venerdì 4 novembre 2011

Il “New York Times” parla degli ex omosessuali e intervista Michael Glatze.

Dal sito UCCR, Unione Cristiani Cattolici Razionali:



Un’altra notte insonne si prospetta per Stefano Bolognini, Chiara Lalli, Eleonora Bianchini, Franco Grillini e tutti quei militanti omosessualisti che si battono per convincere i propri seguaci che gli ex omosessuali non esistono, anche attraverso campagne mediatiche di intimidazione per scoraggiare possibili “coming out”.

Negli USA tuttavia le associazioni di ex omosessuali (con mogli e figli) sono tante e vengono molto meno discriminate dalla società. Certo, sopravvive un po’ di “eterofobia”, tuttavia le cose sembrano proprio migliorare. Anzi, addirittura di loro ne parla il più grande quotidiano americano, il New York Times” (altro che la Bianchini de “Il Fatto Quotidiano”!). L’ultimo articolo in merito è apparso a luglio ed è intitolato: “Il mio amico ex-gay”. Si parla dell’incontro tra l’autore dell’articolo, Benoit Denizet-Lewis, gay dichiarato, con un suo vecchio amico, Michael Glatze, 36 anni ed ex gay dichiarato. Nonostante l’autore sia omosessuale l’articolo è rispettoso verso gli ex omosessuali e non eccessivamente di parte.

Michael e Benoit lavoravano insieme anni fa a “XY”, una rivista d’interesse nazionale per i giovani gay, Il giornalista racconta che quando Michael arrivò per la prima volta in redazione, «sembrava aver letto ogni libro gay che fosse mai stato scritto. Era impegnato a meditare sulle teoria “queer”, cioè l’idea che le identità sessuali e di genere sono culturalmente costruite piuttosto che biologicamente fissate, marciando alle manifestazioni per i diritti dei gay e sollecitando i giovani a festeggiare (non solo accettare) la loro attrazione omosessuale [...] Non avevo mai incontrato nessuno così sicuro di se stesso». Molti giovani gay lo ammiravano, si legge, «lui e il suo fidanzato di allora, Ben, erano una bella coppia [...]. Non sembravano oppressi (dalla vergogna, dall’insicurezza) e perseguivano quello che lo scrittore Paul Monette definiva l’esperienza gay di “gioia deflagrante”. Ma a differenza di alcuni nostri amici che hanno viaggiato sul treno della “deflagrante gioia” fino ad arrivare a centri di riabilitazione, Michael e Ben raramente sembravano perdere il controllo. Insieme sembravano aver compreso come essere giovani, gay e felici».

L’ultima volta che il giornalista lo ha visto, «lui e Ben avevano fondato una nuova rivista gay (“Young Gay America”), avevano girato il paese per realizzare un documentario sugli adolescenti gay, e Michael era diventato rapidamente la voce principale dei giovani gay, fino al giorno in cui, nel luglio del 2007, annunciò di non essere più gay». Un vero e proprio Luca Di Tolve americano, dunque. Chissà se anche Michael sarà stato minacciato di morte come accade quasi quotidianamente a Luca…In un articolo su “WorldNetDaily.com” Michael ha scritto: «All’omosessualità sono arrivato facilmente, perché ero già debole. L’omosessualità proposta a giovani menti, è per sua stessa natura pornografica». In un altro durissimo articolo ha detto di «provare repulsione al pensiero dell’omosessualità». Da un estremo all’altro dunque. In una lettera aperta a Ricky Martin ha invece scritto: «L’omosessualità è una gabbia in cui sei intrappolato in un ciclo infinito in cui desideri sempre di più – sessualmente – ma che in realtà non potrai mai ricevere, senti costantemente un profondo vuoto interiore e cerchi di giustificare le tue azioni contorte attraverso la politica e un linguaggio con cui si vuole convincere gli altri che “si sta benissimo”». Ovviamente Michael rinunciò al suo lavoro per le riviste gay “XY” e “Y.G.A”.

Nell’intervista sul New York Times Michael racconta di non aver messo in discussione il suo percorso di vita fino a quando non si è spaventato per la sua salute nel 2004. Ciò lo ha condotto a quello che definisce il suo “risveglio spirituale”: accortosi di soffrire dello stesso difetto cardiaco congenito che aveva ucciso suo padre anni fa, sentì che era sfuggito alla morte e si era ritrovato “faccia a faccia con Dio”. Dice di essersi sentito “rinato” in quel momento e che “ogni concetto che la mia mente aveva assorbito – la mia intera esistenza – era stato completamente rimessa in discussione”. Verso la fine del 2005 tutto ciò che riguardava la sua vita cominciava a farlo sentire male: il suo rapporto non convenzionale (il “fidanzamento” decennale con Ben si era trasformato in un rapporto a tre), le sue amicizie gay e la sua rivista dedicata a sostenere i giovani gay. «Per un anno ho lottato per comprenderne il motivo ma continuava a sfuggirmi», racconta l’ex omosessuale. «Ma poi venne fuori, chiaro come la luce. Il problema era la mia identità sessuale. Ed era davvero spaventoso. Pensavo, sul serio? E’ ridicolo. Sono un omosessuale. Lottavo cercando di capire cosa mi stesse accadendo. Mi era sempre stato detto che se avevo dei dubbi sulla normalità della mia omosessualità, dubbi che avevo avuto per un pò ma stavo cercando di sopire, era proprio perché non avevo risolto il conflitto con la mia omofobia interiorizzata. Ma questo non sembrava più vero adesso». Un giorno del 2005, continua Michael, seduto nel suo ufficio della redazione per la rivista gay, ha scritto al PC: “Io sono etero, io scelgo la vita”. Si è alzato ed ha lasciato l’edificio per sempre.

Come ha raccontato anche Adamo Creato (cfr. Ultimissima 23/9/11), le cadute sono sempre dietro l’angolo e all’inizio non sparisce completamente l’attrazione omosessuale. Michael racconta infatti che quando inizialmente sentiva un’attrazione erotica verso un altro uomo, «cercavo di analizzarla. Osservavo la mia omosessualità invece di metterla in pratica, e ho cominciato a vederla come un aspetto del mio malessere, non come mia identità. Quanto più lo facevo, meno sentivo il desiderio». Ha poi proseguito aggiungendo che non si era mai sottoposto a nessuna terapia riparativa o partecipato ad una pastorale per ex-gay. In un articolo sul “WorldNetDaily”, ha scritto quali erano, secondo lui, le ragioni che lo avevano portato ad assumere, erroneamente, un’identità gay: «Quando avevo circa 13 anni ho deciso che dovevo essere gay perché non ero in grado di gestire la mia mascolinità». Ha biasimato il padre per questo, il che è coerente con tante testimonianze di ex-gay: l’attrazione maschile per persone dello stesso sesso è il risultato di un deficit di virilità, in genere causato da una spaccatura nel legame padre-figlio.

Oggi Michael non ha più desideri sessuali verso persone del suo stesso sesso, racconta Benoit Denizet-Lewis sul quotidiano americano. «Hai imparato l’eterosessualità?» gli chiede il giornalsita. «Sì», risponde lui, aggiungendo che dopo il suo “coming out” come ex-gay è anche uscito con due donne. L’articolo continua descrivendo i particolari dell’intervista: «Ad un incrocio ho chiesto a Michael se avrei dovuto svoltare a sinistra o andare diritto», scrive il giornalista. «”Straight”, mi ha detto, indicando la via (la parola “straight” in inglese significa anche “Etero” oltre che “dritto”). “E’ strano sentirti dire questo, poiché ai tempi della “XY” insistevi sempre sul fatto che dovevamo dire “avanti”, quando guidavamo. Tu correggevi ogni persona gay che usava la parola “straight” quando guidava», ha detto sorpreso Benoit. «Dicevo tante stupidaggini a quei temp» ha replicato Michael con una risata.

L’articolo del giornalista omosessuale chiude, come prevedibile, con un lieve scetticismo, sostenendo che d’altra parte è difficile essere gay in uno Stato poco popoloso e senza un bar gay, riconoscendo però che Michael è oggi «un ex-gay intenzionato a rimanere tale».


http://www.uccronline.it/2011/11/03/il-new-york-times-parla-degli-ex-omosessuali-e-intervista-michael-glatze/



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domenica 28 agosto 2011

E dicono di non costarci nulla

Le lobbies omosessuali cercano di acquisire consensi oltre il loro ambito affermando, tra l'altro, che accontentarle non porterebbe ad alcun costo pubblico, per le nostre tasche.
Non è vero.
Non solo se venissero accolte le loro pretese ci sarebbero costi non quantificabili che ricadrebbero sui conti pubblici, cioè pagati da tutti noi, come l'eventuale reversibilità o l'estensione della garanzia sanitaria a favore del presunto "coniuge", ma già ora vi sono costi che gravano sui cittadini per il piacere di una ristretta categoria.
Il Pdl di Bologna ha infatti denunciato le esenzioni di cui gode la sede di una organizzazione omosessuale felsinea che, solo in affitti non richiesti dal comune, comporta una mancato incasso di cinquanta mila euro all'anno.
E in tempi in cui gli enti locali devono salvaguardare i servizi sociali (quelli veri) non possono elargire migliaia di euro per le pretese di pochi.
Pensate quanto ci costerebbe se tutti noi pretendessimo altrettanto per alimentare una nostra passione priva di qualsivoglia pregio se non per noi stessi !

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sabato 6 agosto 2011

La Bocconi, la cosiddetta omofobia e la vera Libertà

Leggo  che alla Bocconi sono stati sospesi, anche per un anno accademico, studenti “rei” di “comportamento omofobo”.
Mi sembra che la notizia, detta così, sia fuorviante.
Infatti se andiamo a leggere vediamo che la sospensione deriva dall’aver imbrattato e stracciato dei manifesti affissi in zona universitaria.
Unicamente per propaganda viene aggiunto, al comportamento disdicevole dei sospesi, anche una generica dizione circa “prese in giro” verso omosessuali.
Ora, le “prese in giro” sono all’ordine del giorno e non possono essere motivo di sospensione.
A livello politico, sportivo, ma anche verso grassi e pelati si sprecano battute e “sfottò” e non è mai stato sospeso nessuno.
Come abbiamo sempre scritto, lo “sfottò” rientra nei diritti di Libertà di opinione, pensiero e parola.
Punire qualcuno per aver scherzato sulla fede (politica, religiosa, sportiva) o sulle caratteristiche di un altro, significherebbe una intollerabile censura di stampo stalinista.
Ben diversa la situazione nei confronti di chi pone in essere azioni violente e tali sono anche quelle di distruggere del materiale di propaganda altrui.
Bene quindi la sospensione nei confronti dei violenti.
Mi piacerebbe peraltro provare ad affiggere dei manifesti alla Bocconi che diffondessero le teorie del prof. Nicolosi.
La loro eventuale distruzione meriterebbe analoga sanzione nei confronti dei colpevoli.
La domanda è: la Bocconi sospenderebbe chi distruggesse quei manifesti ?

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martedì 26 luglio 2011

Luca era ghei e adesso sta con lei

Domenica 24 luglio 2011 ne Il Giornale, pagina 20 e 21, autore Stefano Lorenzetto,
sono state pubblicate due pagine di servizio – intervista su e con Luca Di Tolve, l’uomo che è riuscito ad uscire dall’omosessualità ed al quale il cantante Povia ha dedicato una canzone.

Qui il link

Oggi poi (non ho trovato il link) l’Avv. Mauro Mellini ha contestato la fondatezza di una legge che istituisca il "reato" di omofobia in discussione alla camera.

Ed è sin troppo evidente che non può esservi alcuna aggravante di pena se Tizio picchia Caio perché omosessuale, rispetto a Tizio che picchia Mevio perché grasso o magro, pelato o capellone, alto o basso.

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venerdì 17 giugno 2011

Tamquam non esset

Viene venduta, da chi sostiene la lobby degli omosessuali, come un “divorzio di stato” la sentenza della corte di appello di Modena che ha disposto la fine del vincolo matrimoniale tra due soggetti, inizialmente uomo e donna, dopo che l’ uomo si è fatto operare per diventare donna.
Ma non c’è alcun divorzio, è semplicemente venuto meno il presupposto fondamentale per il matrimonio: l’unione tra un uomo e una donna.
Bene quindi ha fatto la corte di appello a sancire la fine di ogni effetto matrimoniale, evitando di aprire una breccia favorevole alle pretese degli omosessuali
.

Pubblicato anche su Blacknights


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venerdì 10 giugno 2011

Alemanno, andò vai ?????


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martedì 7 giugno 2011

I PRETI NON DEVONO PARLARE. Se non sono Tettamanzi e Don Gallo...

Come da anni ricordo nei miei interventi, negli anni '70 ,tra i tanti slogan sinistri, echeggiava il triste grido: "I Fascisti non devono parlare", urlato nelle assemblee,nelle università e nelle piazze dai tanti democratici antifascisti di professione che impazzavano. Molti di questi simpatici personaggi sono cresciuti, la maggior parte di loro si è poi integrato nel sistema che odiavano, si è sposato ed ha fatto figli. Ai quali, invece di spiegar loro che gli errori dei padri non dovrebbero essere ripetuti dagli eredi, li hanno cresciuti a pane ed odio. Allargando la schiera dei nemici a Berlusconi (il male assoluto, per questi eterni cheguevaristi di riporto) ed alla Chiesa, Benedetto XVI in testa. Il quale se ne infischia e continua ad andare avanti a testa alta, come ha fatto Domenica dalla Croazia,ribadendo il "NO" alle strane coppie. Non potendo attaccare fisicamente il Santo Padre come vorrebbero, consci che le Guardie Svizzere ed i Gendarmi, anche se pochi, sono discretamente armati di armi automatiche (e non solo alabarde...), sicuri della solita impunità a senso unico vigente in Italasia, hanno incominciato a prendersela nella Mia Milano con i Religiosi non filo-Tettamanzi. E quali sono più degni di biasimo per i no-global, notoriamente omofili, se non coloro impegnati nel recupero alla sessualità normale di omosessuali CONSENZIENTI come quelli della Comunità Obiettivo Chaire operanti nella Parrocchia di San Giuseppe Calasanzio a San Siro ?
Così domenica scorsa 20 giovani
sono entrati nell' edificio durante la celebrazione, hanno cominciato a urlare slogan contro la Chiesa e i Sacerdoti, poi sono rimasti sul sagrato alcuni minuti innalzando uno striscione offensivo contro uno dei Sacerdoti della parrocchia. A loro interessava non solo intimidire, ma soprattutto impedire a chi prova una omosessualità indesiderata di chiedere aiuto ed essere effettivamente accompagnato nel superamento del disagio. Usando la violenza insegnata dai loro padri, come nel novembre dello scorso anno, quando hanno imbrattato di scritte contro l’omofobia la stessa parrocchia, o come nel maggio del 2010, quando hanno sempre imbrattato di scritte la sede di Scienza e Vita di Milano, in concomitanza con la presenza in Italia di Joseph Nicolosi, lo psicoterapeuta americano che propone da decenni con importanti risultati l’approccio riparativo verso quelle persone che gli chiedono di essere aiutate a superare i disturbi dell’omosessualità. In entrambi i casi, lo scopo era quello di mettere paura in chi ha cominciato questo servizio, fra l’altro rispondendo a una domanda reale.

Sull' episodio è prontamente intervenuto il Prof. Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, nonchè da poco tempo
Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta all’intolleranza e alla discriminazione contro i cristiani, che ha scritto al Ministro dell' Interni, Maroni, affermando che l’incidente non va certo sopravvalutato ma che «eventi relativamente minuscoli possono ispirarne altri più gravi». In effetti, scrive Introvigne a Maroni, «l’OSCE è estremamente preoccupata per gli assalti che si susseguono in numerosi Paesi ai luoghi di culto» – per esempio, «in Spagna, con motivazioni che sembrano analoghe a quelle milanesi, ci sono stati gravi incidenti a Madrid e a Barcellona» – e «la deriva degli assalti alle chiese dev’essere fermata subito con provvedimenti adeguati, severi e non simbolici, garantendo nello stesso tempo la piena libertà della predicazione cristiana anche su temi oggi controversi».«È paradossale – scrive Introvigne a Maroni – che proprio mentre l’Italia si appresta a ospitare in settembre a Roma una conferenza dell’OSCE sulle violenze contro i cristiani, con una sessione sugli assalti alle chiese, episodi come quello di Milano rischino di trasformare il nostro Paese in parte del problema e non della soluzione».

Questo il clima in Italia, altro che sedicenti discriminazioni e violenze contro gli omosessuali, alcuni dei quali,poi, col passar del tempo, come avevo preannunciato, si dimostrano bufale o vere fole, come il caso dei due pederasti al Colosseo condannati a due mesi per atti osceni dopo 4 anni, altro che bacini casti, credendo così il Giudice alla versione dei Carabinieri. Naturalmente, da garantista, aspetto appello e cassazione, ma intando è così.


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domenica 5 giugno 2011

Men Not Included


Tra le cosiddette conquiste del femminismo, c'è stata anche la produzione di massa di "maschi pentiti", maschi relativi, maschi col senso di colpa atavico verso la donna, dagli anni 60-70 ad oggi, che sono il frutto del martellamento ideologico dell'idea femminista che la storia passata sia stata sempre e comunque SOLO una serie di atti contro le donne e il femminile: così i maschi di oggi dovrebbero sempre e comunque, supini, farsi perdonare gli "errori" degli antenati scontando millenni di "peccati" in un paio di generazioni, comprese le attuali.

Come frutto evidente di certe teorie portate all'estremo, ecco 2 brevi notazioni.

In Inghilterra opera per esempio un progetto che si chiama appunto "Men Not Included",
che tramite la distribuzione di sperma a domicilio permette alle donne, single, lesbiche e di varie categorie,
di procreare da sole, senza nemmeno incontrare l'odiato essere di sesso maschile.
Insomma, non serve più l'uomo per riprodursi, basta estrarne un po'.

Non si tratta poi di un fatto così inedito e nuovo, è solo una sorta di sviluppo personalizzato e ideologizzato delle banche del seme, che senz'altro avrà presto enorme diffusione europea e mondiale. Disgregazione familiare ulteriormente garantita, e problemi di formazione dei figli che hanno come genitore solo la mamma e il modello femminile, così come problemi economici e fiscali garantiti (chi paga mentre tutte queste signore procreano da sè? ci vorranno altri accantonamenti appositi).

Non molto tempo fa una parlamentare svedese ha proposto addirittura una "TASSA" dovuta per il solo fatto di essere maschi. La signora era Gudrun Schyman, divenuta proverbiale con la sua "MAN TAX" (al link un nutrito articolo).

Così, giusto per vedere un po' che aria tira.

Josh


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lunedì 30 maggio 2011

Stereotip-a/e/i/o/u/x/y/z/*


A quanto pare, queste devono essere settimane di fuoco per le notizie assurde, e puntualmente ne rendiamo conto:
si tratta di questioni simboliche, o di lampante evidenza, o etiche-legislative, non certo di gossip estivo.
Prima nella rassegna,
la vicenda coinvolge due genitori canadesi, Kathy e David.
Avuto il/la terzo/a figlio/a (sic), non rivelano se il/la loro bambino/a sia maschio o femmina, perchè, spiegano,
il fatto che il/la figlio/a sia
maschio o femmina non sarebbe predeterminato alla nascita,
anzi questa loro decisione sarebbe
"un tributo alla libertà e al diritto di scelta" del nato/a.

In realtà, tranne rarissimi casi di ermafroditismo fisico, il sesso del nato/a è ben chiaro alla nascita.
Insomma non dicono il sesso del/la nato/a per sottrarlo/a ai cosiddetti
"pregiudizi e stereotipi di genere".
Ma sarà maschio o sarà femmina?
Sì perchè uno dei 2 almeno fisicamente sarà, al di là dei "pregiudizi", di solito è anche discretamente evidente.

Qui è in ballo prima di tutto un passaggio logico: al di là dell'opinione mia e di molti di noi,
al di là che la creatura adotti da adulto/a condotta eterosessuale, omosessuale, bisessuale o si operi e diventi trans,
il punto è che è già chiaro,
adesso, se è maschio o femmina.
Ma i genitori sostengono così di obbedire a
criteri "genderless", per tutelare i criteri del "diritto di scelta".
Il/la bimbo/a si chiama "Storm" (trad. Tempesta), nome che gli/le si può adattare comunque a seconda delle sue "scelte".
Insomma, al momento è come se fosse nato/a senza sesso,
eppure di fatto così non è:
gli/le è stato solo culturalmente rimosso/a il sesso o il genere
per non dare adito ai "pregiudizi di genere".

Quando l'ideologia può più della realtà.

La notizia è qui, e credo ogni commento sia superfluo.



L'altro fatto si svolge in Germania, ed è complesso giuridicamente.
Un uomo, il Prof. Klaus Schroeder, (52), dona lo sperma (abitudine molto diffusa in alcuni paesi, quelli dove si dice "in Europa invece", pratica che si effettua con leggerezza perchè così "ci" hanno educato) per dare un figlio a una coppia di donne omosessuali, un'insegnante e un'infermiera, ma differentemente dagli accordi si trova oggi a doverlo mantenere come figlio suo e pagargli gli alimenti.
Il prof. Klaus racconta la sua vicenda a Der Spiegel: anni fa quando incontrò la coppia di signore mise in chiaro che la donazione di seme nel 2006 non avrebbe comportato per lui alcun esborso, e ci fu un accordo.

Di solito è così, anche nel caso delle banche del seme:
si può donare il seme, e (finora) uno non sarà responsabile economicamente del nascituro nella famiglia/situazione in cui nascerà.
All'epoca il professore non aveva figli, oggi invece ha anche due bambine sue.
Dopo la nascita del bambino delle due signore, David,
comunque il prof. aveva di sua volontà sostenuto alcune sue spese, come quelle per il battesimo,
poi ha frequentato il bambino, e si è affezionato a lui.



A un certo punto, le due signore han trovato opportuno di chiedere gli alimenti tout court per il loro bambino al professore-papà in prestito, cosa che l'uomo non ha intenzione di concedere data la procedura consueta della donazione del seme e gli accordi.
Ma il sistema giuridico tedesco mette in un certo senso al primo posto la posizione del bambino, senza distinzione alcuna riguardo al fatto di come sia stato concepito,
quindi obbligherebbe il prof. a versare la somma di euro 270 mensili (quota destinata a crescere negli anni successivi) fino alla maggiore età del piccolo.
Per la Costituzione tedesca infatti ogni figlio ha diritto di sapere chi è il padre, anche se fosse un donatore anonimo proveniente da una banca del seme.
La mamma-insegnante che ha richiesto gli alimenti, dice che in principio voleva crescere il piccolo con l'altra mamma-infermiera, e così tuttora. Strinsero l'accordo originario col prof. Schroeder nel timore che avanzasse diritti sul bimbo, e lo sottraesse alle due.
Ora però che il prof. Schroeder ha due bambine sue, la mamma-insegnante di David afferma che forse il prof . Schroeder ha perso interesse nel piccolo. Insomma adesso che le due donne hanno un figlio tutto loro, è ora per il 'padre in prestito' anche di pagare.
Del resto, il frutto di una donazione di seme, per un verso non sarebbe realmente figlio suo, anche se biologicamente lo è. Fatto sta che assaggiata la vita in zona euro, la mamma-insegnante pur continuando a vivere con l'amante mamma-infermiera e lavorando, e pur tenendo per sè il piccolo, han deciso che adesso può far comodo l'intervento economico del prof. Schroeder e hanno provveduto con la richiesta di alimenti.
In definitiva prima l'uomo serve solo come seme esterno per avere un bambino, e poi che si togliesse di torno, e il bimbo non sarà mai suo.
Poi l'uomo ri-serve per dare alimenti che non doveva, e il bimbo è suo e lo deve mantenere, ma anche in fondo non sarà mai suo.


Intanto, da dicembre il prof. Schroeder non può più vedere il piccolo, non ha chance di vincere la causa, e afferma di sentirsi preso in giro.
In teoria, ogni donatore di seme anche presso le banche del seme, potrebbe allora esser richiamato a mantenere per una ventina d'anni il/i frutto/i solitario/i dei suoi lombi:
in questo caso, le banche del seme che ci hanno convinto che il seme è solo seme senza implicazioni, diverrebbero un modo per fare avere figli in maniera deresponsabilizzata a chi non ne ha o non ne può avere biologicamente o per il tipo di coppia scelta, ma in un secondo tempo il seme 'espropriato' 'ritornerebbe' anche culturalmente non una cosa casuale ma davvero viva e generativa, e riprenderebbe a coinvolgere eticamente ed anche economicamente il padre in prestito, anche se la famiglia più o meno arcobaleno in cui è nata la creatura non ha alcun problema economico.
La legge tedesca propone: se le due donne si sposassero e adottassero il bimbo, ecco in quel caso il 'padre di favore' non dovrebbe mantenere il bambino.

Diversamente, il prof. Schroeder potrebbe essere il primo 'padre di favore' costretto a pagare gli alimenti al figlio nato da una donazione di seme, senza che si possa dire al 100% suo figlio.



Josh


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martedì 24 maggio 2011

Il mio canto libero

Il mio precedente post sulla Libertà di opinione in relazione alla legge che vorrebbero approvare contro la cosiddetta “omofobia”, ha suscitato una serie di reazioni e un impennarsi dell’indice di visitatori del blog.
Poiché non ho voglia di aprire un dibattito con scambi di commenti che spesso sono letti solo da chi li scrive, con il presente post raccolgo alcuni di spunti da sviluppare.
Perché non costituire una associazione che contrasti la propaganda favorevole all’omosessualità ?
Sarebbe una scelta di civiltà, ma anche un un impegno dispendioso in termini di tempo.
Ricordiamoci sempre che se si intraprende una attività, qualunque essa sia, bisogna dedicarvisi con impegno perchè raggiunga il suo scopo.
Mi rendo perfettamente conto – ma parlo esclusivamente per me – che è molto più facile e sbrigativo scrivere due righe al mese in un blog, ma ampliare questo impegno significherebbe abbandonarne altri.
In ogni caso, come per tutte le cause meritorie, se qualcuno deciderà di passare dalla fase della enunciazione di teorie ed opinioni, a quella di un impegno civile sul territorio, potrà contare sul mio contributo.
La Libertà di opinione è fondamentale in ogni società.
La Libertà di opinione è basilare per la nostra Civiltà.

Con la sua obbligatoria conseguenza che debba essere garantita anche la diffusione delle idee.
Di qualunque idea, non solo di quelle che ottengono la benedizione di una maggioranza o di un sinedrio autoreferenziale o di potenti lobbies.
Il discrimine non può che essere l’azione e, più precisamente, il tipo di azione.
Perché se io voglio dare pratica attuazione ad una mia idea, posso farlo legittimamente o illegittimamente.
Ho letto commenti che parlano di “discriminazione” nei confronti degli omosessuali e proprio questa presunta “discriminazione” sarebbe oggetto dei rigori punitivi della legge.
E’ discriminazione se io, possessore di un appartamento, decido di non locarlo ad un omosessuale ?
Sono convinto che i fautori della legge liberticida direbbero che sì, lo è e che dovrei essere punito, in pratica obbligandomi a concedere in locazione una mia proprietà a chi pare loro.
La mia libertà di sottoscrivere contratti con persona che corrisponda alla mia fiducia verrebbe irrimediabilmente lesa.
In pratica per impedire una presunta “discriminazione” verrebbe attuata una coazione che annullerebbe la mia libertà di disporre dei miei beni a favore di chi liberamente scelgo.
Diverso, invece, se pensassi dimettere in pratica le mie idee girando di notte per la città, come un novello Giustiziere alla Charles Bronson, a caccia di omosessuali.
Lì sarebbe giusta la punizione, ma non perché picchio un omosessuale, bensì perché agisco in modo violento, provocando lesioni al prossimo.
Che sia un omosessuale non può essere considerata una aggravante
per una punizione che dovrei meritatamente scontare per intero, indipendentemente dalla natura del soggetto colpito.
Divertente infine un commento che mi invita ad andare in Iran, senza che il suo autore capisca che sono molto più simili e compatibili ai talebani dell’islam i sostenitori della legge contro i cosiddetti “omofobi”, di quanto non lo siamo noi contrari.
Infatti sia i fondamentalisti musulmani che i fautori della legge contro la presunta “omofobia” intendono punire con un profilo penale un comportamento o una idea.
Da parte nostra, invece, non c’è alcuna invocazione ad un provvedimento penale, bensì un invito alla riflessione per chi volesse iniziare un percorso di superamento della condizione omosessuale o, alla peggio, l’opposizione acchè comportamenti del genere beneficino di leggi di privilegio invece di rimanere strettamente nell’ambito del privato.


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mercoledì 18 maggio 2011

Libertà è (esprimere) una opinione

Ho letto che ieri sarebbe stata la giornata mondiale contro l’omofobia, il nuovo babau degli ayatollah del politicamente corretto.
Naturalmente per costoro l’omofobia è sostenere che l’omosessualità sia un male.
In sostanza i talebani del politicamente corretto vogliono imporre il pensiero unico (il loro) e impedire la libera espressione delle idee e delle opinioni (altrui).
Per fare ciò hanno pensato di sostenere una nuova legge, tra le tante inutili che appesantiscono il nostro ordinamento, che sanzioni chi si rendesse colpevole di quell’orrendo nuovo “reato” (di opinione !) che sarebbe l’omofobia secondo la loro accezione del termine.
Naturalmente in realtà si tratterebbe di perseguitare chi esprimesse delle idee non omo...logate, perchè violenze e aggressioni trovano già piena previsione nelle leggi esistenti che sono dirette a tutti, come è giusto che sia.
Ma gli omosessuali vogliono una tutela particolare, vogliono un privilegio, forse per meglio marcare la loro “diversità”.
Così ottengono ascolto e leggo che Napolitano dice che ostentare (sì, usa proprio quel verbo !!!) l’omofobia non dovrebbe aver cittadinanza in una socialdemocrazia.
Socialdemocrazia ?
Io credevo che l’Italia fosse una democrazia liberale dove ogni opinione avesse piena cittadinanza !
Ad onor del vero ho anche letto in altro quotidiano che Napolitano non avrebbe parlato di “socialdemocrazia”ma di “democrazia adulta” che fa il paio con i “cattolici adulti” di Prodi, ma non cambierebbe la sostanza della questione.
Siamo arrivati al punto che ad “ostentare” non sono più gli omosessuali nelle loro squallide esibizioni pubbliche, ma chi esprime il disgusto per la loro pratica sessuale.
A ruota arriva Mara Carfagna, che ritiene, tra i tanti problemi italiani a cominciare dalla spazzatura della sua Napoli, improcrastinabile una legge contro l’omofobia e si inalbera se Pdl, Lega e Udc respingono la proposta del pci/pds/ds/pd.
Sia chiaro.
Io rivendico il diritto a pensarla come voglio e ad esprimere liberamente le mie idee.
Chiunque proponga o faccia passare una legge liberticida che mi imponga di tacere le mie idee (ma non potrà mai farmele cambiare) pena sanzioni, non otterrà mai più il mio voto.
Invito quindi il Ministro Carfagna a fare il ministro di Centro Destra occupandosi di questioni serie, lasciando ai comunisti il sostegno a simili sciocchezze.
E invito Berlusconi e i suoi consiglieri a non stupirsi se, a fronte di certe esternazioni in linea con la politica abituale della sinistra, gli elettori del Centro Destra invece di votarli si astengono, visto che se mai e poi mai voteremmo per la sinistra, non vogliamo neppure votare chi prende i nostri voti per realizzare leggi di sinistra.




Pubblicato anche in BlacKnights





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mercoledì 20 aprile 2011

Ridicolmente corretti

Nel Il Resto del Carlino di martedì 20 è stata riportata una gustosa storiella, vera, che ha una bella morale.
La domenica precedente hanno giocato le giovanili di Bologna e Parma.
Ad un certo punto un calciatore del Bologna è finito dolorante a terra, ma il Parma continuava a giocare.
L’allenatore del Bologna si alza dalla panchina e urla ripetutamente all’indirizzo del giocatore del Parma che aveva la palla: buttala fuori, Finocchio ! Finocchio, buttala fuori !
L’arbitro espelle l’allenatore senza voler sentire ragioni, perchè non tollerava “insulti omofobi”.
Solo al termine della partita riescono a spiegargli che Finocchio era il cognome del calciatore e non un epiteto rivoltogli dall’incolpevole allenatore rossoblu.
Qual’è la morale ?
Siamo arrivati un punto in cui il “politicamente corretto” avvelena la nostra vita, facendoci oltrepassare ogni limite del ridicolo.
Torniamo indietro, se e finchè siamo ancora in tempo e riprendiamoci la libertà di parlare senza censure.



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giovedì 7 aprile 2011

Dal Cardinale Biffi al Professor De Mattei

Roberto De Mattei è il Vice Presidente del Cnr.

E’ un cattolico osservante, quindi non “adulto secondo la teologia prodiana.

Ha rilasciato dichiarazioni che non hanno mancato di suscitare reazioni isteriche.

Ma cosa ha detto di tanto scorretto ?

Ha detto che Roma è caduta per l’indebolimento dei costumi causati dalla presenza di omosessuali.

E ne ha tratto un insegnamento per i tempi presenti.

Avrebbe aggiunto che "Oggi viviamo in un'epoca in cui i peggiori vizi vengono iscritti nelle leggi come diritti umani. Ogni male deve avere il suo castigo, nel tempo o nell'eternità ... Si vuole approvare la pillola abortiva, una barbarie, il testamento biologico e l'istituzione di quella cosa campata in aria che è il reato di omofobia ... la pacifica integrazione di decine di migliaia di musulmani è un'utopia: oggi in Libano, Bosnia e Kosovo i cristiani sono in inferiorità politica, psicologica e culturale".

Sono insorte ogni genere di associazioni, chiedendone le dimissioni dal Cnr perchè “indegno”.

A me sembra che indegno sia voler punire una persona per le idee che esprime.

E’ la rappresentazione di quanto sia malata la società odierna che pretenderebbe di inquadrare tutti entro canoni prestabiliti.

Un po’ come faceva la Chiesa qualche centinaio di anni fa e questa la dice lunga sul livello di civiltà dei nuovi oscurantisti, censori nel nome del ”politicamente corretto”.

Un politicamente corretto che sembra perdere colpi (il professor De Mattei dopo il Cardinale Biffi e mettiamoci pure la proposta di legge per l'abrogazione della XII disposizione transitoria della costituzione del 1948) e che si salva solo quando impone il bavaglio alle idee e alla libertà di opinione.

Sul Professor De Mattei ha scritto molto meglio di me Marcello Veneziani .

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martedì 5 aprile 2011

I cattolici e l'omosessualità

Nel settembre del 2000 il Cardinale Giacomo Biffi, allora Arcivescovo di Bologna, con un articolato e motivato intervento, sollevò il problema della immigrazione e della tipologia della stessa.

Il Cardinale, in sostanza, denunciò la facilità con la quale si concedevano permessi di soggiorno a persone provenienti da paesi lontani non solo geograficamente, ma soprattutto culturalmente e socialmente.

La proposta era di accogliere quelle persone che, per mentalità, cultura, religione, potessero e volessero integrarsi.

Le parole del Cardinale furono profetiche e mantengono tuttora una loro assoluta validità.

Leggo sulla stampa di un altro intervento del Cardinale Biffi che non mancherà di suscitare polemiche.

A quanti, nel mondo cattolico, mostrano segni di sbandamento sulla questione dell’omosessualità, il Cardinale ricorda la Lettera di S. Paolo ai Romani , da molto tempo singolarmente e colpevolmente ignorata, ma che non ha bisogno di commenti.

La condanna dell'omosessualità è inequivocabile e con parole che, oggi, cadrebbero in alcuni stati sotto la mannaia delle leggi repressive della libertà di opinione che vengono contrabbandate come leggi contro una presunta "omofobia".

Peccato ascoltare così raramente, parole così chiare.


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giovedì 10 febbraio 2011

Una ragione in più per votare La Destra !

Niente gay nel partito. L’assessore della Regione Lazio Teodoro Buontempo assicura di non voler discriminare nessuno, ma ci tiene a "preservare" l'immagine dura e pura della Destra. "Perché iscrivendo dei gay al partito - spiega a KlausCondicio - daremmo un cattivo esempio all’immaginario collettivo, di una condivisione di valori che nel nostro dna non abbiamo". Durante una intervista al programma di approfondimento di Klaus Davi, Buontempo mette dei paletti alle iscrizioni al partito. "Intendiamoci - spiega l'assessore regionale - incontrerei questa persona e gli spiegherei perché sarebbe sbagliata una simile scelta e che un partito deve avere le sue colonne d’Ercole. Altrimenti non sarebbe un partito, ma un contenitore vuoto come tanti ce ne sono oggi". "Gli spiegherei che siamo contrarissimi ai matrimoni omosex e ancor di più alle adozioni, quindi gli direi che non sarebbe opportuno - continua Buontempo - inutile essere ipocrita per avere qualche voto in più. Detto questo, difenderei un gay e mi batterei perchè venga rispettato". Alla domanda di Klaus Davi: "E se scoprite che una persona già iscritta è gay?", l’esponente della Destra risponde: "In tutte le buone famiglie ci sono le pecore nere, ma non lo espelleremmo assolutamente, a patto che non cerchi di mettere nei programmi del partito le unioni o le adozioni gay. In quel caso sarebbe incompatibile".


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venerdì 7 gennaio 2011

Il pudore della corte costituzionale

Nonostante un clima che spinge verso una completa deriva morale, la corte costituzionale ha, nuovamente, avuto il pudore di non avallare le ardite tesi di chi ha sollevato la questione di costituzionalità delle norme che non riconoscono il matrimonio se non per due persone di sesso opposto.
Devo ammettere di esserne (positivamente) meravigliato e la sentenza resa nota due giorni fa, apre prospettive positive per il futuro della Famiglia che è uno dei Valori fondanti di qualsiasi società civile.
La pronuncia della corte costituzionale è tanto più importante, quanto più conferma non solo la piena legittimità giuridica (su quella morale non v’è alcun dubbio) delle norme del codice civile che indicano il matrimonio come un contratto tra un uomo e una donna, ma anche l’interpretazione della stessa norma costituzionale in senso favorevole a chi sostiene la necessità di un uomo e di una donna quali parti essenziali del matrimonio.
Possiamo dire che se persino una corte costituzionale solitamente troppo attenta al “politicamente corretto”, conferma l’impostazione tradizionale, allora la speranza che si esca da questo periodo di deriva limitando i danni può essere fondata.


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