lunedì 7 settembre 2009

Fermiamo l'uso del termine "gay"

Nei giorni scorsi in cui presunte aggressioni contro omosessuali hanno acceso la miccia di una alluvione di articoli, in massima parte finalizzati a sostenere l’approvazione di una legge liberticida che, riconoscendo agli omosessuali uno status di categoria protetta e privilegiata, impedisca di commentare, criticare, denunciare anche solo le loro pubbliche effusioni, c'è anche l’accreditamento che ha ottenuto, persino tra la stampa e i commentatori ancora immuni dal “politicamente corretto”, la parola “gay”.
Credo sia opportuno riprendere una campagna per il non uso, per l’abolizione dal linguaggio corrente di tale termine che non significa “omosessuale” come lo intendiamo noi, bensì tende ad accreditare l’esistenza di una “comunità” con sue caratteristiche, quasi fossero una razza (infatti chi vi si oppone viene definito “razzista”) o addirittura un sesso, introducendo surrettiziamente un terzo sesso (?!?!?) quando sappiamo che per natura i sessi sono solo due: maschio e femmina e che si traducono in uomo e donna, tertium non datur.
“Gay” è pertanto una parola che proviene dalla militanza politica degli omosessuali e il suo uso non fa che accreditarne la presenza in quanto tali, per essere considerati e trattati come una minoranza tutelata.
Esattamente il contrario di tutto ciò che ritengo debba avvenire per impedire che l’Italia imbocchi la stessa deriva morale sulla quale si è incamminata la Spagna di Zapatero.
“Gay” è anche un termine straniero, e per indicare gli omosessuali abbiamo, in Italia, una lunghissima lista di sinonimi, praticamente uno per ogni regione e forse uno per ogni provincia, per cui non ci mancano certo le alternative, storicamente accettate e perfettamente comprensibili al Popolo.
L’invito, rappresentato dall’immagine da sempre su questo blog, rivolto a tutti coloro che pensano (e questo lo si potrà sempre fare), parlano e scrivono (finchè non verranno approvate leggi liberticide che ce lo impediranno) sul tema dell’omosessualità, condividendo la nostra impostazione culturale, è di non usare mai più il termine “gay”, ma, anzi, di farsi portavoce dell’esigenza di adottare, nel linguaggio scritto e parlato, una qualsiasi delle parole del nostro bellissimo idioma.



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14 commenti:

gianni ha detto...

In gran parte concordo.
Toglietemi però una curiosità. Se come Voi insegnate i termini "pederasta" o "invertito" per indicare un omosessuale non sono affatto irridenti o tantomeno offensivi perchè:
-quando Vi rivolgerte con toni di solidarietà verso certe persone(es. Zeffirelli) usate il termine "omosessuale"?
-quando Vi esprimete con accenti critici privilegiate le altre espressioni?

Se è solo una coincidenza, ritiro la mia obiezione.

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Risposta semplice:perchè una persona di Cultura come Zeffirelli (ma anche un Oscar Wilde)non si sognerebbe mai di volermi impedire di usare tali termini. Non solo, ma mi lascerebbe pure l' uso di "frocio, checca, finocchio" ed altri che i pederasti trovano passibili di querela. Ma che usano tra loro come vezzeggiativi...

Massimo ha detto...

Per quanto mi riguarda c'è anche una ragione lessicale. Omosessuale lo capiscono tutti.
Pederasta (forse il vocabolo migliore) è troppo colto per il basso livello culturale di oggi (infatti il mio amico Stars lo usa ma è sempre costretto a spiegarne il significato).
Invertito lo usavamo da ragazzini e mi sembra un termine da scolaretti.
Ovvio che a Bologna parliamo di "busoni", ma è un termine dialettale che non verrebbe compreso altrove.
Così, meglio ricorrere all'ecumenico "omosessuale".
Come si vede la nostra lingua offre una miriade di alternative per tutti i gusti, senza alcuna necessità di ricorrere ad un vocabolo da militanza politica.

gianni ha detto...

Per il sig. Massimo: la Sua osservazione porta a conclusioni opposte però. Se il termine "pederasta" esprime un elevato livello culturale allora dovrebbe essere usato proprio per persone di elevata qualità intellettuale(Zeffirelli, Wilde..) e non con la gente comune.
Per Starsandbars: proprio per quello che dice dovrebbe dare del pederasta a Zefirelli(che è in grado di coglierne il significato) e dell'omosessuale a tutti gli altri(che un espressione di quel tipo la prenderebbero come offensiva). Quanto ai termini "para-offensivi" il fatto che possano essere utilizzati come vezzeggiativi dalla comunità gay non autorizza nè me nè Lei ad utilizzarli perchè:
-ben potrebbe una persona accettare di essere insultato da alcuni ma non da altri;
-come Voi insegnate, una persona in quanto OMOSESSUALE non necessariamente appartiene alla comunità GAY, quindi potrebbe non considerare affatto quelle espressioni dei vezzeggiativi, ma degli insulti(come oggettivamente credo che siano, a prescindere da querele o altro).

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Dunque, pubblico, mondato, il commento di un certo "Enry":

< Praticamente state dicendo che bisognerebbe chiamarli froci o recchioni...allora perché non chiamiamo le donne tr.... e p....? tanto di vergini ne sono rimaste poche.
Che bello iniziare una mail "Cara p......" >


Il quale dimostra di non aver capito un acca, soprattutto del mio commento.

Ha ragione Massimo, a dire che spreco il mio tempo, a volte...

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Gianni, ero stato chiaro. Per me "Pederasta" non è offensivo.Ma è italiano. Quando qualcuno volesse impedirmi di usarlo, lo userei. Come Negro invece che nero.

Quanto "Frocio" e "Checca" sono offensivi solo se accompagnati da "di m****". Come negro di m**** o bianco di m**** oppure italiano di m****

Teufer ha detto...

Vorrei fare due domande, che manco c'entrano con l'argomento del post ma che mi incuriosiscono.
1: Pederasta è identico a pedofilo, anzi ha un'accezione un pelino più volgare. Esattamente per quale motivo dovrebbe essere il termine più corretto per indicare una persona che con la pedofilia non c'entra?
2: Che fine ha fatto il mio commento al post precedente?

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

1)Ma no ! Ma no ! Basta. Andate a chiederlo all' Accademia della Crusca. E' Italiano, italianissimo. L' ho scritto 10.000 volte qui. Non è colpa mia se hanno la matrice "pais" in comune.E non è per niente volgare (mai scritto una volgarità in quasi 10 anni di Rete), ma solo più arcaico. Basta, si legga anche gli ultimi commenti in cui sono ritornato sull' argomento.
pederasta è pederasta, pedofilo è pedofilo.


2)Francamente, non mi ricordo, ci sarà stata una parolaccia o qualcos' altro.

Massimo ha detto...

Mai pervenuto alcun commento sul post precedente a firma Teufer. Ogni commento perviene anche nella nostra casella di posta e, per quanto mi riguarda, salvo in un file apposito i commenti che non vengono pubblicati e quelli che, pur pubblicati da altro Autore, io non avrei passato.

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

1)Ed io ho scritto fiumi di parole sull' uso di "pederasta". Non intendo scriverne altre. Chi vuole se le cerchi in questo blog.Argomento chiuso.
2)Dunque, come ha scritto Massimo, che controlla bene e meglio di me, non è pervenuto.

Teufer ha detto...

Allora abbandono la questione del pederasta. Quanto al commento...beh immagino che la colpa sia da imputare a blogspot. E visto che non ho voglia di riscriverlo da capo vi chiedo scusa per il disturbo e lascio perdere

candido ha detto...

italianissimo ed arcaico il termine "pederasta" indica un tipo di rapporto (codificato nell'antica grecia) che ha poco a che vedere con l'omosessualità intesa oggi: è il rapporto tra un uomo adulto ed uno in età puberale; una sorta di rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in cui il sentimento e la sessualità (che riguardano la moderna omosessualità) sono totalmente assenti così come la costruzione di un'identità legata al proprio orientamento sessuale.

nell'evolversi della lingua italiana il termine è diventato col tempo cmq sinonimo di omosessualità (in un'accezione decisamente negativa) e, purtroppo, usato comunemente come sinonimo di pedofilia (generando l'associazione tra omosessualità e devianza in genere)

candido ha detto...

italianissimo ed arcaico il termine "pederasta" indica un tipo di rapporto (codificato nell'antica grecia) che ha poco a che vedere con l'omosessualità intesa oggi: è il rapporto tra un uomo adulto ed uno in età puberale; una sorta di rito di passaggio dall'adolescenza all'età adulta in cui il sentimento e la sessualità (che riguardano la moderna omosessualità) sono totalmente assenti così come la costruzione di un'identità legata al proprio orientamento sessuale.

nell'evolversi della lingua italiana il termine è diventato col tempo cmq sinonimo di omosessualità (in un'accezione decisamente negativa) e, purtroppo, usato comunemente come sinonimo di pedofilia (generando l'associazione tra omosessualità e devianza in genere)

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

In questi giorni blogspot ha avuto problemi. A dimostrazione, pubblico il commento di Candido, pervenuto 2 volte.

Aggiungo di mio che i Romani non vedevano di buon occhio "il vizio greco". Tanto da emanare la Lex Scatinia.