Propaganda e strumentalizzazione omofila
Un conduttore radiofonico (o similare) e un diciottenne palermitano.
Il primo ha preso un po’ di botte da sconosciuti, il secondo è stato ferito a coltellate dal padre.
Nel secondo caso a fare da detonatore della violenza è stata la confessione della omosessualità del ragazzo che ha ferito profondamente il padre la cui reazione era intesa a lavare l’onta e salvare l’onore della famiglia.
Nel primo caso i clan omofili si sono subito scatenati attribuendo lo scontro alla natura omosessuale del conduttore, ma non ci è dato realmente conoscere i veri motivi per i quali due persone lo hanno atteso e lo hanno aggredito.
Entrambi i casi, però, sono stati strumentalizzati dalla lobby omofila per la sua propaganda.
Non serve ricordare come, nelle più varie occasioni, durante una partita di calcio come all’uscita dalla discoteca, accadono risse, a volte anche con conseguenze ben più gravi di quel paio di bernoccoli provocati al conduttore radiofonico.
Come non serve ricordare quanto sia purtroppo diffusa la violenza dei “padri padroni” nei confronti dei propri figli, che a volte sfocia in omicidi o in reazioni con uguale risultato.
Proprio questi due episodi ci ricordano come siano bene organizzati gli omosessuali, con le loro teste di ponte nell’informazione che fornisce ampio risalto alla loro versione dei fatti ed alle loro tesi che, immancabilmente, sfociano nel piagnisteo della presunta discriminazione.
Anche dopo questi casi, infatti, capitati proprio a fagiolo dopo le coraggiose dichiarazioni del Ministro Mara Carfagna, abbiamo ascoltato e letto le abituali rivendicazioni di leggi ad hoc, di privilegio a favore degli omosessuali, adducendo, appunto, una presunta discriminazione.
Siamo arrivati al punto che è stato richiesto un inasprimento delle pene per chi aggredisce un omosessuale.
Dovrebbero spiegare quale valore aggiunto fa sì che una rissa in cui è coinvolto un omosessuale o un padre che picchia un figlio omosessuale comporti una pena maggiore rispetto ad una rissa o ad una violenza del “padre padrone” su chi omosessuale non è.
Se non sono pretese di privilegio queste … !

