Un nostro visitatore, nel suo ultimo commento del post precedente mette in dubbio la promiscuità degli omosessuali, forse cercando di riproporci l' allegra favoletta della coppia de "La cage aux folles" del Vizietto. Favoletta smentita dai fatti:gli studi indicano che l’omosessuale maschio medio ha centinaia di partner sessuali nel corso della vita, uno stile di vita condiviso anche dai cosiddetti omosessuali impegnati e che non porta ad un'atmosfera sana per la crescita dei bambini che molti di loro vorrebbero adottare. A. P. Bell e M. S. Weinberg, nel loro studio sull’omosessualità maschile e femminile (Bell, A.P., Weinberg, M.S., (1978). Homosexuality: A study of diversity among men and women. New York: Simon & Schuster), hanno scoperto che il 43% dei maschi omosessuali bianchi aveva fatto sesso con almeno 500 partner, il 28% con almeno 1000.Nel suo studio sul profilo sessuale di 2.583 anziani omosessuali pubblicato sul Journal of Sex Research, Paul Van de Ven ha rilevato che la maggioranza di essi aveva avuto un numero di partner sessuali compreso tra 101 e 500. Inoltre, dal 10,2% al 15,7% di essi aveva avuto un numero di partner compreso tra 501 e 1000. Un ulteriore gruppo che andava sempre dal 10,2% al 15,7% aveva dichiarato di averne avuti più di mille.Un’indagine condotta dalla rivista omosessuale Genre ha rilevato che il 24% degli intervistati aveva avuto nella vita più di 100 partner sessuali. La rivista notava che diversi intervistati ne avevano avuti più di mille. Nel suo studio sull’omosessualità maschile in Western Sexuality: Practice and Precept in Past and Present Times, M. Pollak ha scoperto che “sono poche le relazioni omosessuali che durano più di 2 anni, inoltre numerosi uomini dichiarano di aver avuto centinaia di partner nel corso della vita”.Per sgombrare il campo dall’illusione che esista qualche equivalenza fra le pratiche sessuali delle relazioni omosessuali e il matrimonio tradizionale, le statistiche riguardanti la fedeltà sessuale all’interno del matrimonio sono rivelatrici: in “Sex in America”, definito dal New York Times “Lo studio più importante del comportamento sessuale americano dopo il rapporto Kinsey”, Robert T. Michael riporta che il 90% delle mogli e il 75% dei mariti dichiara di non aver mai fatto sesso all’infuori del matrimonio . Un’indagine su 884 uomini e 1.288 donne pubblicata su Journal of Sex Research ha rilevato che il 77% degli uomini sposati e l’88% delle donne sposate era rimasta fedele alle promesse matrimoniali . Un'indagine telefonica condotta per Parade magazine su 1.049 adulti selezionati per rappresentare le caratteristiche demografiche degli Stati Uniti ha scoperto che l’81% degli uomini sposati e l’85% delle donne sposate riferiva di non aver mai infranto le promesse matrimoniali . Se anche il tasso di fedeltà citato da questi studi è lontano dall’ideale, tuttavia c’è un’enorme differenza fra l’insignificante tasso di fedeltà rilevato tra gli omosessuali e il 75/90% indicato per le coppie sposate. Questo indica che perfino le relazioni omosessuali “impegnate” rivelano una fondamentale incapacità alla fedeltà e all’impegno che è assiomatica nell’istituzione del matrimonio.
Sempre nello stesso commento, egli conclude: "Finché non riuscirete a dimostrare che l'omosessualità faccia male alla persona omosessuale - non avrete dimostrato che sia una malattia.". Bene, non mi dilungo troppo nelle patologie che sono tipiche dell' omosessualità, come il prolasso rettale o l' incontinenza fecale, per non parlare di quelle veneree, non solo l' AIDS, ma il recentissimo LGV, Linfogranuloma Venereo; ma vorrei invece ricordare che la rassegna della letteratura scientifica internazionale descrive i gay e le lesbiche come una popolazione a rischio circa l’abuso di alcool e di altre droghe, con un’incidenza che va dal 20% al 35%, circa tre volte superiore alla popolazione generale (Bradford e Ryan, 1987; Fifield et al.,
1975; Morales e Graves, 1983; Saghir et al., 1970).
Stall e Wiley (1988) sostengono inoltre che i gay maschi non solo consumano più droghe ma
anche una varietà maggiore. Sono molti gli studi che si soffermano sull’uso di popper da parte dei gay maschi, così come quelli che focalizzano il proprio intervento sull’uso di alcool da parte delle lesbiche. Il NIDA (National Institute on Drug Abuse) denuncia l’uso crescente di speed o meth da parte dei gay che lo scelgono, solitamente iniettandoselo, per il suo potere afrodisiaco, in modo dasostenere vere e proprie maratone sessuali. Uno studio recente su 908 maschi, gay e bisessuali consumatori di droghe, riporta che il 37% ha fatto uso di metanfetamine nel precedente mese(Reback e Grella, 1999).McKirnan e Peterson nel 1989, su 3400 questionari restituiti, a fronte di 21000 distribuiti,classificarono il 9% delle lesbiche come gran bevitrici e il 23% come aventi problemi d’alcool,denunziando altresì che dopo i 30 anni l’incidenza dei problemi d’alcool declinava meno che nella popolazione generale.
Le droghe più usate dai gay e dalle lesbiche, secondo un’indagine su 455 soggetti, sono la
marijuana e l’alcool; tra quelle illecite primeggiano gli inalanti e la marijuana (Skinner,
1994). In questa ricerca le lesbiche risultano avere livelli più alti rispetto ai gay. L’uso di inalanti risulta prevalente nei gay, l’uso combinato di droghe nelcorso della vita infatti riguarda l’86,8% delle lesbiche e il 79,2 % dei maschi gay di questo
campione.
Dopo questo excursus sugli abusi di droghe ed alcool, non certo dovuti a presunti stati depressivi a causa delle discriminazioni, poichè essendo studi provenienti dagli USA, dove l' omosessualità dispone di una lobby potente, non sussiste nessuna di queste eventuali scusanti, potremmo passare all' alto rischio di suicidio: uno studio sui gemelli che ha esaminato la relazione fra omosessualità e suicidio, pubblicato su "Archives of General Psychiatry", ha scoperto che gli omosessuali con partner erano complessivamente a maggior rischio di problemi di salute mentale ed erano 6,5 volte più soggetti dei loro gemelli a tentativi di suicidio Un altro studio pubblicato simultaneamente su Archives of General Psychiatry ha seguito 1.007 individui dalla nascita. Quelli classificati come gay, lesbiche o bisessuali erano significativamente più soggetti a problemi di salute mentale. D. Bailey, nei suoi commenti pubblicati sullo stesso numero della rivista, prendeva le distanze da varie spiegazioni dei risultati, come quella secondo la quale “il diffuso pregiudizio contro le persone omosessuali è causa della loro infelicità o peggio della loro malattia mentale” . In Olanda, dove il clima culturale è molto tollerante, uno studio su 7.076 soggetti ha mostrato che i disturbi psicologici degli omosessuali sono molto frequenti.
Ed infine, a conclusione di queste problematiche enunciate, veniamo ad un argomento ancora poco conosciuto e studiato: la violenza domestica nelle coppie gay e lesbiche. A differenza di quanto accade per le relazioni eterosessuali, il problema della violenza domestica è ancora ampiamente sottovalutato nella comunità omosessuale. Le statistiche relative al problema della violenza domestica nelle coppie formate da partner dello stesso sesso sono ovviamente difficili da reperire, Relf (2002), che ha condotto la più sistematica indagine sull’argomento, afferma che, tra gli uomini coinvolti in una relazione omosessuale, uno su cinque subisce violenza dal partner. Come vedremo, l’HIV può essere un elemento importante da considerare quando si tratti una vittima di violenza domestica. Un elemento centrale di ogni definizione di violenza domestica è il potere: come rileva la maggior parte degli studi sull’argomento, la violenza domestica è un modo di mantenere potere e controllo da parte di un elemento della coppia sull’altro elemento, e l’HIV può essere usato dal partner violento a questo fine.Ad esempio, uno degli aspetti più nascosti e meno conosciuti di una dinamica di coppia violenta è l’abuso sessuale del partner: la paura della trasmissione dell'HIV può essere usata dal/dalla partner con maggior potere come mezzo di controllo, 'un'arma potente' per assoggettare la vittima (Island e Letellier, 1991). La condizione psicologica di una vittima di violenza domestica, infatti, è caratterizzata da paura, comportamenti autodistruttivi e dalla percezione di sé come persona di poco valore: le persone coinvolte in una relazione con un partner violento non ritengono possibile richiedere di praticare sesso sicuro, perché ‘il proteggersi dall’HIV richiede le stesse capacità di autoprotezione che richiede il proteggersi dalla violenza domestica. Se ti permetti di essere una vittima in una situazione, probabilmente anche in altre situazioni correrai il rischio di essere vittimizzato’ (Barnett, 2001). Inoltre, anche la minaccia di rivelare lo stato di sieropositività della vittima (ad esempio sul lavoro o in famiglia) può essere utilizzata da uno dei partner per mantenere il controllo sull’altro. Non bisogna dimenticare inoltre che il fatto stesso di essere sieropositivo, afferma Relf, aumenta la probabilità di divenire vittima di violenza: molti soggetti affermano di aver subito violenza fisica e psicologica da parte dei loro partner dopo aver comunicato loro la diagnosi di HIV.
Conclusioni Dinamiche di coppia violente possono costituire un fattore di rischio per la diffusione HIV nella popolazione omosessuale, e la condizione di sieropositività può essere uno strumento per il perpetuarsi di tali dinamiche. La totale invisibilità del problema della violenza domestica tra partner dello stesso sesso può portare i professionisti che operino nel campo della salute a ignorare i rischi correlati a tali situazioni. E’ necessaria quindi la creazione di un network di formazione e informazione che aumenti la consapevolezza sul fenomeno.
Bibliografia:
Berger, R.M. (1990) Passing: Impact of the quality of same sex relationships. Social Work, 35, pp. 328-332
Bell, A. & Weinberg, M. (1978) Homosexualities: a study of diversity among men and women. Bloomington: Indiana University Press
Barnett, M. (2001)Abusive behavior and HIV, in Test Positively Aware Network, reperibile in http://www.tpan.org/
Island,D & Letellier, P. (1991) Men Who Beat the Men Who Love Them: Battered Gay Man and Domestic Violence, Binghampton, NY. The
Niolon, R. Domestic violence in gay and lesbian couples (www.psychpage.com/learning/ library/gay/gayvio.html)
Relf, M. (2002), HIV diagnosis often triggers violence, reperibile in http://snhs.georgetown.edu.
Smith, D. & Mancoske, R. (1999) Contributing Issues to Violence Among Gay male couples. In J.C. McClennen and J. Gunther (Eds.), Same gender partner abuse: a professional guide to practice intervention (pp. 63-75) Lewinston, NY: Edwin Mellen
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