sabato 25 agosto 2007

Il Femminismo ? Una Quinta Colonna per omosessualità ed Islàm...

Poichè il Blog ospita ultimamente la presenza di una gentile sig.ra, lesbica dichiarata nonchè convivente con una persona dello stesso sesso, che ha affermato "Io non sono cattolica per la mia sessualità, ma non lo sono perchè sono donna.", dichiarando così anche la propria militanza vetero-femminista, mi sempra opportuno e pertinente pubblicare quest' articolo di Guglielmo Palombini apparso sul Domenicale di sabato 28 Luglio:

Il Futuro delle donne.

Nel mondo occidentale, dopo decenni di intimidazioni e lavaggio del cervello, gli uomini hanno perso il coraggio di replicare agli attacchi delle femministe. Ci voleva una donna come Alessandra Nucci, che in gioventù ha conosciuto dall’interno il movimento femminista, per denunciarne la pericolosa deriva estremista, illiberale e anticristiana. In un libro notevole uscito alla fine del 2006, La donna a una dimensione (Marietti, Genova, 2006), osserva che in Occidente le donne hanno conseguito una grande libertà di scelta nel campo dell’istruzione, del lavoro o della famiglia, ma le femministe, invece di celebrare questi progressi, continuano a presentare le donne come vittime della discriminazione e a pretendere dallo Stato trattamenti privilegiati.

La Nucci documenta in maniera dettagliata il modo in cui le femministe sono riuscite con successo ad avvalersi delle burocrazie e delle agenzie internazionali legate alle Nazioni Unite per imporre in ogni sede l’ideologia “di genere”. Questa dottrina si basa sulla convinzione che tutte le differenze fra gli uomini e le donne, a parte quelle fisiche, siano frutto di indebiti condizionamenti e di stereotipi sociali, e che quindi siano modificabili. Con il pretesto di assicurare alle donne la definitiva parità, osserva la Nucci, le femministe di genere mirano a renderle uguali agli uomini orientando (cioè manipolando) i gusti, con le pressioni culturali e l’educazione, nell’illusione di riuscire a creare una nuova natura umana, libera di scegliere fra orientamenti sessuali diversi e soprattutto libera di non riprodursi.

Ciò comporta l’incoraggiamento di nuovi stereotipi, inculcati con l’educazione a scuola e con le immagini nei media, in cui la donna è conformata a un modello per il quale la carriera e il lavoro fuori casa non sono più una scelta, ma l’esigenza unica per realizzarsi nella vita, l’uomo non è più tanto da uguagliare quanto da soppiantare, e la maternità diventa un’opzione residuale di second’ordine.
La meta a cui puntano questi movimenti femministi è un via libero planetario alla diffusione delle pratiche di pianificazione familiare (la Nucci parla di vero e proprio “imperialismo contraccettivo”), alla banalizzazione della promiscuità sessuale, all’universalizzazione dell’aborto libero e gratuito, a una ridefinizione della natura umana che annulli la famiglia annegandola nel mare dei generi intercambiabili: tutte cose che vanno in direzione della dissoluzione della famiglia monogamica auspicata da Friedrich Engels e da schiere di socialisti prima o dopo di lui.

Sorge però un dubbio: se i diversi ruoli tradizionali svolti dagli uomini e dalle donne non sono il frutto dell’oppressione patriarcale, ma di libere scelte che esprimono la natura maschile e femminile, le femministe non rischiano di creare infelicità nelle donne, costringendole a compiti non propri?
Alessandra Nucci ricorda che già nel 1982 la femminista storica Betty Friedan aveva ammesso che ci potrebbe effettivamente essere qualcosa nella natura delle donne che le porta a trovare la felicità nella famiglia e nella casa. Se l’agiografia femminista ha imposto con successo come modello unico a cui aspirare quello della donna che lavora, studi sociologici hanno dimostrato che separare un bambino dalla madre troppo presto o per troppo tempo rischia di provocare danni a lungo termine su quel bambino.

Una multa per le casalinghe
Se le donne spesso preferiscono il part-time per stare con i propri figli non è perché sono indotte a sacrificarsi dai condizionamenti della società tradizionali, ma perché difficilmente la propria felicità può sussistere se i propri figli sono infelici. Per le femministe radicali, invece, queste donne sono da considerare dei soggetti da rieducare perché incapaci di capire da sole che è nel loro interesse optare per il lavoro a tempo pieno e privilegiare la propria autorealizzazione rispetto alla cura in prima persona dei propri figli. Una parlamentare laburista olandese, Sharon Dijksma, ha proposto addirittura di multare le donne che scelgono di fare le casalinghe invece di lavorare fuori casa, perché stando in casa sprecherebbero la costosa istruzione ricevuta “a spese della società”. È la solita storia: i politici prima caricano la gente di tasse per fornire dei servizi “gratuiti” non richiesti, e poi si sentono in diritto di gestire totalmente le loro vite.

Mettere in contrapposizione la felicità delle donne con quelle dei loro figli, osserva la Nucci, è irreale e innaturale. Se è vero che non esiste destino biologico che prescrive che la donna debba necessariamente realizzarsi come madre, è altrettanto vero che la donna che si può ritenere felice nonostante l’infelicità di un figlio è una vera rarità. Gli studi dimostrano inoltre che, nonostante tutti gli sforzi e le pressioni perché le donne pensino alla carriera e raggiungano l’esatta proporzione dei maschi nel lavoro, nella politica o negli sport, sia le femmine sia i maschi rientrano subito negli “stereotipi” tradizionali nel momento in cui li si lascia liberi di scegliere. Nelle università, ad esempio, sono uomini la stragrande maggioranza degli studenti che scelgono i rami tecnologici, mentre le donne costituiscono la stragrande maggioranza delle iscritte a scienze dell’educazione e alle materie umanistiche.

Maschi marchiati da piccoli
Il femminismo radicale ha diffuso con successo una cultura che disprezza il maschio e tutti i caratteri solitamente associati alla mascolinità. Molte università occidentali prevedono dei corsi sul femminismo che diffondono un odio per gli uomini impensabile in qualsiasi altra parte del mondo. Nelle scuole dei Paesi anglosassoni e del Nord Europa i giovani maschi vengono sistematicamente attaccati per la loro identità e denigrati dalle insegnanti, che arrivano a provocare le femmine per farle adirare contro il sesso maschile. Fin da piccoli i maschi si sentono marchiati come il sesso violento e insensibile, e vivono in uno stato permanente di colpevolezza.

La mentalità ingenerata dal femminismo organizzato suggerisce anche che i padri sarebbero un elemento di poco conto all’interno della famiglia. Questo spiega perché i tribunali assegnino di regola i figli alla madre in caso di separazione, perché il parere del padre sulla decisione di abortire o meno non conti nulla, e perché i programmi televisivi e le pubblicità ritraggano raramente figure positive di uomini.
Questa pressione giuridica e culturale fa sì che siano sempre più numerose la famiglie in cui il padre è assente, perché respinto dalla madre o perché scacciato e perseguitato dai tribunali imbevuti di ideologia femminista. Negli Stati Uniti, ad esempio, pare siano ormai il 40 % i figli minorenni che non vivono con il padre. Tuttavia, come ha dimostrato anche lo psicologo Claudio Risè nel libro Il padre. L’assente inaccettabile (San Paolo, Cinisello Balsamo [MI], 2003), gli studi indicano che la mancanza della figura paterna danneggia irreparabilmente lo sviluppo armonioso dei figli.

Il padre infatti ha il compito di sciogliere il nodo protettivo che lega la madre al bambino, spingendo il figlio a diventare intraprendente e ad aspirare all’autonomia.
Nell’ideologia femminista però vi è un aspetto ancora più inquietante: solo i maschi occidentali vengono messi sotto accusa e stigmatizzati fin dalla più tenera età. Le femministe non spendono una parola di critica nei confronti degli uomini che appartengono a culture molto più oppressive e “patriarcali” di quella occidentale. Nel 2002 la femminista svedese di idee marxiste Gudrun Schyman, il cui usuale grido di battaglia è «morte alla famiglia nucleare!», ha affermato che gli uomini svedesi non sono differenti dai talebani, e ha proposto una tassazione collettiva per legge a carico di tutti gli uomini svedesi, in riparazione delle loro presunte violenze sulle donne.

Attenti al boomerang
Nel 2004, sul maggior quotidiano svedese Aftonbladet, la femminista Joanna Rytel ha scritto un articolo intitolato Non darò mai vita a un bambino bianco, nel quale affermava che i maschi bianchi sono tutti egoisti, sfruttatori, presuntuosi e sessuomani, concludendo con l’avvertimento «uomini bianchi, statemi lontani!». Le femministe norvegesi stanno cercando di far approvare una legge che impone la chiusura di tutte le imprese che non assumano almeno il 40 per cento di donne nei loro consigli di amministrazione; inoltre hanno chiesto anche quote per gli immigrati musulmani.
L’attacco al maschio occidentale potrebbe produrre però un inatteso effetto boomerang: la progressiva islamizzazione culturale e demografica del continente europeo. Distruggendo la famiglia e la figura paterna e maschile, le femministe stanno spianando la strada alla penetrazione indisturbata dell’islam nelle società occidentali, preparando così un futuro da incubo per le prossime generazioni di donne. In altre parole, la vittoria del femminismo potrebbe paradossalmente favorire l’avvento dell’Eurabia.

Per quanto alcune delle più coraggiose e indomite avversarie dell’Islam siano donne (si pensi a Oriana Fallaci, a Bat Ye’Or, a Ayaan Hirsi Ali), è indubbio che, nella media, le donne occidentali siano più favorevoli al multiculturalismo e all’immigrazione islamica rispetto agli uomini occidentali. In tutto l’Occidente i partiti più critici verso l’immigrazione sono tipicamente maschili, mentre quelli che esaltano la società multiculturale sono spesso dominati dalle femministe. Se negli Stati Uniti avessero votato solo le donne, il presidente in carica l’11 settembre 2001 sarebbe stato Al Gore, non George W. Bush. In Norvegia l’unico partito che cerca di contrastare l’immigrazione islamica di massa che sta cambiando il volto del paese è il Partito del Progresso, il cui elettorato è per il 70 per cento maschile; all’estremo politico opposto il multiculturalista Partito Socialista riceve il 70 per cento dei suoi voti dalle donne.
La spiegazione femminista di questo diverso comportamento elettorale è che gli uomini sarebbero “più xenofobi ed egoisti”, mentre le donne avrebbero la mente più aperta e sarebbero più solidali con gli estranei. La verità, probabilmente, è che tradizionalmente gli uomini hanno sempre avuto la responsabilità di individuare i pericoli e di proteggere la propria comunità dai potenziali nemici esterni.

Il rifiuto delle femministe di confrontarsi con il problema dell’immigrazione musulmana non ha però solo motivazioni psicologiche, ma anche ideologiche. Molte femministe sono silenziose sull’oppressione islamica delle donne perché hanno abbracciato un’ideologia terzomondista e antioccidentale che le paralizza. A giudicare dalle retorica femminista, infatti, tutta l’oppressione del mondo proviene dall’uomo occidentale, che opprime sia le donne sia gli uomini non occidentali. Gli immigrati musulmani sarebbero anch’essi delle vittime: al massimo con qualche pregiudizio patriarcale, ma comunque sempre meglio degli uomini occidentali.
Quasi tutte le femministe radicali, infatti, sono anche delle accese “anti-razziste” che si oppongono ad ogni minima limitazione dell’immigrazione islamica in quanto “razzista e xenofoba”. Il femminismo radicale si è trasformato gradualmente in egualitarismo, cioè nella lotta contro tutte le “discriminazioni” e nell’idea che tutti i gruppi di persone debbano disporre di una quota uguale di tutto, e che sia compito dello Stato assicurarla.

Stupri a go go
Le femministe hanno contribuito enormemente alla diffusione della cultura del vittimismo in Occidente, che permette di ottenere i vantaggi politici sulla base dello status di appartenenza nella gerarchia delle vittime. Inoltre hanno chiesto, e in larga misura ottenuto, la riscrittura dei libri di storia che facesse giustizia dei “pregiudizi” maschilisti ed eurocentrici. Queste loro idee fanno oggi parte dei programmi scolastici e sono praticamente egemoni sui media. In breve, le femministe radicali hanno rappresentato l’avanguardia della “correttezza politica” in tutto l’Occidente.
Quando i musulmani arrivano in Occidente portandosi dietro la loro mentalità vittimista si trovano il lavoro già preparato da altri. Colgono quindi su un piatto d’argento l’opportunità di sfruttare una tradizione vittimista già stabilita, che gli permette di ottenere interventi statali a proprio favore, quote preferenziali, la riscrittura della storia in senso filo-islamico, e campagne politiche contro “l’islamofobia” e “l’incitamento all’odio”. Le femministe occidentali hanno dunque spianato la strada alle forze che annienteranno il femminismo occidentale, e di questo passo finiranno a letto, letteralmente, con il nemico.

La graduale trasformazione dell’utopia femminista nel suo opposto, la legge coranica, è ormai evidente nei paesi scandinavi, dove l’applicazione dell’ideologia femminista e multiculturalista ha raggiunto le punte più avanzate. Negli ultimi anni, infatti, si è verificato un enorme aumento degli stupri e delle violenze sulle donne, per opera nella quasi totalità dei casi di giovani immigrati islamici. In Svezia il numero degli stupri è quadruplicato in una generazione, parallelamente all’afflusso di una immigrazione islamica senza controllo che ha già preso possesso di intere città, come Malmoe. Pur rappresentando non più del 5 % della popolazione, in Norvegia e in Danimarca due terzi di tutti gli uomini arrestati per stupro sono «di origine etnica non-occidentale», un eufemismo usato per designare gli appartenenti alla religione musulmana.
Nel 2001 Unni Wikan, professoressa di antropologia sociale all’università di Oslo, ha dato la precedenza al multiculturalismo sul femminismo, spiegando in un’intervista al quotidiano Dagbladet che «le donne norvegesi hanno la loro parte di responsabilità in questi stupri» perché, essendo ormai la Norvegia una società multiculturale, le donne norvegesi devono adattarsi ai costumi degli immigrati, abbigliandosi e comportandosi in maniera giudicata non provocatoria dalla loro cultura. Per i multiculturalisti, quindi, i norvegesi sono solo una delle tante etnie che popolano il paese dei fiordi (forse neanche la più importante), e sulle decisioni che riguardano la Norvegia non hanno più voce in capitolo dei somali o dei curdi giunti la settimana scorsa.

La risposta degli uomini scandinavi a queste continue aggressioni è stata quasi inesistente. La ragione principale ha a che fare con l’influenza delle idee fortemente antimaschili che le femministe scandinave hanno diffuso negli ultimi decenni. L’istinto protettivo maschile non si manifesta perché le donne nordiche hanno lavorato senza sosta per sradicarlo, insieme a tutto ciò che fa parte della mascolinità tradizionale. In questo modo il femminismo ha indebolito mortalmente la Scandinavia, e probabilmente l’intera civiltà occidentale.
Dal punto di vista femminista questa situazione ha una sua logica: se tutta l’oppressione del mondo proviene dai maschi occidentali, il regno di pace e di eguaglianza sognato dalle femministe potrà essere raggiunto solo quando gli uomini bianchi verranno messi in condizione d’impotenza. La soppressione e la ridicolizzazione degli istinti maschili, tuttavia, non sta conducendo al paradiso femminista, ma all’inferno islamista.
Una società in cui gli uomini sono stati “femminilizzati”, infatti, è destinata a cadere preda delle più aggressive civiltà tradizionali. Invece di “avere tutto”, le femministe rischiano di perdere tutto, e la crescente violenza degli immigrati contro le donne occidentali è un sintomo del crollo dell’utopia femminista.

Sharia dreaming
Ma come si spiega l’ammirazione delle donne progressiste occidentali per l’Islam, quando non esiste un solo paese musulmano in cui le donne godano di diritti lontanamente paragonabili a quelli dell’uomo? Le attiviste occidentali che a casa propria attaccano duramente “l’arretratezza” e “la mentalità patriarcale” della Chiesa cattolica sono le stesse che si sottomettono con più voluttà alla sharia quando si recano nei paesi musulmani.
Di recente la giornalista Lilli Gruber, la cantante Gianna Nannini e la speaker del Congresso americano Nancy Pelosi, che in Occidente fanno quotidianamente professione di femminismo, progressismo e trasgressione, hanno ostentato con orgoglio le loro foto con il chador scattate durante i viaggi in Medio Oriente.
Quando si comportano così, ha ironizzato qualche commentatore “maschilista”, le femministe tradiscono i propri desideri più nascosti. Lo scrittore danese Lars Hedegaard ha scritto, in un articolo intitolato Il sogno della sottomissione, che «quando le donne occidentali spalancano le porte alla sharia, presumibilmente lo fanno perché vogliono la sharia». La scrittrice inglese Fay Weldon ha rincarato la dose affermando che «molte di queste donne trovano sessualmente attraente la sottomissione» e poco seducenti e noiosi gli uomini femminilizzati dell’Europa Occidentale, rispetto ai virili sceicchi del deserto.

Ma nello stesso modo si comportano probabilmente anche gli uomini occidentali quando devono scegliere una compagna di vita. È stato notato che nei paesi scandinavi sono in forte aumento gli uomini che preferiscono una moglie straniera proveniente da culture più tradizionali dell’estremo oriente o dell’America Latina. Il femminismo radicale ha portato separazione, sospetto e ostilità tra i sessi, non cooperazione. E non ha sradicato la naturale attrazione per le donne con caratteri femminili e per gli uomini con caratteri mascolini.
Ai musulmani spesso piace far notare che in Occidente si convertono all’islamismo più donne che uomini. In un servizio giornalistico sulle donne svedesi convertite all’Islam, risulta che l’attrazione per la famiglia islamica sia una delle motivazioni principali. Queste donne nordiche convertite trovano appagamento nel ruolo ben definito di cura della casa e dei figli che l’Islam assegna loro. Hanno scoperto un senso da dare alla propria vita che non trovavano nella cultura secolare o nell’insipido e succube Cristianesimo modernista.

In psichiatria è stato notato che le donne tendono più frequentemente a rivolgere la propria nevrosi su se stesse, infliggendosi delle ferite o tenendo dei comportamenti autodistruttivi. Gli uomini invece sono più portati a dirigere la propria aggressività verso l’esterno. È inoltre risaputo che un certo numero di donne maltrattate dal marito tendono a giustificarne i comportamenti aggressivi e ad incolpare se stesse. La sensazione è che l’Occidente nel suo insieme, dopo decenni di propaganda antimaschile, abbia adottato inconsciamente alcuni di questi tratti negativi della psiche femminile. L’Occidente femminilizzato viene quotidianamente minacciato, insultato e aggredito con prepotenza dal mondo musulmano, ma reagisce -- come la moglie abusata - incolpando se stesso, come se fosse in qualche modo affascinato dai suoi aguzzini.

L’avanguardia rivoluzionaria
Come ha scritto Alexandre Del Valle nel suo recentissimo libro Il totalitarismo islamista (Solinum, Castellazzo Bormida [AL], 2007), questo masochismo espiatorio degli occidentali, frutto della tendenza a dubitare della propria civiltà e a flagellarsi di continuo, costituisce una irresistibile esortazione alla liberazione delle pulsioni più sadiche del fondamentalismo islamico.
La femminista americana Ellen Willis scriveva nel 1981 su The Nation: «Il femminismo non riguarda solo una questione o un gruppo di questioni, ma è l’avanguardia di una rivoluzione dei valori culturali e morali. L’obiettivo di ogni riforma femminista, dalla legalizzazione dell’aborto alla promozione degli asili-nido pubblici, è quello di demolire i valori della famiglia tradizionale».

L’icona del femminismo Simone de Beauvoir affermò che «nessuna donna dovrebbe essere autorizzata a stare a casa per allevare i bambini, perché lasciandogli questa libertà troppe donne farebbero la scelta sbagliata». Oggi ci accorgiamo che i desideri delle femministe degli anni Sessanta e Settanta si sono avverati oltre le più rosee previsioni: in Occidente i divorzi hanno avuto una crescita esplosiva mentre il numero dei matrimoni e delle nascite è crollato, determinando un vuoto culturale e demografico che ci ha resi vulnerabili all’irruzione dell’Islam.
Il femminismo radicale ha inferto un colpo durissimo alla struttura famigliare del mondo occidentale, ma sarà impossibile risollevare i tassi di natalità se le donne non tornano ad essere apprezzate per il loro ruolo di madri e se il matrimonio non viene rivalutato. Non esistono altre istituzioni diverse dalla stabile famiglia tradizionale per crescere bambini culturalmente, emotivamente e psicologicamente sani e felici. Il matrimonio non è “una cospirazione per opprimere le donne”, ma la ragione per cui noi siamo qui.

In definitiva, il femminismo radicale ha rappresentato una delle più importanti cause dell’attuale indebolimento della civiltà occidentale, sia dal punto culturale che dal punto di vista demografico. Le femministe radicali, portatrici spesso di una visione del mondo marxista, hanno dato un contributo fondamentale all’affermazione della soffocante “correttezza politica” che impedisce ogni reazione dell’Occidente; inoltre, debilitando la struttura famigliare dell’Occidente hanno contribuito a rendere la nostra civiltà incapace di reggere l’assalto di società prolifiche e patriarcali come quella islamica.

Il destino di una società dominata dall’ideologia femminista, dove gli uomini sono troppo demoralizzati, indeboliti e inebetiti per difenderla, è quello di essere schiacciata e sottomessa dagli uomini provenienti da altre culture più aggressive e mascoline. È questo che sta accadendo all’Europa occidentale. L’ironia della sorte è che quando in Occidente le donne lanciarono la seconda ondata del femminismo negli anni Sessanta e Settanta godevano già di una situazione in via di miglioramento e non erano particolarmente oppresse, almeno rispetto ad altre parti del mondo. Alla fine del ciclo, quando gli effetti a lungo termine del femminismo radicale si saranno compiuti, le donne si troveranno realmente schiavizzate sotto l’implacabile tallone dell’Islam. Sarà l’ennesima eterogenesi dei fini che, da sempre, scombussola i disegni e le vicende della storia umana.


E' questo dunque il futuro voluto dal Femminismo Radicale ? Maschi Occidentali effeminati e conversione all' Islàm poligamico ?




34 commenti:

Lontana ha detto...

Magistrale questo articolo ed é quello che ho potuto osservare qui in Canada. Anche io avevo parlato di società femminilizzata perché saltano agli occhi i vantaggi che hanno le donne rispetto agli uomini.
Hanno pensato di chiamarla"discriminazione positiva"...

Neopositivista ha detto...

Traggo dall'articolo: "Il destino di una società dominata dall’ideologia femminista, dove gli uomini sono troppo demoralizzati, indeboliti e inebetiti per difenderla, è quello di essere schiacciata e sottomessa dagli uomini provenienti da altre culture più aggressive e mascoline."

Quindi, se non ho frainteso, solo una società in cui gli uomini sono dei veri MACHO (che magari fanno rigare dritto le donne a suon di sberle), sarebbe in grado di difendersi?

Una tesi del genere, a mio avviso, è talmente IDIOTA che merita solo di essere seppellita con una pernacchia.

laura la racchia ha detto...

credo che il femminismo "occidentale" lotti contro un'altro tipo di discriminazione. partiamo pure dall'analizzare la donna nella società islamica: essa è oppressa, costretta a coprirsi da capo a piedi, succube degli uomini della famiglia (padre, fratelli, marito), viene trattata come un oggetto e non ha volontà propria. ovviamente, questo particolare modo di vedere la donna è sbagliato, credo che non ci voglia einstein per capirlo. tuttavia, la discriminazione nel mondo occidentale è pari, anche se non effettuata con gli stessi metodi. la donna occidentale non è affatto libera, è comunque succube del maschio. chi vorrebbe per moglie (o fidanzata, o amante) una donna bassa, grassa, pelosa e brutta? non è pur vero che questo tipo di donna viene discriminata dagli uomini occidentali, che desiderano solo le bellezze (finte) da prima pagina, le letterine col bel faccino il fisico da urlo e il cervello grande come un fagiolo? è questo il tipo di donna a cui l'occidentale mira. e la donna è succube di questo atteggiamento, pronta a fare un dramma se compare una ruga d'espressione, se ingrassa di mezz'etto, se non ha i vestiti più alla moda, se arriva la pancetta alla prova bikini. e questa non me la chiamate discriminazione? in occidente invece del chador c'è la chirurgia plastica, invece del velo c'è la dieta, ma la sostanza è la stessa: la donna deve fare di tutto per piacere all'uomo, e questo è il suo unico scopo. per me è QUESTO l'atteggiamento da combattere, è questo a cui ci si deve ribellare, questo fare le cose "per piacere all'altro sesso" e non per volontà propria.

Stars&Stripesforever ha detto...

"la discriminazione nel mondo occidentale è pari, anche se non effettuata con gli stessi metodi. la donna occidentale non è affatto libera, è comunque succube del maschio"
Quando leggo simili affermazioni mi sento di guardare all'Islam con benevola simpatia. Mi piacerebbe che arrivasse in Italia un regime islamico e poi chiedere a queste femministe se la loro situazione è uguale a quella di prima, in "regime" Occidentale.

Massimo ha detto...

Questo è un super post ... anche per ... estensione :-)
L'articolo del Domenicale rappresenta una realtà, forse un po' troppo pessimista, ma è uan realtà.
La pretesa di "parità" (che è ben diversa dalla "uguaglianza" che presuppone caratteristiche e anche ruoli differenti) è un problema per la nostra nazione.
Pensate solo al fatto che, almeno nel Nord Italia, gran parte delle coppie lavorano. Questo porta ad aver bisogno di badanti per gli anziani che una volta erano accuditi in famiglia e, quindi, ad incentivare l'immigrazione.
Per non parlare della necessità di asili e dopo scuola per i bambini e, soprattutto, la scarsa presenza dei genitori nell'educazione dei figli che, così, vengono abbandonati ad estranei (siano essi insegnanti o "tate").
E' tutto una conseguenza del femminismo che non mi risulta abbia conseguito, almeno negli ultimi 50 anni, nulla di positivo, visto che i diritti fondamentali dell'uguaglianza, sul lavoro, in politica, nela società, era già recepito.
Quello poi che si scrive contro "l'uomo bianco" è aberrante, esattamente come l'assurda equiparazione che Laura fa della donna nell'islam e in Occidente.
Forse è una accentuazione dovuta alla vis polemica, ma spero proprio che tale equiparazione appartenga solo al solipsismo di pochi individui.

laura la racchia ha detto...

caro signor stars (e massimo), non ho assolutamente detto che preferisco la condizione della donna nei regimi islamici, mi mettete in bocca parole non mie. tra l'essere discriminata in modo x e l'essere discriminata in modo y, mi dispiace, non scelgo nè l'uno nè l'altro. preferirei scegliere il non essere discriminata. è male ciò? non capisco. non ho certo detto che preferirei vivere in regime islamico, anche se evidentemente a voi farebbe molto comodo attribuirmi un'affermazione del genere. il mio intervento era un po' diverso. io intendo lottare per abbattere OGNI forma di discriminazione, e riflettevo sul fatto che questa discriminazione non esiste SOLO nel mondo islamico (ANCHE ma non SOLO), ma anche nel tanto esaltato mondo occidentale. è una discriminazione diversa, poichè riflette una cultura portatrice di valori diversi, ma è comunque una discriminazione, che forse voi, in quanto uomini, non sentite così pesantemente, e che quindi non riuscite a comprendere. o forse volete darmi da bere il fatto che noi donne siamo veramente libere nella società in cui viviamo? libere di che cosa poi? libere di piangere sulla bilancia quando uno sconosciuto in discoteca ci fa notare che il nostro peso differisce di almeno 20 chili da quello di kate moss? libere di essere giudicate per l'aspetto fisico e non per le nostre reali capacità? libere di spendere gran parte delle nostre energie per "piacere agli uomini" invece che per compiere imprese utili a noi stesse e alla società?

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Neopositivista.

Mi spiace, rileggiti l' articolo, poichè dimostri di non averneinteso il significato.

Il femminismo, per voler abbattere privilegi in realtà mai esistiti,ha cercato di distruggere la figura del Padre, su cui da secoli si è forgiata la Famiglia Tradizionale, intaccando il senso stesso della Famiglia.
Non una società di Macho, figura peraltro cara alla lobby omosessuale, vedasi i "Village People", bensì di Uomini Veri e Normali, atti alla Paternità Consapevole ed ad un Matrimonio ponderato, può salvare la Civiltà Occidentale.


Quanto alle considerazioni della Si.ra La Racchia, dico che le donne magre efiliformi sono state create solo dagli stilisti omosessuali degli ultimi decenni, defeminilizzando la Donna ed efebilizzandola.
Quando fino agli anni '60 il settore della Moda era gestito da sarti normali e da sarte, le Mannequin (le modelle) di allora avevano forme morbide.
Dunque si è cercato di non far piacere la donna, che per secoli è piaciuta con le "giuste" curve.

Massimo ha detto...

"tuttavia, la discriminazione nel mondo occidentale è pari, anche se non effettuata con gli stessi metodi"
Laura, Lei ha scritto "pari" ed io ho parlato di "equiparazione" non di preferenza.
Ma l'aberrazione, mi consenta, è considerare la situazione della donna in Italia e in Occidente "equiparata" a quella delel donne nell'islam.
Le motivazioni, poi, mi consenta, sono risibili.
Anche perchè possono tranquillamente essere rivoltate sull'uomo che cerca di mantenersi in forma, di mostrarsi sempre "all'altezza" e di piacere alle donne.
Non mi sembrano motivi di discriminazione che, da noi, proprio non esiste.

laura la racchia ha detto...

caro stars, lei può essere un faro di luminosa sapienza in parecchi campi (etimologia e uso delle parole, tanto per citare una nostra precedente controversia...), ma la prego di non sparare queste perle di saggezza omofobe solo per il gusto di palesarci, ancora una volta, la sua (per l'appunto) omofobia. la conosciamo tutti molto bene. faccio riferimento, in particolare alla sua frase "dico che le donne magre efiliformi sono state create solo dagli stilisti omosessuali degli ultimi decenni, defeminilizzando la Donna ed efebilizzandola". veniamo a sfatare il mito: le donne magre e filiformi NON sono state create negli ultimi decenni. forse lei non sa, o ha ritenuto opportuno ignorare, che nell'ottocento la donna ideale doveva essere pallida e magra, mangiare "come un uccellino" e mai davanti agli uomini di casa, doveva essere silenziosa e succube, meglio se malata di tubercolosi, una malattia ritenuta molto chic, perchè efebizzava ancora di più. insomma, era attraente la donna che fosse magra e delicata, che non potesse in alcun modo ribellarsi e che quindi desse al maschio tutta la volontà di potenza (concetto che si chiarirà proprio in quegli anni con nietzsche) a lui necessaria senza ostacolarlo. per chi ha letto jane eyre di charlotte bronte, il concetto è bene esplicato nel rapporto tra rochester e jane. lui vuole jane perchè è magra e succube, ha rinnegato la prima moglie, bertha, che se ne sta a impazzire in soffitta, perchè è grassa, è "grossa quasi quanto il marito", e lui chiede alla gente di paragonare la figura esile di jane alla mole di bertha. e siamo nel 1847.
tuttavia, già le modelle di coco chanel, che nel 1926 inventava il tubino nero, erano magre e slanciate (per forza, per portare quel tipo di vestito). anche le collezioni di dior, sviluppate tra la fine degli anni 40 e la prima metà degli anni 50, prevedono la presenza di donne filiformi come modelle, e le collezioni hanno tutte lo scopo di mascherare la vera forma del corpo di una donna: c'era la linea snellente, la linea H per ridurre il seno, la linea a pannelli scomponibili per coprire le imperfezioni eccetera. la vera rivoluzione sta negli anni 60, anni di rivoluzione in qualunque campo, come ben sappiamo: le donne si stancano di essere considerate come oggetti e pretendono il rispetto per la loro individualità e per il loro corpo, i giovani cominciano a mettere in dubbio gli insegnamenti della generazione belligerante che li educa, il risultato è la pacifica rivoluzione del 68. negli anni 60 la bellezza era quindi valutata in altro modo (un modo "rivoluzionario" rispetto a quello dei padri): la donna più desiderabile del mondo, per molti, era la famosissima marylin monroe, anche se si dice che il suo famoso tubino fatto su misura, indossato in "a qualcuno piace caldo" corrisponda a una taglia 48. con gli anni 70, però, la rivoluzione del decennio precedente scompare, e le cose tornano "alla normalità". quali stilisti omosessuali degli ultimi decenni, dunque, sarebbero responsabili della efebizzazione della donna, dal momento che essa c'era già da prima? inoltre, a quali stilisti omosessuali lei fa riferimento, precisamente? gli unici tre che mi vengano in mente sono dolce, gabbana (che poi valgono per uno, visto che la firma dolce&gabbana è una) e valentino. degli altri stilisti che mi vengono in mente in questo momento, da armani a gianni e donatella versace, passando per cavalli, gucci, yves saint laurent, tom ford, tommy hilfinger e miuccia prada, nessuno è omosessuale.

caro massimo, con il termine "pari" io non intendevo "effettuata con gli stessi metodi", bensì "c'è lì ma c'è anche qui". o meglio, noi donne(perchè, ahimè, non sono l'unica pazza che avverte queste cose) la sentiamo. se voi uomini non sentite di imporcela, allora la situazione è più grave del previsto. detto tutto quello che è stato detto, almeno gli islamici si rendono conto che stanno sottomettendo le loro donne. pensano che sia giusto così, ma si rendono conto di sottometterle. i nostri uomini, invece, non si rendono minimamente conto di quello che fanno.

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Innanzitutto, Gentile Sig.na La Racchia, una precisazione: mi dia ancora dell'omofobo e non solo non le risponderò più, ma provvederò a cancellarle personalmente ogni suo intervento. Sono stato chiaro ? E sì che ho più volte scritto di essere arcistufo di essere etichettato come tale solo perchè non la penso in modo politicamente corretto. Come Cattolico mi sento offeso per qualsiasi acccusa di razzismo. Sono stato chiaro ?

Veniamo al poi.
Se Lei facesse il mestiere che faccio io (antiquario) si accorgerebbe di aver detto una marea di corbellerie. La Donna pallida è un mito che appartiene in particolar modo alla cultura inglese, ma non riguarda solo la Donna. Il vero Nobile Inglese doveva essere candido come il latte a dimostrazione di non aver fatto nessun lavoro fisico. E soprattutto accentuato nel sette/ottocento per diversificarsi dai Pellirosse ed Indiani Asiatici ed altre popolazioni con cui si confrontarono. Il caso citato di Jane Eyre non fa testo: apra un qualsiasi libro di pittura e vedrà che deliziose cicciotelle campeggiano, da Goya fino alla meno conosciuta pittura Italiana dell' ottocento.
Prenda un Giorgio Klenerk, "Primavera della vita".
Un Pelagio Pelagi, "Matrimonio di amore e Psiche". Un Antonio Rotta "Meditazione".Un Gaspare Landi "Ebe coppiera di Giove". Se vuole Le faccio un centinaio di esempi. Altro che magra e filiforme !


Veniamo alle Mannequin:secondo studi dell' AIDAP(Ass. It. Dist. Alimentazione)negli ultimi 50 anni le modellehanno diminuito constantemente il peso corporeo.La taglia del corpo delle modelle si riferisce a quelle di copertina di quattro riviste femminili (Cosmopolitan, Glamour, Mademoiselle e Vogue) dal 1959 al 1999.
Del resto molte attrici degli anni 50 che in passato erano state mannequin erano normo-magre, ma non filiformi o con disturbi alimentari.
E per tutti gli anni 50, 60 e 70 le attrici rimangono morbidissime.

Con la comparsa dei primi stilisti dichiaratamente omosessuali, ecco Twiggy e Veruska, vere, mi perdoni, schifezze. E pian piano le Modelle diventano un vero problema, fino ad arrivare all' anoressia.

Infine la sua affermazione finale è esilerante:"Nessuno deegli altri stilisti è omosessuale."

Armani ? Yves Saint Laurent ?

Gianni Versace ?????????

Tom Ford, che vive da vent'anni con lo scrittore Richard Buckley ??????????????????????

Ma dove vive, tra i bantù ?

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Dimenticavo: nel complesso quadro che ha portato all' efebizzazione delle modelle, bisogna aggiungere agli stilisti molti fotografi omosessuali, come Richard Avedon , o pseudoartisti come il depravato Andy Warhol.

Pacifica rivoluzione quella del '68 ?
Io ho una cicatrice sul sopraciglio, per via di quella pacifica rivoluzione.
E chi erano i pacifisti, Curcio, Scalzone e Piperno ?

laura la racchia ha detto...

mi perdoni, ma la rivoluzione del 68 mi sembra a dir poco una rivoluzione pacifica. lei ha una cicatrice sul sopracciglio? spiacente, ma sono sicura di poter affermare che in rivoluzioni non altrettanto pacifiche, come quella francese oppure quella dell'indipendenza americana, non le sarebbe andata così tanto bene.

Chiara ha detto...

Spezzerei una lancia a favore di Stars che non credo si meriti l'aggettivo omofobo, perchè se davvero lo fosse il dialogo non esisterebbe neppure, da cattolico difende i propri modelli ed è per questo che non è politicamente universalmente corretto.

Detto questo, vedo che però come al solito gli omosessuali diventano il capro espiatorio ( mi consenta gentile Stars ma da proprio questa impressione).

Ottima l'analisi storica artistica, ma ho da dissentire su numerosi punti.
Vero che siamo bombardati da modelli assi discutibili, soprattutto di infimo livello culturale, e questo credo sia la vera piaga dell'Italia e soprattutto molti dei nostri connazionali nemmeno si rendono conto di esserlo questo universalmente parlando (cioè uomo donna etero omo).
Il femminismo che piaccia o no alla società, ha portato grandi miglioramenti. C'è da dire che soprattutto per il nostro paese, se le donne non lavorassero moltissime famiglie non potrebbero sussistere con un unico reddito, nulla togliendo alle casalinghe ricordando quella santa donna di mia madre che mi ha cresciuta facendo la madre a tempo pieno.
Miglioramenti soprattutto per le donne, che possono realizzarsi, fare lavori splendidi che la nostra società ci offre. Realizzare le proprie ambizioni è un privilegio che le donne si sono guadagnate perchè hanno dimostrato di avere le capacità, la voglia e le risorse per esserlo.
Se le future generazioni vogliono le veline... eh, non è mica colpa dei genitori, e nemmeno della tv o degli omosessuali (ci tengo a precisare)
Ma della mancanza di cultura che dilaga... e dilaga (almeno dal mio punto di vista).

Assurdo è, dall'atra parte dire che le donne siano avversate come nell'islam.... si sputa sulla fortuna di essere nate nella pace occidentale.
Molte donne, si fanno avversare da uomini ignoranti proprio perchè per prime vorrebbero assomigliare a modelli preposti. Sono modelli proposti, non sono mica obbligatori.
Uomini intelligenti, che sanno apprezzare la femminilità esistono per fortuna... (femminilità intesa come normale e sana rotondità)
La paura di invecchiare è un fenomeno di entrambi i sessi, avvinti dalla vanità che è figlia dell'ignoranza che non sa apprezzare la maturità del corpo e del pensiero.

Il '68? un miracolo per fortuna, e un incubo di forza dall'altra. Se non ci fosse stato il 68, il mondo si sarebbe avversato e collassato su se stesso, non tutte le rivoluzioni possono essere fatte con il pensiero, quando non si vuole ascoltare, soprattutto per uomini che non volevano perdere terreno.

Liquido infine l’articolo citato con un unico aggettivo: patetico.
Dipinge l'uomo come una vittima di donne sataniche e maschi senza midollo, dove i divorzi sono opera di infedeli femmine il cui unico intento è distruggere senza pietà il maschio, magari con il sogno di sposarsi un ricco turco miliardario e fare la concubina.
C’è la bruttissima abitudine non prendersi le proprie responsabilità, soprattutto sociali.

(piccolo commento visto che ho l'onore di avere l'intestazione di tale articolo, mi lusinga il fatto di essere militante per dissentire da queste affermazioni patetiche)

Lontana ha detto...

Mmmhhh..voglio mettere anche la mia in questa succulenta discussione!
La mia opinione di donna antifemminista, naturalmente!

Per la signora di cui sopra:

In primis vorrei dire che lei stessa fa una bella discriminazione quando presume che le belle donne sia stupide e che le brutte siano intelligenti. Purtroppo la natura é ingiusta e ci sono ragazze belle e anche superintelligenti e ragazze bruttine e col cervello di gallina.

Poi: Ma quando mai noi donne ci facciamo belle solo per piacere agli uomini? Lo facciamo prima di tutto per noi, per quando ci guardiamo allo specchio e per il gusto di portare dei bei vestiti, scarpe, eccetera. Nessuno ci obbliga, infatti ci sono in giro delle scorfane che non ci tengono e sono affari loro.

La rotondità femminile: ha definitivamente ragione Stars. Il modello femminile tradizionale é di donna rotonda, gli efebi e le anoressiche sono un prodotto commerciale degli stilisti omosessuali.
Altra cosa: l'anoressia femminile é molto spesso legata al desiderio di non crescere, di rifiuto del corpo "femminile", di rifiuto della femminilità.

La donna non é cosi' debole da farsi influenzare da tutti, ma bisogna prima essere convinte di essere donne.

Andrea ha detto...

"chi vorrebbe per moglie (o fidanzata, o amante) una donna bassa, grassa, pelosa e brutta? non è pur vero che questo tipo di donna viene discriminata dagli uomini occidentali, che desiderano solo le bellezze (finte) da prima pagina, le letterine col bel faccino il fisico da urlo e il cervello grande come un fagiolo?"

Perchè non è forse altrettanto vero il contrario?
L'intelligenza in questa società non interessa quasi a nessuno, per lo meno nei rapporti affettivi, e la SCELTA, che certo non è discriminazione, avviene prevalentemente su criteri estetici o comunque legati all'istintualità.
Anche perchè non c'è alcun condizionamento culturale o discriminazione che si possa definire tale, nel preferire donne "belle" o uomini "belli" (può esserci nella definizione del canone di bellezza, ma non si può certo negare l'istinto sessuale, cosa che a quanto pare è invece proprio quanto vorrebbe fare Lei), altro non è che la natura.
Badi che Lei è arrivata persino a lamentarsi del fatto che come COMPAGNA DI VITA E MOGLIE, sostanzialmente ci si basi su istinti sessuali, sull'attrazione fisica, sulla bellezza.
Non mi risulta proprio che 4000 anni fa le cose fossero diverse, ne tanto meno all'età della pietra...
Non le viene il dubbio che semplicemente la sessualità, e quindi l'attrazione fisica, siano una parte fondamentale dell'essere uomini e donne e che sia piuttosto un condizionamento sociale il pensare che debba essere invece il piacere intellettuale alla base delle nostre scelte di vita?
Si fosse lamentata di un trattamento discriminante basato sulla sessualità in ambiti che non hanno niente a che fare con essa, sarebbe stato legittimo, ma, diamine, lei si sta lamentando del fatto che la sessualità sia un elemento fondamentale nel rapporto tra i sessi!!
Ma si rende conto di ciò che dice e di quale aberrazione abbia raggiunto nei suoi ragionamenti?

"in occidente invece del chador c'è la chirurgia plastica, invece del velo c'è la dieta, ma la sostanza è la stessa: la donna deve fare di tutto per piacere all'uomo,"

Guardi che il Chador non è lì a nascondere brutte fattezze, non ha certo il ruolo della chirurgia estetica... é un'imposizione certo, se vogliamo un costo sociale quanto la chirurgia estetica (e posso concordare sull'eccessivo peso dato all'apparire in questa società, ma non riguarda certamente solo le donne (e poi ci sarebbe un ulteriore discorso da fare sulle motivazione economiche di ciò e sul fatto che non si fa altro che sfruttare l'ascendente maggiore delle donne sugli uomini per fini economici, lo sfruttamento di una pulsione maschile, non certo l'inquadramento delle donne...), ma lo scopo è esattamente l'opposto.
Il chador dovrebbe celare la donna agli sguardi degli altri uomini, proprio a dimostrazione del fatto che nell'islam si guarda alla bellezza, tanto quanto nel mondo occidentale (tanto quanto nel mondo animale, semplicemente la bellezza è un meccanismo di attrazione sessuale elementare).

"
deve ribellare, questo fare le cose "per piacere all'altro sesso" e non per volontà propria."

Quest'ultima frase è illuminante della frustrazione che permea l'intero commento... Che altro è la nostra vita se un relazionarsi con gli altri? Non è forse un instinto profondamente naturale quello di voler compiacere l'altro sesso? Sia per gli uomini che per le donne, ovviamente. Non è forse ciò un piacere anche per noi stessi?Non sarebbe più felice lei, se avesse più successo con gli uomini e potesse avere rapporti, non necessariamente sessuali, più agevoli con loro? Pensare che il proprio piacere, il proprio desiderio e in ultimo persino il proprio scopo in questo mondo, prescindano dal rapporto con gli altri, e in particolare con l'altro sesso, è la vera aberrazione del femminismo. La più grande e pronfonda ottusa falsità.

laura la racchia ha detto...

cara lontana, quello che dice lei è vero: la donna si guarda allo specchio e si mette dei bei vestiti prima di tutto per se stessa. ma perchè questo? perchè è già stata educata con questa mentalità, tu DEVI farti bella. la riprova, nelle sue parole successive: "Nessuno ci obbliga, infatti ci sono in giro delle scorfane che non ci tengono e sono affari loro". certo, nessuno mi obbliga, ma mi sento comunque ricattata moralmente a passare ore davanti allo specchio e a ingurgitare tonnellate di slimfast per non finire in pasto a quelli che mi daranno della "scorfana" (o della "racchia"), cosa che se ho una personalità men che granitica mi ferirà a morte, bloccando, in taluni casi, il mio sviluppo psicofisico. e non è un'esagerazione: le personalità anoressiche o con disturbi alimentari non provano desiderio di restare fanciulle, bensì di controllare il proprio corpo, perchè hanno un'idea di se stesse molto distorta (nessuna anoressica sa giudicare con buona approssimazione il proprio peso) che deriva da uno stimolo negativo esterno. l'anoressia è una malattia che ha cause ambientali, ragion per cui la società ha un peso fondamentale sulla formazione di queste personalità, una responsabilità che non può reclinare all'ultimo momento. finchè in giro ci sono persone che divulgano il verbo che "grasso è brutto magro è bello, per essere accettata come donna devi assomigliare il più possibile a gisele", ci saranno persone che soffriranno di notevoli disturbi alimentari.
mi scuso poi per la parte del cervello grande come un fagiolo. la mia non era assolutamente voglia di alimentare un logoro stereotipo, ma una semplice esagerazione per dare enfasi al discorso. nell'accezione, intendevo che l'uomo preferirebbe la donna bella ma stupida, quella che si fa bella per lui e segue i dettami che le vengono imposti senza proferir parola, piuttosto che una che sa ragionare con la sua testa e con l'aggravante di essere brutta. effettivamente mi rendo conto di essermi espressa un po' male, spero di essermi chiarita adesso.
per quanto riguarda le figure femminili del passato, posso garantire che le belle donne efebiche non erano unicamente ideali nordici, ma sussistevano anche in italia, quando c'era il conflitto, tutt'ora aperto, tra la donna "nordica" e la donna "mediterranea". è pur vero che l'ideale di bellezza è cambiato di epoca in epoca, ma quello che abbiamo noi oggi non dura da così poco come si crede, ed ha degli storici fondamenti.

infine, lontana, posso chiederle perchè e in che senso lei si definisce donna antifemminista?

Massimo ha detto...

Il cosiddetto "68", un mito che ha provocato solo guasti. Non tanto una cicatrice fisica (ma quanti sono stati assassinati ?), quanto cicatrici morali. Le BR sono espressione del comunismo ma figlie del '68 e oggi ci sono brigatisti rossi liberi come fringuelli ed ex terroristi in parlamento.
Se si è persa la cultura del lavoro lo si deve al sessantotto, che ha mostrato come andare avanti sfruttando il lavoro altrui.
E potrei continuare, ma non è argomento del nostro blog (ne abbiamo uno ad hoc: http:annidisangue.blogspot.com/ ;-)

Lontana ha detto...

Cara Laura,
ho visto solo ora la sua risposta, ma per me é molto tardi, allora le rispondo con calma domattina, cosi' le spiego perché son diventata anti-femminista..

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Vedo che in mia assenza hanno provveduto in molti a rispondere alla Sig. na La Racchia.
La quale però non solo non mi ha posto le scuse, ma neanche ha rettificato tutti gli errori del suo intervento. Compresi quelli su Tom Ford e gli altri stilisti.

Limitandosi ad un excursus sul'68 che per la giovane età non conosce, facendo una brutta figura esattamente come quella di questi giorni della Sig. ra Fanni Ardant su Renato Curcio e Brigate Rosse.
Come le ha accennato Massimo, il 68 ha fatto una lunga sequela di morti e feriti, non solo una "cicatrice" al sottoscritto.
Non si preoccupi che cmq ho partecipato anche a Rivoluzioni vere, non pacifiche ma pacificanti, come quella di Bucarest che eliminò in parte il comunismo dalla Mia Seconda patria....

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Veniamo ora alla sig. na chiara, con la quale mi scuso per le tardive risposte, ma oltre a gestire la Mia Famiglia, i miei impegni professionali ho pure i miei blog personali.

Grazie per la lancia spezzata, ma purtroppo la realtà è questa: sono arcisicuro che se il Sig. Cecchi Paone leggesse questi miei interventi, mi darebbe tranquillamente dell' omofobo.

Mi sembra che sul femminismo abbia già risposto e risponderà la Nostra Cara Amica Lontana, tra l'altro da un paese come il Canadà dove questo blog sarebbe già chiuso per legge ( è questa la libertà ?).

Veniamo alle casalinghe: per questo sono favorevole all' introduzione di un sussidio sociale (forse Massimo non sarà d' accordo...)per chi non disponga di reddito adeguato.
Ma in italia esistono moltissime Donne che lavorano pur avendo un marito agiato, rubando troppo spazio ai Figli, se Madri.
Spesso affidandosi a baby sitters pagate profumatamente.

Per migliaia di anni le Casalinghe hanno fatto con onore le Madri, crescendo i Figli in modo esemplare. Se il livello culturale e morale è oggi infimo, è proprio a causa della figura materna che è venuta a mancare. Proprio perchè le donne si illudono di realizzarsi solo nel lavoro, non cogliendo il dono di crescere un figlio.

Mia Moglie, Laureata col massimo dei voti in Romania, parla Italiano, Francese, Inglese (col massimo dei voti), mastica un po' di tedesco. Quando arrivò la Rivoluzione del '89 ed io andai a Bucarest per combattere il comunismo, aveva un posto di altissimo livello dirigenziale in una fabbrica, occupandosi dell'esportazione, viaggiando in tutto il mondo (cosa assai rara sotto Ceausescu...). Ebbene, ci ritrovammo dopo una quindicina d'anni , la sposai e non ebbe nessuna difficoltà a seguirmi, a lasciare tutto ed a fare la Moglie e la Madre.


Il'68 ? La risposta che ho dato alla Sig.na La racchia vale anche per lei: dubito che Lei conosca quello che sia stato.
Ma si rischia di andare fuori Blog...

Quanto all' articolo che lei giudica "patetico" , credo che se lo leggesse il Prof. Risè (anzi, sicuramente è un lettore del Domenicale, dove credo collabori)non potrebbe che concordare. Ma vedo che in Lei la militanza qui prevale....

IlPizzino. ha detto...

" mi sento comunque ricattata moralmente a passare ore davanti allo specchio e a ingurgitare tonnellate di slimfast per non finire in pasto a quelli che mi daranno della "scorfana" (o della "racchia"), cosa che se ho una personalità men che granitica mi ferirà a morte, bloccando, in taluni casi, il mio sviluppo psicofisico..."

Laurè, così mi fai sentire colpevole.

laura la racchia ha detto...

@ andrea: sicuramente è anche vero il contrario di ciò che affermo, cioè che le donne preferiscano gli uomini belli e muscolosi agli individui "normali" (nel senso che la maggior parte degli uomini non sono così), ma questo non ha mai turbato i suddetti individui "normali", nè ha portato una trasformazione sociale tale da vedere uomini in crisi se mangiano un bombolone alla crema o se spunta il primo capello bianco che, anzi, fa sexy, modello george clooney. sono d'accordo quando lei afferma che la vita sia un continuo relazionarsi con gli altri (e come non potrebbe esserlo? forse facendo gli stiliti), tuttavia mi trova in disaccordo la posizione secondo la quale relazionarsi con gli altri significa cercare a tutti i costi la loro approvazione. non ritengo che "compiacere l'altro sesso" rientri negli istinti naturali dell'uomo. credo, al contrario, che l'istinto di sopravvivenza porti a desiderare di compiacere in primis se stessi. cercare troppo l'approvazione altrui, altro non è che sintomo di debolezza.

@ stars: finalmente può cominciare a intuire che cosa significhi sentirsi appellare in modo non gradito. a lei non piace la parola "omofobo" perchè non si sente omofobo, a molti omosessuali turba il suo modo di dire "pederasta" perchè non sono affatto pederasti, ma tralascerò la sterile polemica per venire al dunque. la mia intenzione non era quella di offenderla, dal momento che sono qui per costruire un dibattito (di cui lei rappresenta la parte avversa, e dunqe fondamentale: mica posso argomentare contro me stessa!), e se la mia terminologia l'ha in qualche modo toccata o ferita le chiedo scusa. tuttavia, mi ha infastidito profondamente, non lo nasconderò, la facilità con cui ha addossato la responsabilità della brutta piega che ha preso la femminilità agli omosessuali, come se fosse un'equazione scontata (come dice chiara, gli omosessuali passano come il capro espiatorio).

@ pizzino: non preoccuparti per me, io sono una di quelle poche scorfane racchie con la personalità granitica, cosa che mi dà invero molti problemi, ma sicuramente non mi blocca lo sviluppo di nulla, anzi! mi sono portata dietro il nomignolo "laura la racchia" perchè suona bene, è facile da ricordare e si imprime bene nella mente degli altri (non per niente stars mi chiama "signorina la racchia". quante laura avrà trovato sulla sua strada? milioni. mi auguro di essere l'unica signorina la racchia, invece. amo essere originale), e ti devo un favore per avermelo creato tu, risparmiandomi la fatica di pensarmelo da sola.

Andrea ha detto...

"Nessuno ci obbliga, infatti ci sono in giro delle scorfane che non ci tengono e sono affari loro". certo, nessuno mi obbliga, ma mi sento comunque ricattata moralmente a passare ore davanti allo specchio e a ingurgitare tonnellate di slimfast per non finire in pasto a quelli che mi daranno della "scorfana" (o della "racchia"), cosa che se ho una personalità men che granitica mi ferirà a morte, bloccando, in taluni casi, il mio sviluppo psicofisico."

Ma perchè per gli uomini è tanto diverso? La superficialità di una società basata sull'apparenza colpisce tutti.
Senza contare che avendo l'uomo una più forte pulsione sessuale, ed essendo strutturato come lo è oggi l'approccio all'altro sesso, una donna è nettamente avvantaggiata nel trovare un partner...
Quante donne conosce che non abbiano mai avuto un compagno, per quanto "racchie"?
Credo non molte. Le potrei presentare diversi uomini invece... che per il semplice fatto di non essersi voluti piegare a ciò che impone la società (cioè vai in un locale e a muso duro ci provi con qualcuna) magari perchè timidi, magari perchè restii a farlo per un qualunque motivo (e la sicurezza si forma con le conferme avute nella vita che per una donna in campo sessuale sono molto più facili da ottenere, data l'attenzione continua di cui è oggetto per il solo fatto di essere femmina), non hanno mai avuto possibilità.
Per un uomo o ti pieghi al sistema, o ne sei completamente escluso. Non significherà farsi belli (ma in realtà non è vero, perchè oggi si pretende attenzione e cura nel look anche dagli uomini... Persino gli adolescenti sono palestrati...) Una donna deve fare forse l'unica fatica di non ingrassare (e in realtà nemmeno quello, perchè esclusa completamente dal sistema non lo sarà mai, ci sarà sempre qualcuno interessato). Per il resto può permettersi più o meno tutto e oggetto delle attenzioni di qualcuno lo sarà comunque. Certo se si fa bella, e si tiene in forma è meglio. Vale per lei e vale per gli uomini. Solo che a lei basterà stare ad aspettare e qualcuno si farà avanti. Un uomo, volente o nolente, deve prendere l'iniziativa o non succederà mai nulla. Le assicuro che per tanti vincere le insicurezze e le timidezze, e in fondo, dover agire sul proprio carattere per cambiarlo ed adattarlo all'unico modo di fare che dia possibilità, è piuttosto traumatico, quando ci si riesce...
Mantenersi in forma è un vantaggio per chiunque, uomo o donna, una donna può permettersi di essere timida, un uomo no...

vincenza perilli ha detto...

Ettolitri di inchiostro sprecato

Massimo ha detto...

Dato un rapido sguardo al Suo blog, signora o signorina Petilli, mi dichiaro d'accordo :-D

laura la racchia ha detto...

egregio amministratore del blog, mi rammarico di notare che il mio ultimo commento non è stato pubblicato. dal momento che non conteneva insulti o offese (mi ricordo bene che cosa ho scritto), e che quindi non può addurre la volgarità a giustificazione del suo atto di censura, le chiedo ufficialmente un chiarimento a riguardo. in un commento precedente, l'illustre signor stars ha fatto notare che se esistesse un blog di questo genere in canada, esso verrebbe immediatamente chiuso, chiedendo di seguito se questa sia libertà (le parole esatte sono: "[...]tra l'altro da un paese come il Canadà dove questo blog sarebbe già chiuso per legge ( è questa la libertà ?)"). la suddetta è solamente un'ipotesi ("questo blog SAREBBE già chiuso"), mentre io parlo di un fatto realmente accaduto: un mio commento non pubblicato e ignorato (e non è possibile che non sia stato visto, dal momento che, nel frattempo, massimo ha scritto altro), ragion per cui mi sento di citare il signor stars e porre la sua stessa domanda: è questa la libertà?

IlPizzino. ha detto...

Suvvià Laura, non accanirti eccessivamente. Il problema non si pone, visto che tuo precedente intervento non era stato ancora moderato. Quanto a quella parte della tua risposta che mi interessa direttamente, posso semplicemente consigliarti di essere più autoironica e non giocare sempre a fare la tosta. Tanto più che i vari autori del blog hanno dato ampia dimostrazione di voler discutere con te. O no?
Mi riempie d'orgoglio il fatto che il mio nomignolo ti sia piaciuto - anche se avrei preferito che fosse rimasto tra noi - però auspico che mi renderai presto il favore che mi devi.

p.s. Mi sa che la Sig.na Perilli misura tutto in litri, perchè beve troppo. Levateje er vino, aho!

laura la racchia ha detto...

più autoironica di chiamarmi da sola laura la racchia cosa pretendi, la luna? :-)

IlPizzino. ha detto...

sì, ma solo se crescente.






p.s. mi riferivo alla tua interpellanza formale all'amministratore.

laura la racchia ha detto...

peccato, siamo il luna calante.

l'interpellanza formale era d'obbligo. non posso sempre usare lo stesso tono scanzonato, dal momento che le situazioni non sono sempre le stesse. sapersi adattare alle circostanze che via via ci si presentano è un sintomo anche della tua amata autoironia. andresti mai a teatro in jeans sdruciti e maglia logora? se sì, dimostri di avere scarsa fantasia e di prenderti un po' troppo sul serio.

IlPizzino. ha detto...

E ti pareva che per puro spirito di contraddizione non dicevi il contrario!
Dai, vedi se riesci a risolvere il rebus: http://ilpizzino.blogspot.com/

laura la racchia ha detto...

il contrario di cosa?

IlPizzino. ha detto...

Che la luna è calante e non crescente! Dai, ora torniamo seri che per colpa mia la discussione è saltata.

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Gent. Sig.na Laura (ma la Racchia non è il suo cognome ?)

Mi spiace, ma finchè i linguisti mi autorizzano ad usare "invertito" e "pederasta",continuerò ad usare tali termini, piaccia o meno a molti o pochi omosessuali.
Mentre il termine omofobo sottintende una qualifica di razzista.
Accettando le Sue Scuse, sono sempre in attesa che Lei prenda atto anche delle colossali inesattezze scritte nelle risposte precedenti, che non ho ancora visto.

Inoltre ne vedo anche ora: io non ho addossato la "brutta piega della femminilità" agli omosessuali, bensì agli stilisti omosessuali, ai fotografi ed agli artisti omosessuali. I quali sono detentori della Lobby omosessuale. E' ben diverso....


Venendo al secondo, Lei non era stata moderata, Egregia Sig. na Laura, perchè nessuno ai quali si era rivolta aveva avuto ancora il tempo.
Era solo in attesa. Non pubblichiamo solo quelli volgari od offensivi, perchè qui, come vede, non c' è censura.

Bisogna avere solo pazienza. Tutti noi abbiamo una Famiglia, un Lavoro, ed i propri Blog personali.