sabato 1 giugno 2013

Dalla parte di un padre

Alcuni giorni fa un ragazzino di sedici anni ha tentato il suicidio, lanciandosi dalla finestra, ma riuscendo solo a rompersi le gambe.
I giornalisti pavloviani hanno strombazzato ai quattro venti che tale tentativo di suicidio era frutto del dileggio subito a scuola in quanto omosessuale.
E via con il dare fiato ai tromboni del politicamente corretto e della lotta alla "omofobia".
Si è poi saputo che a scuola nessuno vessava il ragazzino, anche perchè nessuno conosceva la sua condizione e che  il suicidio era stato tentato per reazione ai tentativi del padre di modificare le sue tendenze.
I giornalisti pavloviani hanno così ottenuto il risultato di informare tutti gli studenti della scuola che il ragazzino era omosessuale.
Ma sono anche riusciti a trovare un povero Cristo da crocifiggere: il padre.
Avendo la fortuna di non trovarmi nelle condizioni di gestire un figlio omosessuale, posso solo cercare di immaginare la sofferenza di un padre che viene a conoscenza delle tendenze del figlio.
Posso immaginare che cercherei, anche io, di aiutarlo ad uscirne, con il bastone e con la carota.
Posso intuire che, da solo, non ci riuscirei.
Ed ancor meno ci riuscirei quando tutti messaggi nella stampa, nella televisione, nel cinema, nella politica, cercano di condurre a normalità ciò che normale non può essere.
Insomma, sarei solo.
E questo è il grave errore che, da quando sotto le pressioni della lobby omosessuale, l'omosessualità non è più annoverata tra le malattie, viene compiuto.
Da allora, tranne private ed encomiabili eccezioni come quella del prof. Nicolosi, non viene più affrontata l'omosessualità per curarla, bensì per farla "accettare" in primis allo stesso soggetto che ne è vittima.
I genitori vengono quindi lasciati soli ad affrontare l'emergenza, senza indicazioni se non quelle di "accettare" la presunta natura dei figli.
I genitori che non ci stanno a piegarsi alla massificazione del messaggio globale, avanzano per tentativi e, senza esperienza, senza conoscenza, senza strumenti, a volte eccedono nel loro rigore o nella loro tolleranza e si sentono frustrati nel loro tentativo non vendendone i risultati sperati.
Se, invece, si rivedesse la "teoria dell'accettazione" affrontando l'omosessualità con le dovute ricerche per cercare di riportare la tendenza del soggetto nell'alveo del suo sesso di nascita, allora anche i genitori, assistiti ed informati, eviterebbero di sbagliare per troppo amore e i casi come quello del ragazzino di Roma non accadrebbero più

Entra ne

7 commenti:

gianni ha detto...

A me sinceramente non interessa se l'omosessualità sia normale o diversa. Ciò che conta non è l'etichetta, ma il rispetto della persona. Se l'omosessuale vive bene la propria condizione e/o scelta, i genitori devono aiutare ad accettarsi così com'è, se la vuole cambiare, invece, devono aiutarlo in quel senso. Ciò che conta è che la società e la famiglia si curino del bene dell'individuo, lasciando da parte pregiudizi, pretese moralistiche, ideologie o cinici egoismi sui figli. Non vedo perché anormale dovrebbe essere considerato sinonimo di fenomeno da reprimere, se è vero che abbiamo tutti la stessa dignità.

Massimo ha detto...

Il perchè lo scrive Lei stesso. Se è anormale non deve essere "represso", ma curato sì ed è un dovere specifico dei genitori.

gianni ha detto...

Quello che non è chiaro è perché una persona che, per scelta e/o condizion personale, gode della propria tendenza, dovrebbe essere indotto a rimuoverla. Tanto più per mano di un genitore, che è il custode del benessere INDIVIDUALE del singolo e difensore dello stesso contro le pretese di subordinare la persona agli interessi sociali.

gianni ha detto...

Quello che non capisco è perché una persona che sta bene nella propria omosessualità, non dovrebbe essere rispettato e/o difeso nella sua scelta di vivere normalmente questa tendenza. Per normalmente, si intende, ovviamente, secondo gli stessi limiti imposti alle coppie eterosessuali, come, peraltro, il nostro diritto positivo, fondato sull'uguaglianza, riconosce.

Massimo ha detto...

Perchè allora non legittimare, ad esempio e tra tanti, incesto e pedofilia ? In fondo anche loro seguono e stanno bene con le loro tendenze e, anzi, a noi costerebbe molto meno che non riconoscere, con il "matrimonio" omosessuale, assistenza sanitaria e reversibilità della pensione.

gianni ha detto...

Del matrimonio omosessuale non ho parlato, ma soltanto della libertà. Ma il concetto che volevo esprimere era un altro. La pedofilia non viene vietata per il bene del pedofilo, ma del bambino violentato. Nel caso dell'omosessualità, invece, si insinuava che l'omosessualità andasse estirpata per il bene dell'omosessuale stesso. E ciò è chiaramente falso, quando l'omosessuale sta bene con sé stesso. Tuitt'al più, in quel caso, si intende reprimere l'omosessuale per tutelare altri valori. Ma questo è un altro discorso.
Ciò che intendevo rilevare è che se un genitore persegue, quale fine ultimo ed esclusivo, il bene del figlio, deve rispettarlo e tutelarlo, sia che decida di cambiare il proprio orientamento, sia che intenda rafforzarlo od acquisirlo.
Da ultimo, rilevo (ma si tratta soltanto di una constatazione), che, nel caso dell'orientamento sessuale (E solo in quello), si confonde l'etica con la salute psichiatrica, paventando che chi è normale dal punto di vista clinico sia un pericolo per la collettività. In ogni altro ambito, invece, avviene il contrario, cioé l'anormale viene tutelato dal gruppo in quanto soggetto debole: ad esempio, il timodo (deviato psichiatricamente) non viene certamente discriminato, ma protetto.
Non intendo entrare nei giudizi di valore, ma arrestarmi alle pure constatazioni logiche.

Massimo ha detto...

Il matrimonio è un esempio del danno economico e sociale dell'omosessualità elevata a dignità di legge. Si è partiti da un sedicenne, quindi da un minorenne, che il padre ha cercato di aiutare. Per il suo bene. Non mi pare che gli omosessuali vivano bene la loro condizione, a parte la propaganda, vista l'isteria che circonda ogni loro attività, pretesa e manifestazione, segno inequivocabile delle turbe del loro stato. Quindi è per il loro bene che, invece di "accettare" sarebbe necessario studiare e curare. Per il bene loro e di chi è loro vicino, come i genitori, ripeto, troppo spesso abbandonati senza alcuna indicazione operativa. La Libertà non significa anarchia o licenza. E l'omosessualità non è affatto espressione di libertà, bensì di problemi da risolvere.