giovedì 24 giugno 2010

Bugie dalle gambe corte

Uno degli “argomenti”, se così si possono definire, che le associazioni omosessuali utilizzano a sostegno delle loro pretese è: non costa niente al prossimo.
Sappiamo che non è vero.
Riconoscere un’assistenza sanitaria o una reversibilità costa, eccome !
Ma ci giunge oggi la notizia che la provincia di Roma, l’ultima ridotta di sinistra del Lazio, avrebbe intenzione di aprire una “casa” per accogliere omosessuali fuggiti/cacciati da casa.
Vediamo in questi giorni le piazzate degli enti locali contro i tagli ai trasferimenti a loro favore, ma se la provincia di Roma si permette di avviare simili iniziative prive di qualsiasi rilevanza sociale, allora vuol dire che c’è ancora spazio per ulteriori tagli.
Ma quello che qui interessa non sono i tagli ai bilanci degli enti locali e neppure il tentativo di espropriare le famiglie del loro ruolo educativo che si manifesta, da sempre, con legittimi provvedimenti, anche coercitivi, verso i loro membri indisciplinati; qui interessa evidenziare come un ente pubblico, usi soldi pubblici per favorire presunte esigenze private e di una esigua minoranza.
La gestione di una casa di accoglienza costa, eccome (personale, concorsi, burocrazia, utenze, manutenzione ....) e non vedo perchè il capriccio di pochi debba essere pagato dalle tasse di tutti.

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2 commenti:

cornacchia ha detto...

D'accordo che il riconoscimento delle coppie di fatto ha un costo; d'accordo che tutti i figli vittime di abusi o di prepotenze famigliari vadano tutelati e non solo quelli discriminati per motivi legati all'orientamento omosessuale.
Ma pensare che un padre possa abbandonare un figlio solo perchè non ne condivide le (opinabili, ma legittime) scelte sessuali mi suona come una bestemmia proprio nei confronti di quegli ideali di famiglia, di morale naturale e di diritti della persona umana che si propugnano in contrapposizione all'ideologia gay (cosa ben diversa dai singoli omosessuali).

Massimo ha detto...

Ho da tempo rinunciato ad aprire una discussione con i commentatori. Credo che sia sufficiente esprimere la propria opinione una sola volta, tanto è una inutile perdita di tempo prolungare un ping pong in cui le parti reiterano i concetti già espressi. Ma il commento di Cornacchia è educato e merita di essere pubblicato, con una breve risposta conclusiva. Io credo nel valore educativo - anche con provvedimenti coercitivi - della famiglia su ogni aspetto, non solo quello del corretto orientamento sessuale. Quando esistevano tali famiglie l'educazione era di gran lunga un Valore diffuso. Da quando le famiglie hanno cominciato ad abdicare al loro ruolo, ecco che è subentrato lo stato che, dove mette le mani fa danni. Non vedo perchè uno stato debba subentrare ai genitori nell'educazione dei figli, esattamente come non vedo perchè i genitori debbano subentrare, tramite il Tar, agli insegnanti nel giudizio sulla preparazione scolastica dei figli. UNa volta, neanche tanto tempo fa, non era così, c'erano meno fisime e più rigore. E la società civile ne guadagnava membri onorevoli.