mercoledì 24 dicembre 2008

Povia e la censura omosessuale

Anni fa circolava una barzelletta che, spesso, racconto e altrettante volte ho trascritto per marcare la differenza da tutti quei condizionamenti che tendono a normalizzare convenzionalmente e forzosamente la situazione omosessuale.
Il testo è molto semplice e parla di tre vecchietti al parco che parlano tra loro e, vedendo passare due uomini, mano nella mano, commentano.
Primo vecchietto: una volta l’omosessualità era vietata.
Secondo vecchietto: poi è stata tollerata.
Terzo vecchietto: adesso è esaltata.
I tre vecchietti all’unisono: scappiamo prima che la rendano obbligatoria !

Come non pensare a questa conclusione sulla “obbligatorietà” dell’omosessualità davanti agli alti lai delle associazioni omosessuali per il testo della canzone che tal Povia intende portare sul palco di Sanremo ?
Solo perché – pare, a quanto si legge nei giornali – che si parli di un omosessuale che si è scoperto non essere tale, quelle associazioni pretendono, minacciando azioni rumorose di disturbo (anche qui con scarso rispetto per la libertà e per il lavoro altrui), che la canzone sia censurata.
E sono gli stessi che hanno elevato analoghi strepiti perché recentemente è stata censurata la scena di un bacio tra due uomini in un film trasmesso su Rai2.
Nella sostanza costoro pretendono che tutto ciò che serve alla propaganda omosessuale – ecco che torna la “obbligatorietà” della barzelletta – sia diffuso senza alcuna precauzione.
Tutto ciò che, invece, solleva dubbi sulla “normalità” di una situazione omosessuale sia censurato
.
E probabilmente sono anche gli stessi che sdilinquiscono per il provvedimento “di libertà” che ritengono essere insito nella proposta francese di depenalizzare l’omosessualità nel mondo e, al tempo stesso, cercano in tutti i modi di inserire, più o meno direttamente, un nuovo reato, di “lesa omosessualità”, facendolo passare come omofobia.
Noi dovremmo accettare tutte le manifestazioni della loro condizione, ma non obiettare o eccepire mai nulla su tale condizione.
Vi pare una posizione equilibrata e, soprattutto, rispettosa della libertà individuale e di pensiero ?

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