio da Pietrelcina calunniato ai suoi tempi per accuse sessuali rivelatesi fandonie.
Don Pierino, mi consenta:


BOIA CHI MOLLA ! Ed a testa alta !