domenica 22 settembre 2013

Finchè le opinioni non sono ancora reato

Il vescovo di Roma ha rilasciato una intervista a Civiltà Cattolica, nella quale ha espresso, tra l’altro, l’idea che la chiesa debba comprendere, perdonare, divorzisti, chi ha praticato aborto e omosessuali.
Questa uscita è stata interpretata come una rivoluzione, ma chi riflette sulle parole e non sugli slogan sa che, come il mio amico Starsandbars ha ripetutamente scritto, da sempre la chiesa non condanna il peccatore, ma il peccato.
Da agnostico ho un’altra prospettiva, non il peccato e il peccatore, ma il Male e il Bene per la nostra comunità e nessuno può contestare che la deriva morale della nostra società sia iniziata con l’introduzione del divorzio.
Sono poi seguiti tutti i pessimi esempi che ci vengono propinati come pettegolezzi quotidiani e modaioli su attricette (o aspiranti tali) che si prendono e poi si lasciano (in una orgia di voyeurismo e di autocompiacimento senza alcun rispetto per la dignità propria, prima ancora che altrui) con altri attorucoli (o aspiranti tali) calciatori e posano in autoscatto immagini che nulla lasciano all’immaginazione e che, per tale motivo, nulla hanno di fascinoso.
Il divorzio, dunque, come grimaldello contro il nucleo di base di ogni società civile e stabile: la Famiglia.
Non credo che i miei genitori, i genitori dei miei coetanei, avessero meno problemi di quelli di oggi, però non rinunciavano a combattere per tenere unita la loro famiglia.
Vero che mancava una legislazione sul divorzio, ma è anche vero che la scappatoia del divorzio rende più instabile qualsiasi unione, perché fornisce un comodo alibi e una via di fuga dalle responsabilità.
E come possono crescere i figli che hanno un tale esempio ?
Come si può pensare che vogliano, in futuro, lottare per una vera unione (che non è il semplice stimolo e rapporto sessuale) se hanno come esempio la fuga del divorzio ?
Poi venne l’aborto, millantato inizialmente come una necessità, ma già allora, dalla chiassosa minoranza delle femministe, definito un “diritto”.
E’ aberrante oggi sentire parlare di “conquista” .
Ma quale conquista è sopprimere una vita in formazione ?
E’ una tragedia !
A volte con una atroce scelta tra la vita del nascituro e quella della madre, ma mai una “conquista”.
Venendo alla terza gamba della “rivoluzione” dell’intervista rilasciata dal vescovi di Roma, vorrei dire che ho maggiormente apprezzato il quasi contemporaneo giudizio di Vladimir Putin sulle condanne contro Berlusconi: se fosse stato omosessuale, se invece di circondarsi di donne si fosse circondato di omosessuali, nessuno lo avrebbe condannato.
Verità assoluta e tragica.
La moda, indotta da quegli stessi “esempi” che ho citato a proposito del divorzio, proietta una immagine positiva dell’omosessualità e si cerca di introdurre, a forza, l’obbligo di considerarla un qualcosa di positivo e, cosa ancora più grave, la sanzione per chi dovesse esprimere opinione contraria a tale pratica.
Finchè ancora è possibile esprimere opinioni libere senza che siano reato (e non chiamandomi Berlusconi confido che non mi si applichi alcuna retroattività di una futura legge penale, come è sancito in tutto il diritto degli stati civili) vorrei evidenziare quanto la pratica omosessuale ispiri disgusto, quanto lo siano le scene omosessuali (come quella tra i due cardinali nello sceneggiato “I Borgia” che ho ovviamente smesso di guardare), quanto sia traviante il messaggio che viene così veicolato.
Non un qualcosa che deve vederci in aiuto di chi la pratica, perché ne possa uscire, bensì un compiacimento per quanto le persone possano abbruttirsi, svilendo e offendendo quella bellissima ed evocativa parola che è “amore”.





Entra ne

Nessun commento: