mercoledì 30 gennaio 2008

Della serie tutto é bene...

Sempre piu' mi capita di vedere film "educativi". Educativi nel senso che si vuole far abituare la gente a vedere coppie gay che vivono normalmente e che hanno gli stessi comportamenti, gioie e dolori, delle coppie normali e sottolineo normali, come da norma.
Il film di stasera, un film tedesco, racconta la storia di un bambino conteso dalla madre biologica, che torna da sei anni di ingiusta prigione in India, e da una coppia di uomini che l'avevano adottato.
Tutto é politicamente corretto e da cliché.
Il padre adottivo é un uomo serio, che ha un'ottima carriera, bella casa e il suo convivente un bel
ragazzo esuberante. Il bambino é affezionatissimo ai "genitori" adottivi e non vuole saperne della
madre sfortunata. La coppia é stabile, ma con "normali" diverbi e gelosie.
Tutto finirà bene, dopo un processo e degli interventi di cattive persone che hanno stupidi pregiudizi sulla capacità di allevare un bambino da parte di due uomini, tra abbracci e baci dei due uomini e con la benedizione della madre.
Tutto sembra facile con i bambini adottati...tutti si preoccupano tanto della felicità del bambino..

E invece no. Tutte queste storie sono delle razionalizzazioni. La gente che ha dei comportamenti
e degli orientamenti extra ordinari e tempo fa non accettati, cerca di trovare delle ragioni per giustificare le proprie azioni che sanno essere sbagliate.
Non va niente bene che i bambini siano adottati da coppie omosessuali , che li vogliono per avere una parvenza di famiglia. Perché cosi' possono continuare coi propri comportamenti con la benedizione della società, mentre nessuno si preoccupa veramente di cosa ha bisogno un bambino.

Ho visto documentari sui figli ,adottivi e non, di coppie di gay californiani, esibiti come cagnolini, e ragazzini portati alle parate gay per testimoniare che erano tanto felici che il loro papà un giorno avesse lasciato la mamma per un maschione palestrato del gruppo dei gay in cuoio nero.
Ho visto una figlia di una coppia lesbica che aveva fatto piangere di desolazione le mamme quando ha confessato, dopo aver provato relazioni lesbiche, di preferire i ragazzi.

Ci si preoccupa tanto di non ferire la sensibilità degli omosessuali adulti, si coniano vocaboli per esecrare le critiche, si fanno leggi per impedire la libertà di espressione, e si dimenticano le esigenze elementari e affettive dei piu' piccoli, piu' deboli, dei minori.
Una delle tante contorsioni di una società che preferisce vivere l'oggi e il piacere del momento e per questo sacrificare il futuro e le generazioni future.

martedì 22 gennaio 2008

La Setta Gay

Oggi volevo lasciare una piccola riflessione, personale, opinabile, ma secondo me fondata.

Molti parlano di Comunità Gay, Lobby Gay... io ho coniato un nuovo termine. La Setta Gay. Vediamo perché.

Quando penso ad una setta mi vengono in mente alcuni concetti, quali "fanatismo", "credenza a dogmi", "plagio degli appartenenti", "continua necessità di reclutare membri", "centrismo degli argomenti della setta rispetto al resto della propria vita". Penso che su questo punto pochi possano dissentire, siano essi eterosessuali o gay.

Vediamo allora nel dettaglio questi cinque punti.

- Credenza a Dogmi.
Non è forse vero che i gay credono ad alcuni dogmi? Pensano per la stragrande maggioranza di essere nati gay ed anche se la scienza ci dice che non è così lo affermano con lo stesso vigore con il quale un religioso afferma di credere al proprio dogma. Se porti loro un esempio di ex-gay, ora eterosessuale, ti dicono che non è mai stato davvero gay e si chiudono a riccio, perché dato che non esiste alcuna fondatezza riguardo le basi logico-scientifiche della maggioranza delle loro affermazioni, la loro credenza in tale ambito è di puro stile dogmatico. Se provi loro a spiegare che ci sono gay quarantenni con un passato eterosessuale ti dicono che erano gay repressi, per quanto questi ultimi possano tentare di spiegare loro che ricordano distintamente il loro passato eterosessuale.

-Plagio degli Appartenenti.
Non è forse vero che quando un omosessuale contraddice una delle frasi di cui sopra al punto precedente, viene subissato di insulti o critiche da parte di quasi tutti gli altri omosessuali? Su diversi blog relativi all'omosessualità a volte si vedono vere e proprie bagarre con gay, spesso proprietari del blog, che tentano di convincere, di realmente indottrinare gli altri gay riguardo i loro pensieri "sbagliati". Ho letto con i miei occhi gay che dicono ad altri gay "Non è possibile che ora tu sei gay mentre in passato eri etero. Sicuramente eri gay e ti reprimevi." nonostante l'altro gli rispondesse "Ma lo saprò meglio io di te? E' la mia vita!". E non è che l'abbia letto UNA volta, cose del genere le leggo di continuo.

-Continua necessità di reclutare membri.
Non è forse vero che quando una persona non è sicura sul proprio allineamento sessuale, gli omosessuali subito si prodigano nel dirgli "accetta la tua omosessualità, abbracciala, starai meglio"? E perché non gli dicono mai che potrebbe abbracciare la sua eterosessualità? Perché una persona confusa dev'essere automaticamente gay? Probabilmente, proprio perché i gay cercano di acquisire anche potere aumentando in numero. Ma tengono questa cosa nascosta. Un altro dei dogmi gay è "I gay sono sempre nella stessa quantità, qualora se ne vedano di più è solo perché sono di più quelli che si dichiarano.". Se provi loro a dire che questa è soltanto una congettura, si chiudono a riccio e torniamo al punto del dogmatismo. Dato che non si nasce gay e che chiunque può diventare gay, se segue un certo percorso, è palese che il numero dei gay non può essere fissso e stabile intorno a una percentuale. Non è una cosa biologica.

-Centrismo degli argomenti.
Non è forse vero che quasi tutti i gay nei loro blog e spazi parlano quasi solo di argomenti gay? Noi eterosessuali non stiamo a sbandierare la nostra eterosessualità. I nostri blog possono parlare di politica, della nostra fede calcistica, di musica, di viaggi... i blog dei gay parlano QUASI TUTTI di omosessualità. Perché?

-Fanatismo.
Non è forse vero che i gay spesso parlano di "orgoglio gay"? Quale sarebbe questo orgoglio gay? Cosa c'è di orgoglioso nell'essere gay? Mi spiego meglio. Uno può essere orgoglioso di avere un lavoro importante, perché (si spera) ha faticato tutta la vita per ottenerlo. Uno può essere orgoglioso di un proprio figlio perché magari ottiene ottimi risultati. Credo, e non penso di sbagliare troppo, che non si possa essere orgogliosi di qualcosa che non è meglio di un'altra. Mi spiego meglio. Se un gay si dice orgoglioso di essere omosessuale, sta distintamente affermando che si crede di essere meglio di un eterosessuale. Spesso infatti ho sentito frasi come (le aggiunte tra parentesi sono mie per far capire meglio) "Menomale che sono gay (altrimenti avrei dovuto essere un brutto etero!)" o "Grazie a Dio sono nata lesbica (altrimenti pensa che schifo se nascevo etero brrr...)". Beh, oggettivamente, come persona un gay non è meglio di un eterosessuale. Crederlo si chiama in un modo solo: fanatismo.

Ora, dopo queste considerazioni, è ovvio che una setta non è solo queste 5 cose... ma... è davvero diversa la setta rispetto alla cosiddetta comunità GLBT? Sì? E in cosa si diversifica così tanto? Non vedo grandissime sostanziali differenze.

Veritaas79

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lunedì 21 gennaio 2008

Quale futuro per i figli delle coppie omosessuali ?

Nel mio post "Lesbiche è bello" di Venerdì scorso ho scritto una nota sull' infanzia di Anne Heche che, guardacaso, non è stato colto dai nostri frequentatori omosessuali ed omofili. Tale nota, tra l'altro, diceva: "Nata nel Ohio, figlia di Nancy e Donald Heche, ha avuto un'infanzia difficile e tormentata. Il padre direttore di un coro, segretamente omosessuale e frequentatore di locali gay, muore di AIDS". Sempre per rimanere nel caso di Jodie Foster che vediamo con la sua compagna, Cidney Bernard, che come si può vedere anche in questa fotografia sono entrambe due autentiche bellezze , viene da chiedersi quale futuro possiamo ipotizzare per i due figli della Foster. Figli generati rigorosamente in provetta, Charles e Kit.



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Già: Jodie Foster è proprio bella !


Jodie Foster e Cidney Bernard. Due vere belle donne. Femminili, soprattutto. Non c'è che dire...










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sabato 19 gennaio 2008

Grossi guai a Gaystreet...

A Milano c' è una strada, Via Sammartini, orgogliosamente ribattezzata anni fa "Gay Street" nientepopodimeno che da Franco Grillini, che da parecchio tempo è al centro dell' attenzione per problemi di ordine pubblico. I tanti locali per omosessuali, come si vede molto discriminati, sorti in questi anni, aperti fino a notte inoltrata, alcuni fino all'alba, hano fatto si che nella via si concentrasse sempre di più la microcriminalità. Diversi rapporti dell' Autorità di PS parlano di spaccio di stupefacenti, prostituzione maschile anche minorenne, ubriachi, risse con coltelli e feriti. Addirittura un Palazzo, al civico 33, era diventata una vera e propria Casa di Tolleranza di transessuali, con spaccio di droga a cielo aperto(è notorio il legame cocaina-cliente trans, anche come le cronache di noti personaggi pubblici hanno certificato) e sfruttatori sempre più arroganti e spavaldi. Anche verso le poche famiglie rimaste nel palazzone. Le quali però non hanno demorso, fino ad eleggere un anno fa circa un nuovo coraggioso Amministratore, Federico Citarella, che parte all' attacco:chilometri di lettere ad Autorità, Prefetto, Comandate dei Vigili, della Polizia e tutte le figure possibili e immaginabili che dovrebbero intervenire difronte all'illegalità dilagante e a un problema sicurezza così evidente per i cittadini. Invece, il silenzio. O risposte ancora più inquietanti come la mancanza di mezzi per intervenire. La soluzione a questo punto poteva venire solo dal buon senso dei residenti.
Per quanto ingiusto hanno messo mano ai propri risparmi per poter alzare un portone di ingresso blindato e installare le telecamere a circuito chiuso. Non è stata certo una passeggiata, ma piano piano i criminali hanno traslocato e le famiglie sono tornate in via Sammartini 33. E dato che di buon senso stavamo parlando, chi ne ha e lo so usare non poteva fermarsi a un semplice palliativo - come invece il Comune avrebbe fatto - così si è messa in moto la macchine delle iniziative.
Con il contributo della Regione Lombardia due piani sono stati adibiti ad uffici dove si tengono corsi per diventare segretarie, prossimamente un'assemblea di quartiere al teatro Sales solleverà l'attenzione sul progetto di condominio orizzontale: un consorzio di tutti gli stabili che si affacciano alla Stazione Centrale per migliorare la qualità della vita nella zona. Rincuorato da tale iniziativa, anche il Comune di Milano, per fronteggiare la dilagante criminalità ed i disagi ai residenti, ha ordinato la chiusura dei locali alle 22. La calma e la quiete era tornata, in Via Sammartini. Ma in questa settimana il TAR lombardo ha accolto il ricorso dei proprietari dei ritrovi, appoggiati dall' Arcigay. Chi sono i discriminati, gli omosessuali o gli abitanti del quartiere ?

PS: come si vede, non sono affatto a corto di argomenti...

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venerdì 18 gennaio 2008

Lesbiche è bello ????

Stimolato dalle risposte di due nostre gentili amiche:
"Scusate, cos'è quella frase che è difficile trovare donne gradevoli omosessuali? In nome di donna "femminile" omosessuale e degna di essere donna potrei mettervi davanti agli occhi decine e decine di ragazze femminili e sexy omosessuali." -Girllovegirl- e "Lesbiche gradevoli? Ce ne sono a bizzeffe mi creda XD camioniste a parte... " -Chiara-, posto qui la foto di Anne Heche, che ricordo come interprete bruttina di Everwood, certamente non il massimo della femminilità, come del resto la sua ex-amica Ellen DeGeneres. Che, anzi è un ragnetto cicciotello ancor più bruttina.

Ma quello che è interessante è una panoramica sulla biografia della Heche:

"Nata nel Ohio, figlia di Nancy e Donald Heche, ha avuto un'infanzia difficile e tormentata. Il padre direttore di un coro, segretamente omosessuale e frequentatore di locali gay, muore di AIDS, in seguito un altro dramma irrompe nella sua famiglia, il fratello maggiore Nate, muore in un incidente stradale. In seguito con la madre si trasferisce a Chicago, per mantenersi inizia a lavorare in vari locali esibendosi come cantante...". Sembrerebbe qualche problemino, o no ?

Ma anche in quella della sua amica si legge: "In questo periodo la sua attività lavorativa fu frenetica: tra gli altri mestieri svolti vi furono la giornalista, l'imbianchina, la hostess, la barista e la pescatrice di ostriche. " . Per niente confusa, no ?

Un' altra famosa attivista omosessuale, la figlia di Cher e Sonny Bono, Charity, sembra proprio una camionista, con rispetto parlando. E la bellezza e femminilità di Nadia Navratilova sono arcinote...Come l'altra tennista Amelie Mauresmo. E basta dare un' occhio proprio al sito della DeGeneres per ammirare una sfilza di celebrità lesbiche. Occupandomi per mestiere di Estetica, direi che la media è assai bassina. Unica eccezione potrebbe essere Portia de Rossi, ma appunto eccezione rimane, se si pensa infatti alla sua ex-convivente Francesca Gregorini, figlia insipida e mascolina di Barbara Bach.

Per concludere infine questo piccolo giro nel mondo dello spettacolo, ed a proposito dei privilegi che la Lobby omosessuale americana gode, a Settembre è uscito anche in Italia il film "Io vi dichiaro marito e marito", un film comico che narra la storia di 2 amici eterosessuali che per godere di alcuni privilegi economici si fingono pederasti fino ad arrivare al matrimonio. Per frodare il fisco.







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giovedì 17 gennaio 2008

In Layca Frocessione.

Il 9 Febbraio a Roma ci sarà l'ennesima prova della Cattofobia ben radicata in una certa sinistra che in questi giorni ha impedito al Santo Padre di essere presente all' Università La Sapienza di Roma. Insieme ai sinistri laicisti, che offendono la vera Laicità, ci saranno i vari circoli omosessuali che faranno a gara nel mostrare baffuti individui vestiti da Suore ed orrende lesbiche ( ben difficile trovare una donna omosessuale gradevole. Sarà un caso ?) vestite da Cardinali. Il tutto sarà condito dalle solite oscene provocazioni. Siamo in piena offensiva anticlericale, come dimostra il libro qui a fianco delle "solite" Kaos Edizioni. La manifestazione, preceduta da quella odierna che da il titolo al Post, sarà all' insegna dell' "autodeterminazione, laicità, antifascismo e liberazione", e si chiamerà "NO VAT". Ancora una volta comunisti ed omosessuali italiani saranno fratelli nel nome di un anticlericalismo trinariciuto di bimbetti non cresciuti che si ostinano a voler fermare l' orologio della storia al '68, pessimo anno che diede il via alla Terza Guerra Civile Italiana. Indubbiamente è uno strano connubio, questo; che dimentica come a Cuba gli omosessuali possano essere condannati a morte. Che dimentica l'ostracismo e gli anatemi che il Partito Comunista Italiano dedicò a Pier Paolo Pasolini. Ancora una volta Roma sarà offesa nella sua Cristianità da chi, non volendo accettare il Dissenso Cattolico su molti temi irrinunciabili come il No all' aborto, all' eutanasia ed al matrimonio omosessuale, sfoga la propria impotenza con sterili e laide pantomine.










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sabato 12 gennaio 2008

Sono peggio di uno stupratore.

Buonasera,

sono Veritas79 e questo è il mio primo post su "SecondoNatura", ed apro con una bella notizia: ho appena scoperto che se vivessi nel mirabolante Regno Unito, sarei considerato peggio di uno stupratore.

In quanto contrario a quelli che vengono spesso stabiliti come "normali" diritti degli omosessuali, io sarei un'istigatore all'omofobia. Questo crimine efferato (oh my God!! tanto per restare in tema), in UK viene punito ora con una pena di reclusione fino a 7 anni, ovvero superiore a quella che si può dare ad uno stupratore. Questa legge, reputata severa persino all'interno di ambienti omosessuali, non è stata modificata nonostante le richieste (pertinenti) dei Vescovi di rivedere la stessa con un emendamento, la notizia è fresca fresca.

Cliccare per credere.

Ah... e io sono il primo scrittore di questo blog a non essere né cattolico né di destra... ma l'intelligenza sta nel vedere gli errori dell'umanità da qualsiasi schieramento.

E... no... non si sta esagerando, vero?

Veritas79

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giovedì 10 gennaio 2008

Perchè parlo politicamente scorretto:la Casta omosessuale.

Tempo addietro mi fu rimproverato di usare qui un termine politicamente scorretto come "pederasta". Dovetti perdere tempo e parole per spiegare la liceità di tale termine, anche se penso che la mia interlocutrice non se ne sia convinta. Non voglio tornare sull' argomento, ma mi è giunta una lettera pubblicata dal quotidiano "l'Avvenire" il 20 Dicembre scorso che mi induce a pubblicarla:

"Caro Direttore,
credo che la nostra società stia facendo un grave errore: ha concesso all’ideologia gay il monopolio del linguaggio.
Un po’ di anni fa qualcuno mi ribattezzò “eterosessuale”. Io ero semplicemente “normale”. Mia moglie e io avevamo formato una famiglia, società naturale fondata sul matrimonio, i cui diritti sono riconosciuti dalla Costituzione. Desideravamo dei figli, e questo veniva incontro alle necessità della società, che ha bisogno di 2,1 figli per donna per sussistere. I figli nacquero attraverso normali rapporti sessuali, che, essendo potenzialmente fecondi, hanno una rilevanza per la società e per lo Stato. La distinzione è quindi tra rapporti sessuali e rapporti omosessuali: questi ultimi sono scelte personali, prive di rilevanza sociale, essendo rapporti infecondi (sottolineo “scelte”: una persona può avere tendenze omosessuali e scegliere di NON avere rapporti). Quel prefisso “etero” proviene dall’ideologia gay.
Poi qualcuno cominciò a sostituire la parola “omosessuale” con la parola “gay”. Più spiccio, dicevano. Spiccio e falso: omosessuale e gay non sono sinonimi. Gli omosessuali non gay sono la maggioranza: sono persone riservate, che non amano il chiasso, che non vanno in TV e non sfilano in piazza, che non rivendicano diritti particolari. Ognuno di noi ne conosce qualcuno. Nelle nostre menti però tutti gli omosessuali si sono trasformati in militanti gay, e questo falsa completamente il dibattito.
Poi arrivò l’omofobia. Ha un “suono” simile a una malattia (claustrofobia, aracnofobia,…), ma è una malattia inesistente, inventata dall’ideologia gay per i suoi scopi. Discriminazione nei confronti degli omosessuali? Il discorso discriminatorio comincia a diventare un po’ ridicolo: conoscete casi di persone rifiutate sul lavoro perché omosessuali? Ragazze vengono invece rifiutate perché giovani spose a rischio di maternità. Persone omosessuali siedono in Parlamento, sono ai vertici di diverse regioni, sono presenti nel mondo dell’arte, del teatro, della TV, del cinema, della letteratura, della moda, nelle università e nelle scuole di ogni ordine e grado, hanno una disponibilità di reddito ben superiore alla media, hanno organizzazioni nazionali a loro disposizione: la discriminazione non esiste. La cosa è talmente vera che i casi vengono cercati ed enfatizzati ad arte, come il recente fatto del “gay fuori dal coro parrocchiale”. La finta malattia detta omofobia serve solo a zittire coloro che contestano l’ideologia gay (si dà dell’omofobo un po’ come un tempo si dava del Fascista). All’estero siamo già arrivati alla discriminazione rovesciata: alla fine del 1998 il 25% dei ministri maschi del governo Blair erano omosessuali dichiarati.
Adesso arriva il “gender”. Esplode in Italia dopo una lunga preparazione a livello di ONU e Comunità Europea. Una serie di amministrazioni pubbliche si sono già dotate di testi che contengono la parola “genere”, spesso inserita giocando sulla buona fede degli amministratori che ritengono “genere” la parola elegante da usare al posto di “sesso”. Ho letto sull’Unità che l’ISTAT fa già le statistiche di “genere” (uno degli infiniti sprechi di denaro pubblico). Solo adesso che la parola è presente ovunque si comincia a spiegare che i generi non sono i due sessi, ma sono 5, o 7, o più ancora.
Viene già usata la parola “omocrazia”? Prima o poi bisognerà usarla. Non perché i militanti gay sono presenti ovunque nelle istituzioni (questo è ovviamente legittimo, se c’è chi li vota), ma perché già avvengono episodi come questo: in una scuola non lontana dal mio paese, per il “monteore” degli studenti viene promosso un incontro con rappresentanti di una associazione gay sul tema, scontato, dell’omofobia; una rappresentante degli studenti chiede ai militanti gay la presenza di una controparte; la risposta: “Non è possibile, perché la controparte a questo gruppo sarebbe un omofobo”.
In Italia si può prendere in giro Prodi, si può deridere Berlusconi, si può satireggiare il Papa fino all’insulto, ma un militante gay non può nemmeno essere contraddetto. Ognuno giudichi da sé questo episodio. Io lo riassumo in due parole: la Casta.
Un caro saluto".

Come non concordare con pensieri simili ? Per questo continuerò ad usare termini come pederasta, sodomita, omosessuale così come uso cameriera, spazzino, mongoloide, spastico, negro, becchino, ed altri termini consideranti insultanti solo per chi ha la coda di paglia e scheletracci nell' armadio. Ben altro sono gli insulti , tipo le bestemmie che qualche anonimo imbecille ha postato ieri; beato lui, che ha la certezza sia di una lunga e sana vita, durante la quale nessun tipo di malattia sua o dei suoi cari lo costringerà a ravvedersi ed ad invocare quel Santo Nome di Dio con ben altro scopo; sia la certezza che tutto abbia fine con la morte, impedendogli di dover rendere conto al Creatore delle sue ingiurie.

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lunedì 7 gennaio 2008

casta gay, i nuovi intoccabili

Di Stefano Lorenzetto

Alberto Ruggin, diplomato di Este, è gay, e fin qui è affar suo. Alberto Ruggin va a confessarlo in Tv, a Ciao Darwin, programma condotto su Canale 5 da Paolo Bonolis, che lo include col numero 23 nella squadra omosex schierata contro la squadra etero, e da lì in avanti diventa affare di 5 milioni di spettatori.
Alberto Ruggin è, o perlomeno ha dichiarato di essere, «capo dei chierichetti» (a 21 anni?) e solista del coro nella basilica di Santa Maria delle Grazie, non una chiesa qualsiasi, un santuario, e questo, se l’interessato permette, è anche e soprattutto affare del parroco, don Paolino Bettanin. Il quale ha deciso di reagire come meglio credeva: escludendo il giovanotto da entrambe le mansioni liturgiche. Così Ruggin è finito sui giornali, come forse sperava in cuor suo, e questo ancora una volta diventa anche affar nostro, di tutti noi che i giornali li facciamo e li leggiamo. Ha agito bene o male il reverendo nel retrocederlo al rango di semplice fedele? Giudicate voi dalle successive dichiarazioni del ventunenne: «Voglio che vengano autorizzate le unioni omosessuali e per questo mi impegnerò politicamente nel mio Comune». Dal punto di vista dell’ortodossia, nulla si può rimproverare a don Paolino: non ha fatto altro che attenersi alle prescrizioni dettate dall’altro Paolo nella Prima lettera ai Corinzi: «Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio». Nell’attesa del giudizio finale, si presume che le medesime categorie, tutte peraltro più o meno rappresentate nella Chiesa, debbano almeno essere dispensate dal provvedere alla gestione del regno sulla Terra, anche se le indicazioni del convertito di Tarso al riguardo non appaiono altrettanto esplicite. Dal punto di vista dell’opportunità, il sacerdote ha commesso un errore inescusabile: è andato a infilarsi nel tritacarne mediatico. Il che dimostra se non altro una grandissima ingenuità. Avrebbe dovuto sapere che la piazza era già saldamente presidiata dal suo ex confratello don Sante Sguotti, già parroco di Monterosso, meno di 30 chilometri da Este. Troppa grazia, Sant’Antonio, per la sola diocesi di Padova, in appena tre mesi. «Il parroco di Este ha superato in omofobia le posizioni più retrive della Chiesa cattolica», ha sentenziato Alessandro Zan, presidente dell’Arcigay veneto. Omofobia. Accusa tremenda. Una parola gettonatissima, di questi tempi. Designa l’«avversione per l’omosessualità e gli omosessuali». L’Accademia della Crusca non la registra nemmeno. L’Ansa la usò per la prima volta (e una sola volta) nel 1984. Dall’inizio di quest’anno la medesima agenzia di stampa l’ha già ripetuta 385 volte. Sullo Zingarelli risulta inventata nel 1985. Penso di non essere distante dal vero nell’attribuire la paternità dello sdoganamento semantico all’onorevole Franco Grillini, presidente emerito dell’Arcigay e deputato diessino. Ai tempi in cui il neologismo fu coniato, gli omosessuali non avevano diritto di cittadinanza non solo nelle sagrestie ma neppure nel Pci. Era il 1986 quando Giancarlo Pajetta, alla vista di una foto che ritraeva Grillini con un gruppo di dirigenti gay davanti al Bottegone, reagì con uno dei suoi lapidari niet: «Io qui i finocchi non ce li voglio». Rimaneva pur sempre il partito che 37 anni prima, a Udine, aveva espulso l’omosessuale Pier Paolo Pasolini. Il mio amico Claudio Sabelli Fioretti ha appena pubblicato un libro-intervista con Grillini. S’intitola: Gay. Molti modi per dire ti amo. Viene presentato così: «Volete sapere quanti calciatori in Italia sono gay? Volete leggere le polemiche fra Grillini e i cardinali omofobi? Volete sapere che cos’è il gaydar? Volete indovinare quale presidente della Repubblica era omosessuale?». Quante morbose curiosità: non avevano detto d’essere come gli altri? La pubblicità contempla un quinto interrogativo, assai sintomatico: «Volete capire perché più si è omofobi più si è omosessuali?». Suona minaccioso. Si può tradurre così: se ci critichi tanto, vuol dire che sei come noi. Curioso modo di procedere: viene rovesciato su chi osa dissentire da certi stili di vita il sospetto d’appartenere a una categoria che pretende legittimazione naturale e giuridica. Insomma, più sei omofobo più sei normale. O no? Mi sfugge allora in che cosa consista la straordinarietà delle rivelazioni di Grillini raccolte da Sabelli Fioretti. La strategia della potentissima lobby gay appare chiara: non parlate di noi, se non per dirne bene. Questo sì che è razzismo. Significa davvero considerarli diversi da tutti. E su chi non si allinea, come il sacerdote di Este, sia anatema. Un cantore si può escludere dal coro parrocchiale se stona. Ma per uno scrupolo morale no. Qui bisogna mettersi d’accordo. Prima si accusa la Chiesa di non vigilare a sufficienza affinché a chierici e preti attratti da persone del loro stesso sesso sia impedito di riversare le proprie pulsioni all’interno di seminari e parrocchie. Poi ci si lamenta se un prevosto di paese, avuta pubblica e assordante notifica che il «capo dei chierichetti» si dichiara gay, ricorre spicciativamente a un allontanamento a scopo cautelativo, per non ritrovarsi nell’imbarazzante situazione di doversi un giorno giustificare con qualche genitore, immagino. Certo, la decisione appare poco caritatevole e anche ingiusta, non essendosi il giovane in cerca di facile notorietà macchiato di alcuna colpa. Ma mettetevi nella tonaca del parroco: che altro doveva fare, pover’uomo? Sorvolare? Fingere di non aver visto? Tollerare lo scandalo? Converrà ricordare, di passata, che la lettera Homosexualitatis problema stilata nel 1986 dal prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale che oggi è papa col nome di Benedetto XVI, bolla l’inclinazione omosessuale «come oggettivamente disordinata», concetto peraltro ribadito nel Catechismo della Chiesa cattolica al paragrafo 2358. Qualche tempo fa Vittorio Messori mi ha spiegato che la Chiesa, nella sua saggezza di «mater et magistra», in passato aveva sempre fatto in modo che le persone con tendenze omosessuali rimanessero pecorelle nel gregge e non fossero ammesse ai sacri uffici. Ma poi, in ossequio al politically correct che negli Stati Uniti scambiava questa forma di prudenza per un’intollerabile discriminazione, ha dovuto spalancare le porte delle istituzioni religiose a chiunque. In precedenza l’ostracismo si estendeva anche a coloro «che sostengono la cosiddetta cultura gay», come si legge in un memorandum della Congregazione per l’educazione cattolica, non a caso redatto in lingua inglese. Occhio alla data: il documento è del 1985. Lo stesso anno in cui entra nel vocabolario il sostantivo «omofobia». Se oggi molte diocesi americane sono screditate e in bancarotta, subissate da richieste di risarcimento presentate dalle vittime del clero gay, lo si deve esattamente a questo: alla paura della Chiesa di apparire omofoba. Per cui, parafrasando la frase pronunciata da Madame Roland, vittima della rivoluzione francese, un attimo prima che la lama della ghigliottina le separasse la testa dal collo, viene da chiedersi: omofobia, quanti delitti si commettono in tuo nome? Qualche settimana fa è accaduto in Inghilterra un fatto emblematico. I giornali britannici di qualità, dal Times al Telegraph, ma anche quelli popolari, come il Daily Mail, ne hanno riferito con ampiezza. Idem la Bbc. In Italia silenzio di tomba. Due gay dichiarati, Ian Wathey e Craig Faunch, che vivevano more uxorio a Pontefract, nello Yorkshire occidentale, sono stati lasciati liberi di violentare per lungo tempo i ragazzini dati loro in affidamento. Ebbene, durante il processo è emerso che gli assistenti sociali del Metropolitan district council della città di Wakefield non avevano mosso un dito per paura di essere marchiati come «homophobic». La coppia era anzi considerata «da trofeo». L’orientamento sessuale degli «educatori» non è stato giudicato un motivo significativo «per pensare l’impensabile». I due omosex, fra i primi a poter diventare genitori adottivi nel Regno Unito, hanno ottenuto la custodia di 18 ragazzi in soli 15 mesi. La coppia ha abusato di bambini di appena 8 anni. Quando una madre è andata a esporre i suoi dubbi, gli assistenti sociali, sempre per non apparire omofobi, si sono accontentati dei chiarimenti forniti da Wathey e Faunch e hanno spedito a casa loro persino un quattordicenne affetto da una grave forma di autismo, la sindrome di Asperger, che è stato «curato» con dosi massicce di pornografia gay. Michelle Elliott, direttrice di Kidscape, un’organizzazione contro gli abusi infantili, ha commentato: «Il buonsenso è uscito dalla finestra quando hanno permesso alla political correctness di prendere il sopravvento». In Italia sta uscendo dalla porta principale.
(Da il Giornale del 30 novembre 2007)