mercoledì 30 giugno 2010

C'è ancora un Giudice a Berlino

A sorpresa (piacevole e positiva, questa volta ) la corte di giustizia europea ha respinto il ricorso di due omosessuali austriaci che reclamavano per una presunta violazione dei loro “diritti” perché l’Austria non riconosceva la loro “unione”.
Questo significa che la mancanza di una legge che sancisca l’estensione del matrimonio alle presunte “coppie” omosessuali non è una violazione di alcun diritto di chicchessia.
Se tale mancanza non è violazione di un diritto se ne deduce inevitabilmente che la pretesa di una legge che metta il timbro sulle pulsioni omosessuali non è, tout court, un “diritto” come viene propagandato dalle lobbies omosessuali.
Se non c’è diritto non vi è neppure discriminazione per chi si oppone a simili pretese.
C’è ancora un Giudice a Berlino.
C’è ancora speranza per il futuro della nostra Civiltà.

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giovedì 24 giugno 2010

Bugie dalle gambe corte

Uno degli “argomenti”, se così si possono definire, che le associazioni omosessuali utilizzano a sostegno delle loro pretese è: non costa niente al prossimo.
Sappiamo che non è vero.
Riconoscere un’assistenza sanitaria o una reversibilità costa, eccome !
Ma ci giunge oggi la notizia che la provincia di Roma, l’ultima ridotta di sinistra del Lazio, avrebbe intenzione di aprire una “casa” per accogliere omosessuali fuggiti/cacciati da casa.
Vediamo in questi giorni le piazzate degli enti locali contro i tagli ai trasferimenti a loro favore, ma se la provincia di Roma si permette di avviare simili iniziative prive di qualsiasi rilevanza sociale, allora vuol dire che c’è ancora spazio per ulteriori tagli.
Ma quello che qui interessa non sono i tagli ai bilanci degli enti locali e neppure il tentativo di espropriare le famiglie del loro ruolo educativo che si manifesta, da sempre, con legittimi provvedimenti, anche coercitivi, verso i loro membri indisciplinati; qui interessa evidenziare come un ente pubblico, usi soldi pubblici per favorire presunte esigenze private e di una esigua minoranza.
La gestione di una casa di accoglienza costa, eccome (personale, concorsi, burocrazia, utenze, manutenzione ....) e non vedo perchè il capriccio di pochi debba essere pagato dalle tasse di tutti.

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mercoledì 16 giugno 2010

Tempo e soldi (di tutti) buttati al vento




da Il Resto del Carlino, pagina 21, del 16 giugno 2010



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