giovedì 21 maggio 2009

Insulti, specchio del sentimento popolare

Una recente indagine (tra le tante) tesa a creare una graduatoria degli insulti più utilizzati, ci fornisce l’occasione per tranquillizzare i nostri lettori “bombardati” dalla propaganda delle lobbies omofile e dei sacerdoti del “politicamente corretto”.
Nelle prime posizioni tra gli insulti considerati maggiormente offensivi è l’epiteto di “gay”.
Ora è noto che il termine “gay” è inesistente nella lingua italiana, sia perché è un anglicismo, ma soprattutto perché ha un mero significato politico.
Da noi si dice “omosessuale”, per individuare un soggetto affetto da tendenze che lo portano a voler rapporti sessuali con soggetti del suo stesso sesso.
Proprio per questo gli omosessuali italiani preferiscono il “politicamente corretto” termine “gay” per definirsi e, quindi, non lo considerano certo un insulto.
Dobbiamo quindi dedurre che il grande successo conseguito dal vocabolo “gay” come insulto, derivi dalla scelta consapevole di quella maggioranza di italiani che non è omosessuale (anche se alcuni omosessuali nel commentare questo blog attribuiscono a noi Autori “represse tendenze omosessuali” con evidente intento offensivo).
Ed è qui che traiamo conforto per la nostra battaglia e per il futuro della nostra società: l’omosessualità, nonostante il “bombardamento” già detto delle lobbies omofile e dei sacerdoti del “politicamente corretto” continua ad essere percepita come un male.
Si annoti anche che tale insulto supera quello di “nazista” nella apposita classifica.
Con buona pace del presidente della camera Fini che, in un suo ennesimo voltafaccia, ha ricevuto le associazioni omosessuali, cambiando opinione (per fortuna lui, non gli italiani) rispetto a quando affermava che non avrebbe gradito un maestro omosessuale per sua figlia.

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